La tragedia infinita di Taranto

 

pubblicato il 17 Maggio 2018, 22:36
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E adesso ricomincia la giostra. Indagini, responsabilità da accertare, avvisi di garanzia, consulenti tecnici, magari udienze preliminari e via tutto il resto. Tempo, solo tempo per capire se ci sarà giustizia. Tempo che non servirà, semmai potrà farlo un giorno, a lenire lo strazio di una famiglia che non rivedrà più il suo Angelo. Una moglie che dovrà affrontare un dramma assurdo. Bambini che non riavranno il loro papà.
L’ennesima tragedia. Una come tante in Italia, se è vero che nei primi tre mesi dell’anno le morti sul lavoro sono state oltre 200, come fa sapere l’Inail. Una come tantissime a Taranto, che tra vittime del lavoro e dell’inquinamento s’è perso il conto: un tributo di sangue inaccettabile. E destinato purtroppo a non finire.
L’Ilva, e tutto ciò che ruota attorno ad essa, è il profitto che prevale su tutto. Lo dimostrano i fatti. Con lo Stato che, prima e dopo i Riva, mangia corpi colpevole come lo sono stati gli ormai ex padroni della fabbrica. Corpi dimenticati e consumati da decreti legittimati persino costituzionalmente. Una logica aberrante, fatta di stipendi, complicità, incapacità di svoltare una volta per tutte: “io ti pago, tu lavori come dico io”, è il diktat inattaccabile. Gas diffuso per tenere a bada le ribellioni e calmierare i portafogli.
E le parole di cordoglio gonfiano l’amarezza, se non proprio rabbia ad esser buoni. Perchè questa è una città ancora una volta presa per i fondelli. Anzi, pagata per star buona. Tutte le attenzioni – tradotte in centinaia di milioni per risollevarla – svaniscono nel nulla: voi vedete cantieri in città vecchia, pensate che il Mar Piccolo sia stato bonificato, oppure che le aree da ripulire siano state restituite immacolate, che ci sia stato nuovo sviluppo, oppure ancora create altre occasioni per guardare oltre le ciminiere? No, perchè la morte del giovane Angelo inchioda tutti gli attori protagonisti di questa immane tragedia. La tragedia infinita di Taranto. E chissà se un giorno i responsabili di tutto ciò riusciranno a far pace con la propria coscienza. Intanto, qui si piange un’altra vittima. E, soprattutto, a piangere per sempre sarà la sua famiglia.

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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