Taranto non è solo Ilva. Ma sembra lo sappiano in pochi. E sul ‘grande Salento’…

 

pubblicato il 02 Luglio 2018, 09:28
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Bella e dannata: quante volte l’abbiamo scritto e ripetuto? Questa è Taranto, questo par essere il suo destino. Per quanto ci mettiamo l’anima a volerne cambiare la storia, c’è poco da fare: Taranto si scontra con le sue contraddizioni. Proprio come i suoi tramonti straordinari spesso inquinati dai veleni di un’industria che parecchio ha dato ma molto, moltissimo di più ha preso.
Sì, Taranto è il simbolo di scelte sbagliate – nei decenni per non dire secoli – ma apparentemente/momentaneamente giuste. Che, forse, solo oggi fanno i conti con la realtà: troppi sfregi, troppi danni, troppe vittime per giustificare stipendi e falso benessere. Quindi, un bilancio negativo che riequilibrare è diventato maledettante complicato. Qui non ci sono debiti fuori bilancio da approvare: per quanto siamo ormai considerati numeri (esuberi, licenziamenti, liste d’attesa, disoccupati, inoccupati, cassintegrati, precari, vittime del dovere, vittime dell’inquinamento…), non basta sistemare qualche cifra per pareggiare i conti.
In ogni caso, questa è una di quelle fasi storiche in cui scegliere può determinare il futuro, se non definitivamente, di una città che – nonostante le contraddizioni anche morali – tenta di venir fuori dalla trappola della retorica salute-ambiente-lavoro la cui coniugazione tanto urlata dai più non s’è mai capito come risolvere. Troppe parole, pochissimi fatti e non sembra, al momento, che il cosiddetto ‘governo del cambiamento’ abbia la soluzione. Anzi, ci meraviglia quanto tempo si possa perdere ancora dietro alla vicenda Ilva: possibile che chi oggi governa il Paese prima del 3 marzo non conoscesse le carte tanto da chiedere tempo e fiducia per studiarle solo ora? O al massimo: se si aveva prima una visione chiara del problema, perchè mai ora si chiede ancora tempo? Vabbè, lasciamo perdere e attendiamo con fiducia…
Quel che ci preoccupa, però, è che si stia sorvolando su aspetti invece strategici per la città. E parliamo del futuro del porto, dello stesso aeroporto, della Città vecchia, di una sanità migliore, dell’economia del mare, se davvero crediamo a un sviluppo alternativo e differente dalla vocazione industriale fin troppo sbandierata dai profittatori di professione. Di grazia: sono spariti dall’agenda del governo, quindi cari solo ai tarantini, oppure siamo noi (ma non solo noi) tanto creduloni da sperare che prima o poi cambi qualcosa?
Quali sono gli impulsi che, per esempio, il ‘governo del cambiamento’ vorrà imprimere affinchè giungano risposte da queste parti? Perchè la vicenda Ilva non può catalizzare gli interessi per una città che ha bisogno di ben altro. L’Ilva, per quanto importante sia la questione, non è la soluzione di tutti i guasti: credete che affidandola ai privati d’incanto questa città rifiorisca? L’Ilva in amministrazione straordinaria, che ha provato a ripercorrere strade battute dai Riva (il biomonitoraggio sui dipendenti senza validazione scientifica di terzi superpartes ne è la riprova), ha allungato i tempi del passaggio di consegne e soprattutto acuito le tensioni: è questo che va accettato ancora? E’ possibile che da anni nessuno – neppure gli ex governi che ora blaterano ma farebbero bene a star zitti – abbia davvero il coraggio di prendere il toro per le corna? E tutto questo sulla pelle di chi, se non dei tarantini che sono costretti a subìre diatribe, polemiche, ricorsi giudiziari, tweet, post, accuse e controaccuse, comunicati stampa senza mai avere per davvero un barlume di speranza?
E ci preoccupano i ritardi delle Istituzioni territoriali, alle prese con guerre personali (Regione-Comune, Regione-Commissario alle bonifiche, Comune-maggioranza), il ritorno alle lettere inviate ai ministri, i tanti annunci e i pochi fatti in termini di qualità della vita. Già, è come un film visto più volte. Preoccupante. Anzi, inquietante. Perchè per quanto questa terra spesso sia nemica di se stessa, non merita d’esser bistrattata ancora una volta.

p.s.: torna pure l’idea del ‘grande Salento’, rilanciata dal sindaco di Lecce, Salvemini, e accolta con favore da quello di Brindisi, Rossi. Il sindaco Melucci parla di collaborazione, senza etichette, e fin qui ci siamo: mettere in rete i territori senza fini secondari (come troppo spesso la storia ci insegna), può star bene. Ma non andiamo oltre. Permettete? Proprio la storia ci dice di avere poca, pochissima fiducia…

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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