Ilva, il senatore Turco (M5S): “Impedire al governo di chiudere trattativa con Mittal”

 

pubblicato il 03 Maggio 2018, 18:19
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Bisogna “sottrarre all’attuale compagine governativa la possibilità di condurre in porto la cessione del gruppo Ilva“; tocca ad un governo legittimato dal voto “affrontare una profonda revisione degli atti sinora approvati per il bene delle collettività interessate“. E’ quanto afferma in una nota il senatore 5 Stelle Mario Turco. “Il tutto – aggiunge – al fine di approdare ad un accordo di programma simile a quello stipulato a Genova – opportunamente adeguato avendo rispetto delle specificità della realtà territoriale ionica – che possa garantire i redditi della forza lavoro e condurre alla riconversione economica dell’area industriale di Taranto, salvaguardando le imprese dell’indotto e i cittadini del territorio“.

Il percorso che condurrà alla cessione del gruppo Ilva sta avvenendo in un clima surreale, ovvero in assenza delle necessarie analisi e valutazioni in merito al contratto stipulato tra amministrazione straordinaria Ilva e la società Am InvestCo Italy lo scorso 14 luglio 2017“, attacca il senatore del Movimento. “La trattativa sul futuro occupazionale dei 14 mila operai alle dipendenze del gruppo siderurgico – incalza – si sta svolgendo senza aver chiarito la portata degli accordi contrattuali e i problemi ambientali, sanitari e di riconversione economica del territorio“.

Tra i punti dell’accordo da chiarire, secondo Turco, l’analisi della composizione societaria di Am InvestCo, la sua capitalizzazione, l’ipotesi di proroga del periodo di affitto del compendio oltre i termini iniziali, tra gli altri. Sul trasferimento dei dipendenti “il contratto non tutela le 10mila unità lavorative che permarranno alle dipendenze di Am InvestCo in caso di proroga del contratto di affitto o di vendita“. Inoltre, il dovere di non licenziare sino alla scadenza del contratto di affitto o dopo l’atto definitivo di vendita si estende solo sino alla scadenza del piano industriale, 2023, rileva Turco, denunciando l’assenza di salvaguardia per i lavoratori, le imprese dell’indotto e per i crediti ante amministrazione straordinaria (pari ad oltre 100 mln di euro).

Infine per il Movimento 5 Stelle è il piano industriale a condizionare quello ambientale, “in quanto il mancato raggiungimento degli obiettivi reddituali consente all’affittuario e al futuro acquirente di ridurre gli investimenti posti a salvaguardia della salute e dell’ambiente“. La decontaminazione dell’area “rimarrà in capo all’amministrazione straordinaria e non vi è un progetto definitivo che quantifichi le risorse necessarie a realizzare la completa bonifica dei siti inquinati. La copertura finanziaria di tali costi – conclude Turco – è limitata alle disponibilità derivanti dalle confische, peraltro sottratte alle ragioni degli attori sociali, costituitesi parte civili nei diversi processi penali. Tutto ciò non garantisce la totale decontaminazione dell’area inquinata“.

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