IL MONDO OLTRE LE CHERADI – La ‘rivoluzione’ che ha cambiato il mondo dell’energia

 

pubblicato il 10 giugno 2018, 11:43
8 mins

testo di Franco Guarino

La partita di ieri, di oggi e del futuro si chiama energia, possibilmente pulita e competitiva. Il nuovo ordine mondiale si basa sulle risorse energetiche, i paesi industrializzati se non le hanno se le procurano con le buone e con le cattive. Negli ultimi decenni è entrato nel grande gioco lo shale gas e shale oil. Quasi nessuno sa che cosa sono, ma stanno rivoluzionando la geopolitica mondiale. Ormai anche sui quotidiani, economici e non, ogni tanto appaiono articoli sullo “shale gas”. Moltissimi non sanno di che si tratta … e passano oltre; alcuni si soffermano, … ma decidono che non siano interessati; pochi si pongono le domande fondamentali.

Che cosa è
Impropriamente definito come gas di scisto, è gas metano estratto da giacimenti non convenzionali, in argille derivate dalla decomposizione anaerobica di materia organica. Questo gas è intrappolato nella microporosità della roccia. L’argilla è scarsamente permeabile, ragion per cui questi giacimenti non possono essere messi in produzione spontanea, come avviene per quelli convenzionali, ma necessitano di trattamenti particolari in prossimità dei pozzi di produzione.Giacimenti di questo tipo si trovano solitamente tra i 2000 e i 4000 metri di profondità, pertanto è necessario effettuare dapprima una perforazione verticale per raggiungere lo strato di rocce, e successivamente una perforazione orizzontale seguita da fratturazione idraulica .
Le tecniche messe appunto intorno agli anni più recenti consentono un recupero di gas da questo tipo di giacimento corrispondente a circa il 30% del totale presente nello scisto, contro il 70% di recupero nei giacimenti convenzionali. È dunque necessario perforare un numero molto più consistente di pozzi per ottenere una quantità di gas naturale che permetta l’economicità del progetto produttivo di un campo.Il gas da argille ha attirato notevole interesse economico negli ultimi due decenni soprattutto negli USA, dove la produzione di gas da scisti è passata, nel decennio 2000-2010, da 10 a 140 miliardi di metri cubi, circa il 23 % del fabbisogno di gas naturale annuale del paese.L’aumento della produzione, considerato da alcuni una nuova età dell’oro, ha avvicinato il paese all’indipendenza energetica e fatto crollare i prezzi del metano negli USA (2011) a quasi un quinto di quelli vigenti allora in Europa.Gli USA, da importatori di metano, passano a essere esportatori. Per comprendere come lo scenario geo-economico stia cambiando in conseguenza, si vedano in proposito i dati della tabella, in cui va spiegato che la produzione si riferisce a gas naturale in genere, quindi metano e LNG, ma ancora in minima parte (salvo gli USA) a shale gas:

Principali produttori di gas naturale (espresso in Gm³ nel 2010). NB: 1 Gm³=1.000.000.000 m³

Europa, dopo molti anni di inattività, si era avuto un primo rilancio nel 2009: la maggior parte delle estrazioni erano concentrate in Polonia (le cui riserve, probabilmente erano le maggiori dell’intera Unione). Anche Austria, Francia, Germania, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito dimostravano allora un crescente interesse, ma l’entusiasmo dei paesi europei per il gas da argille è andato scemando rapidamente, principalmente per preoccupazioni legate all’impatto ambientale.
Nello scenario che si va delineando, si possono evidenziare alcuni indiscutibili punti fermi. Il metano proveniente da shale gas si presenta come fonte energetica molto importante per rispondere ai fabbisogni del pianeta nei prossimi decenni. I tradizionali fornitori di energia (OPEC) subiranno, in questo scenario, un impatto significativo sulla competitività dei prezzi del petrolio. Alcuni paesi (abbiamo citato USA, Cina, India, Australia, ma non saranno i soli) vedranno un sensibile impatto positivo sulle loro economie. L’Europa non è della partita. Per quanto riguarda il petrolio, l’estrazione è un processo industriale per la produzione non convenzionale.

Questo processo converte il cherogeno nello scisto bituminoso in olio di scisto mediante pirolisi, idrogenazione o dissoluzione termica. L’olio di scisto risultante viene utilizzato come olio combustibile o aggiornato per soddisfare le specifiche delle materie prime di raffinazione aggiungendo idrogeno e rimuovendo le impurità di zolfo e azoto
L’estrazione di olio di scisto viene di solito eseguita in superficie (lavorazione ex situ) e quindi trattandolo in impianti di lavorazione. Altre tecnologie moderne eseguono la lavorazione sotterranea (in loco o in situ ) applicando calore ed estraendo l’olio attraverso pozzi petroliferi. All’inizio del XXI secolo hanno portato a un rinnovato interesse, accompagnato dallo sviluppo e dal collaudo di nuove tecnologie.
A partire dal 2010, importanti industrie estrattive di lunga data stanno operando in Estonia,  Brasile e Cina. La sua redditività economica di solito richiede una mancanza di petrolio greggio disponibile localmente. Anche le questioni nazionali di sicurezza energetica hanno avuto un ruolo nel suo sviluppo. I critici dell’estrazione di olio di scisto pongono domande sui problemi di gestione ambientale, come lo smaltimento dei rifiuti, l’uso estensivo dell’acqua, la gestione delle acque reflue e l’inquinamento atmosferico.
Oggi la produzione americana di petrolio tocca i 10,5 milioni di barili al giorno, 11 milioni per fine anno, superando Arabia Saudita e Russia, mentre il futuro politico commerciale di Venezuela e Iran, presenta incertezze. Il prezzo attuale del petrolio BRENT, e già sopra gli 80 dollari. In questo scenario energetico si pone il problema dei trasporti, tubazioni e navi, dove si stanno facendo sofisticate battaglie geo politiche per le vie di transito terrestre e marittime, sopratutto tra USA, Russia e Cina. Per esempio il gasdotto in costruzione “Nord stream 2” che porterà il gas russo in Germania, aggirando l’Ucraina e passando sotto il Mar Baltico: gli Usa non vogliono che la UE sia molto dipendente dal gas russo.
L’altra faccia della medaglia è la volontà di usare grandi navi gasiere per vendere alla UE gas liquido. In futuro la UE si troverà ad avere importazione dalla Russia da nord e attraverso Turchia e Adriatico, ambientalisti permettendo, mentre gli Stati Uniti esporteranno con grandi navi gasiere. In questo contesto la Germania ha preso le precauzioni per il futuro, importando senza discriminazioni, compresi Stati Uniti e Russia, questo le consentirà di mantenere buoni standard.
Il futuro energetico si gioca su tavoli lontani, legalmente o barando, paesi poveri che trovano fortuna con nuove materie prime, come il litio, il coltan, ecc… e noi o staremo a guardare o entremo nel gran gioco.

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Un Commento a: IL MONDO OLTRE LE CHERADI – La ‘rivoluzione’ che ha cambiato il mondo dell’energia

  1. Jox

    giugno 10th, 2018

    L’Italia purtroppo non entrerà da nessuna parte fin quando non si libererà dei troppi (politici sindacalisti e nimby) che vengono finanziati dall’estero appunto per boicottare quella che una volta era la settima potenza industrale del mondo.

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