Ilva, i sindacati pronti allo sciopero generale. “Mittal abbandoni rigidità altrimenti nessun accordo”

 

pubblicato il 26 Aprile 2018, 17:47
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C’è delusione e rabbia tra le organizzazioni sindacali, al termine di quello che oggi può essere definito l’ultimo vertice tra Mittal e i sindacati metalmeccanici, sulla vicenda Ilva.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/04/26/ilva-la-trattativa-e-sospesa-arcelormittal-e-sindacati-sinfrangono-sullo-scoglio-esuberi/)

Delusa ma anche determinata ad andare sino in fondo la Fiom Cgil: “Allo stato attuale senza un cambio di posizione dell’azienda non c’è nessuna possibilità di procedere alla trattativa“, ha detto il leader Fiom, Francesca Re David uscendo dal ministero, ribadendo come “non ci siano le condizioni per poter andare avanti” nel negoziato con Mittal. “Mittal deve cambiare posizione. Se pensa di poter assumere 10.000 lavoratori con un decalage al 2023 a 8500 tagliando salari e diritti non va da nessuna parte“, chiarisce il leader della Fiom, guardando alla possibilità di proclamare uno sciopero, nazionale o sito per sito si vedrà alla fine del giro di assemblee che partirà a breve.

Lo stop alla trattativa è condiviso anche dalla Fim Cisl, che nelle ultime settimane era sembrata più propensa a trovare un accordo. “Mittal ha dimostrato una forte rigidità alle nostre richieste e ha ribadito che il numero di dipendenti alla fine del piano debba essere di 8500 dipendenti“, ha detto il leader delle tute blu della Cisl, Marco Bentivogli. “Riteniamo, a fronte di tali rigide posizioni, che non ci siano le condizioni per poter andare avanti nella trattativa fin quando non saranno seriamente prese in considerazione le osservazioni dei lavoratori“, aggiunge. Secondo Bentivogli infine “l’azienda deve garantire sia l’occupazione a tutti quanti i 13.802 lavoratori attualmente in forza, sia condizioni non restrittive per i lavoratori dell’indotto. Per noi le garanzie possono passare anche dagli incentivi alle uscite, ma solo se esclusivamente su base volontaria“.

“L’incontro è andato male. Oggi non è stata sicuramente una buona giornata sul piano negoziale”, ha affermato il leader Uilm, Rocco Palombella al termine della lunghissima riunione di oggi. “Di fronte all’intransigenza di Mittal di rimettere mano al piano sull’occupazione ai sindacati“, ha detto ancora Palombella “non è rimasta altra decisione che quella di sospendere la trattativa che ormai stancamente da diversi mesi andava avanti e restituire la parola ai lavoratori con assemblee sito per sito. Nonostante la disponibilità di Mittal ad aperture su altri capitoli oggi invece, non ha dato nessuna disponibilità alla salvaguardia dei livelli occupazionali. Anzi ha ripetuto che per l’azienda valeva il piano industriale e che sarebbe stata d’accordo ad aumentare i numeri previsti da quel piano se noi avessimo convenuto che alla fine del 2023 l’occupazione sarebbe scesa ad 8500 lavoratori“. “Abbiamo dunque deciso di evitare una trattativa dannosa, inutile e complicata per fare un passaggio con tutti lavoratori per decidere il da farsi“, concludendo: “Mittal deve modificare la sua impostazione perché solo questo ci può far riprendere la trattativa ed avviare a conclusione questa vertenza“.

(leggi tutte le notizie sull’Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva)

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