‘Aperitivo d’Autore’ a Martina con “Il figlio delle rane”

 

pubblicato il 10 Giugno 2018, 07:55
7 mins

Continua il viaggio di Aperitivo d’Autore nella provincia tarantina. Stavolta fa tappa a Martina Franca per un appuntamento che si preannuncia molto interessante. L’evento si terrà martedì 12 giugno in quell’oasi di pace che è la masseria Croce Piccola. Ospiti Giulio Beranek e Marco Pellegrino, autori de “Il figlio delle rane” (Bompiani). Al loro esordio narrativo, i due hanno dato vita a un romanzo di formazione e d’avventura e al tempo stesso hanno salvato dall’oblio un mondo magico e miserabile, duro e fiabesco, quello in cui Beranek è nato e cresciuto. Dialogherà con gli scrittori l’ideatore di Aperitivo d’Autore, Vincenzo Parabita.
Chi arriverà prima delle 20 avrà la possibilità di visitare la masseria. La libreria AmicoLibro è partner dell’evento.
Per partecipare all’evento è obbligatorio prenotare chiamando al numero 380.4385348 oppure scrivendo all’indirizzo email [email protected]

Giulio Beranek, giovane attore italiano di origine pugliese, è discendente da generazioni di professionisti dello spettacolo viaggiante. “Il figlio delle rane” è il suo esordio come scrittore, un libro autobiografico scritto insieme a Marco Pellegrino a cui è legato da una profonda amicizia. Nel romanzo racconta il periodo intenso e singolare della sua infanzia vissuta tra i giostrai pugliesi.
Nei panni di attore esordisce sul grande schermo nel 2008 nel ruolo di Tiziano, protagonista del film “Marpiccolo” diretto da Alessandro di Robilant. Nel 2010 viene selezionato nel cast della pellicola di Giovanni Albanese “Senza arte né parte” e un anno dopo in “L’innocenza di Clara”, un noir diretto da Toni D’Angelo. Dopo aver interpretato il figlio circense nel film di Matteo Garrone “Il racconto dei racconti – Tale of Tales”, lo troviamo nel film “Lasciati andare” e in “Una questione privata” diretto dai fratelli Taviani. Quest’anno, invece, è al cinema nella pellicola “Manuel”, dove ha interpretato Erol, e nella serie televisiva di successo “Il Cacciatore” nel ruolo di Mico Farinella, diretto da Stefano Lodovichi e Davide Marengo. È conosciuto anche al pubblico televisivo per i suoi ruoli nelle fiction “Tutto può succedere”, “Mani dentro la città” e “Distretto di polizia 11”. Tra i suoi progetti cinematografici, anche il cortometraggio “Dachaulied – canzone di Dachau” in cui interpreta Jura e “Nuvola” per la regia di Giulio Mastromauro.

Marco Pellegrino nasce in Piemonte, si laurea a Milano con una tesi sul Cinema di Ermanno Olmi e si trasferisce a Roma per frequentare i corsi di Regia e Sceneggiatura all’Accademia Europea Griffith. Gira i suoi primi cortometraggi tra il 2008 e il 2009 aggiudicandosi il “Premio Libera” al Festival Efebo Corto con un film dal titolo “Come un pesce”. Scrive negli stessi anni la sceneggiatura di “Vita e la città dei morti”, cortometraggio selezionato a David di Dionatello 2009. Lavora parallelamente come assistente alla regia e aiuto casting, collaborando in diverse opere cinematografiche e serie tv italiane di rilievo internazionale, tra le quali “Habemus Papam” di Nanni Moretti, “La Passione” di Carlo Mazzacurati, “To Rome with love” di Woody Allen e “Una questione privata” di Paolo e Vittorio Taviani. Mantiene viva, nel frattempo, la sua passione per la musica dirigendo numerosi videoclip di band e cantautori del panorama indie italiano. Collabora come musicista e cantante nella realizzazione di un disco de I Quartieri, incidendo un brano dal titolo “9002”, inserito nella colonna sonora della serie televisiva “Suburra”. Nel 2017 pubblica un disco dal titolo “Voi siete qui” con il nome d’arte Nonpellegrino, ottenendo il premio come migliore videoclip al festival Seeyousound Piemonte, con il brano “Piramidi”. Nell’aprile dello stesso anno dirige un film di cortometraggio sullo sbarco sulla Luna, dal titolo “Moths to Flame”, con gli attori hollywoodiani David Menkin e David W. Callahan. Attualmente sta girando un docufilm sul mondo dei luna park.

”Tutto può ricominciare perché noi siamo figli del parco.” In un momento drammatico il vecchio patriarca della famiglia Orti Confierith ricorda al nipote che loro appartengono a un popolo speciale, in perenne movimento, capace di scomparire e rinascere, di sopravvivere ai tornado e ai pregiudizi per accendere luci colorate nella notte: sono gli ”esercenti dello spettacolo viaggiante”, i dritti, la gente del luna park.
Ogni volta che la loro carovana si ferma, il vecchio Orti passa ore a disegnare la piantina per i mestieri – le giostre -, e ogni sera verifica le lampadine delle sue attrazioni e ne lucida con amore l’acciaio colorato. È l’arbitro di ogni controversia che sorge nel parco e il mediatore nei confronti delle infinite regole imposte dai contrasti, la ”gente normale” che non conosce la libertà di una vita sempre in viaggio e pensa che chi è nomade sia automaticamente un Rom. In questo universo speciale, dove si parla un gergo che non troverete in nessun dizionario e tutto cambia a seconda del nuovo luogo dove si posteggiano i caravan, si ferma un giorno il giovane cecoslovacco Jirka, che s’innamora perdutamente di Betty e del suo mondo: dalla loro unione nascerà Giulio, primo e unico nipote maschio del vecchio Orti, il corpo esile e l’intelligenza troppo viva anche per gli aerei confini del luna park. Tra la Puglia e la Grecia, la fierezza di una vita fuori dagli schemi e la tentazione della strada più pericolosa, Giulio potrà fidarsi solo del Conte Dracula, del Teschio e della Donna Affogata, che lo aspettano nel Treno Fantasma quando le luci del parco si spengono e comincia la vita vera.

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