IL MONDO OLTRE LE CHERADI – Nell’ombelico del mondo. Il Golfo Persico, la vera causa della crisi siriana

 

pubblicato il 15 aprile 2018, 08:03
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testo e foto di Franco Guarino

Il Golfo Persico occupa un’area di 233.000 kmq, è lungo circa 800 km, ha una larghezza massima di 120 km e una profondità media 50 m (fino a 180 m), la temperatura dell’acqua mediamente oscilla tra i 30 e 36 gradi, il che provoca grande evaporazione. Ha come immissari i fiumi Tigri e Eufrate che prima di entrare nel mare si uniscono formando il fiume degli Arabi. Le nazioni che si affacciano nel mare del Golfo sono: Oman, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Bahrain, Kuwait, Iraq e Iran. L’ambiente naturale è ricco di barriere coralline. Il Golfo Persico insieme ai paesi sul quale si affacciano costituisce un’area di fondamentale importanza economica e strategica. Gli interessi principali riguardano il controllo delle ingenti riserve petrolifere e gas e delle vie marittime per l’esportazione con navi o lunghe tubazioni. Per ragioni etnico-religiose come la presenza di musulmani sciiti e sunniti, di popolazioni arabe, il Golfo Persico è stata teatro di guerre rilevanti come la guerra Iraq-Iran (1980-1988), la prima guerra del golfo e l’invasione dell’Iraq nel 2003.


La mia prima esperienza nel Golfo iniziò nel 1987, quando era in corso la prima guerra del golfo tra Iran-Iraq, con il conseguente pericolo della chiusura dello Stretto di Hormuz. Lo stretto si trova tra le acque iraniane e dell’Oman, paese controllato da Inghilterra e Usa. Da questo stretto strategico passano grandi petroliere e gasiere che ogni giorno riforniscono i paesi industrializzati, compreso l’Italia. I fondali sono bassi e le petroliere seguono una rotta per entrare e uscire dall’oceano Indiano.

 

Queste rotte sono state concordate da trattati internazionali e controllate da Nazioni Unite, tuttavia causa le frequenti crisi politiche, le acque sono piene di mine telecomandate. La crisi di questi giorni nasce dagli anni 2000, la guerra in corso con ogni mezzo e l’impiego di mercenari e terroristi per la spartizione della Siria, che fa gola alle grandi potenze, è il percorso, la rotta terrestre di un nuovo gasdotto. Il gasdotto della discordia. Si trova al centro del Golfo Persico, nelle acque della penisola del Qatar e metà circa nel mare Iraniano, si chiama Nordfield e la parte iraniana Sud Pars, attualmente in funzione.

Franco Guarino al gasdotto arabo

Il Qatar nel 2000 propose al presidente siriano Assad di costruire un gasdotto lungo 1500 km, per la cifra di 10 miliardi di dollari attraverso Arabia Saudita, Giordania, Siria e Turchia. La conduttura proposta avrebbe connesso il Qatar direttamente ai mercati europei dell’energia tramite terminali di distribuzione in Turchia, che incasserebbe ricche tasse di transito. Il gasdotto Qatar-Turchia darebbe ai regimi sunniti del Golfo una decisiva posizione dominante sui mercati del gas naturale mondiale e rafforzerebbe il Qatar, il più stretto alleato degli Stati Uniti nel mondo arabo, ospita due basi militari americane ed è sede in Medio Oriente del Comando Centrale degli Stati Uniti. L’Unione Europea, che ottiene gas dalla Russia, era ugualmente interessata al gasdotto per un allentamento dell’influenza economica e politica dalla Russia. La Turchia, il secondo grande cliente del gas della Russia, era particolarmente ansiosa di porre fine alla sua dipendenza dal suo antico rivale iraniano. Nel 2009 Assad annunciò che si sarebbe rifiutato di firmare l’accordo che consentiva al gasdotto di attraversare la Siria e giungere fino ai porti del Libano. Dopo il rifiuto di Assad, i servizi di intelligence, americani, Arabia Saudita e Israele, considerarono di abbattere il regime d Assad. Questo è il vero motivo della guerra in corso, senza esclusione di colpi e che ha causato 500000 morti indignando il mondo.
Ero ad Aleppo due anni fa, durante il conflitto, ho visto distruggere palazzi, fabbriche tessili, musei storici, quando finalmente capii il vero motivo geopolitico della guerra. La seconda opzione parte dal giacimento iraniano, prevede il passaggio dall’Iraq, poi devia verso la Siria per il Mediterraneo. A questa opzione Assad a detto si, per favorire gli alleati iraniani e russi, da questa situazione è scoppiata la guerra in Siria, ma pochi lo sanno e pochine parlano.

Intanto l’Unione Europea è divisa nel prendere un posizione politica, tutto è rimandato alla riunione di Bruxelles del 24-25 aprile, mentre un gruppo esperti indipendenti sta appurando la verità sugli attacchi chimici. L’attacco dell’altra notte a Homs e periferia di Damasco, è stato realizzato a guida americana con la partecipazione d Francia e Inghilterra, saltando il Consiglio di Sicurezza Onu. Intanto il progetto del gasdotto del più grande giacimento di gas al mondo continua ad essere coperto da mistero.

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