Bagnasco: “Il lavoro deve venire prima di tutto”. La risposta: “Cardinale, venga a Taranto a dirlo”

 

pubblicato il 12 giugno 2018, 12:56
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L’alto prelato lo ha dichiarato in una iniziativa ieri a Genova. Pronta la replica dei relatori del Piano Taranto: “Lo dica ai nostri malati di tumore, o agli orfani di operai morti su impianti sotto sequestro”

Da Il Secolo XIX di ieri: “Garantire un futuro agli stabilimenti Ilva in Italia, a partire da quello di Cornigliano. «Sul futuro di quest’azienda – dice Bagnasco – c’è preoccupazione ma credo che si possa e si debba trovare una soluzione». Il dossier sarà presto sul tavolo del ministro del Lavoro e Sviluppo del governo Conte, Luigi Di Maio. Il 30 giugno scadrà il termine per la cessione dell’Ilva: alla finestra c’è il gruppo Arcelor Mittal. «Il nuovo governo vuole riconvertire l’Ilva? Non credo, penso che stiano valutando cosa fare. Ma il lavoro deve venire prima di tutto», sottolinea il cardinale”.

Affermazioni che non sono sfuggite a tanti a Taranto, e che hanno suscitato molte perplessità. Una delle voci che replicano a tono all’alto prelato è quella dei relatori del Piano Taranto, che specie sulla frase “il lavoro deve venire prima di tutto” chiosano con un pizzico di amarezza e rabbia: “Ad affermarlo non è un sindacalista o un politico ma un uomo di fede: il Cardinal Bagnasco che, non nuovo a questo genere di dichiarazioni, interviene così nella vicenda Ilva, nel pieno rispetto – ci verrebbe da dire – della seconda enciclica di Papa Francesco, “Laudato si'”. Da un uomo di chiesa, in realtà, ci saremmo aspettati parole diverse. Riteniamo queste affermazioni lesive della nostra dignità, arrivano come un pugno nello stomaco a noi che, da decenni, soffriamo la presenza ingombrante e inquinante dell’Ilva”.
“Il Cardinale, con la carità cristiana che lo contraddistingue – proseguono -, dovrebbe venire a Taranto e provare a ripetere queste parole guardando negli occhi i malati di tumore in fila per la chemio; oppure spiegarlo agli orfani degli operai morti, in questi anni, su impianti sotto sequestro; o provare a convincere le famiglie di chi, di tumore, è morto”.
“No, Cardinale, il lavoro non può e non deve venire prima di tutto, la salute e la vita, sì. Perché, dietro il lavoro che Lei difende, c’è tantissima sofferenza e da Lei ci saremmo aspettati parole a sostegno della vita, di rispetto verso il Creato – concludono -. I tarantini portano sulle spalle il peso della Croce del Pil nazionale, del salvataggio delle banche, delle ciminiere che ci vomitano addosso solo malattie e morte. Noi questa Croce non la vogliamo”.

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