AFFARI NOSTRI – Gli ‘amici’ tedeschi e il gioco delle tre carte. A spese degli italiani

 

pubblicato il 26 Marzo 2018, 09:19
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a cura di Danilo Ruffino

Qualche tempo fa la Procura di Trani tornava ad indagare mettendo sotto accusa la Deutsche Bank di Francoforte.
I fatti. La Banca tedesca nei primi mesi del 2011 vendeva ‘over the counter’ (cioè in mercati non regolamentati dove la quotazione di un titolo avviene semplicemente mettendo d’accordo domanda e offerta) 7 miliardi di titoli di stato italiani (nella fattispecie Btp) su 8 miliardi detenuti complessivamente, di fatti annullando l’esposizione nei confronti del debito italiano e comprava nello stesso periodo 1,4 miliardi di Credit Default Swap (Cds) di copertura sull’esposizione al rischio Italia; come a dire che la fiducia nel paese Italia si stesse d’un tratto azzerando.
Entrambi i movimenti, cioè le vendite di Btp e gli acquisti di Cds, avvenivano senza comunicarlo ai mercati finanziari regolamentati, senza comunicarlo al Mef (Ministero dell’Economia e delle Finanze) e comunicando invece ai mercati finanziari, in 3 pubblicazioni dello stesso periodo, la sostenibilità del debito italiano, cosa che suonava come una vera e propria beffa.
Secondo la procura tranese la Deutsche Bank, così facendo, avrebbe compiuto condotte manipolative del mercato di tipo informativo-operativo idonee ad alterare la regolare formazione del prezzo di mercato.
Dal giugno dello stesso anno gli operatori finanziari, venendo in possesso di queste informazioni e interpretandole come un chiaro segnale di sfiducia nei confronti della tenuta del debito italiano, iniziarono a “correre ai ripari”.
Le conseguenze? Aumento delle vendite dei nostri titoli di stato (nessuno più li voleva e tutti li volevano vendere a costo di abbassare il prezzo), aumento dell’interesse pagato su questi titoli per renderli appetibili (come dire: …è vero che non sono tanto affidabile ma ti pago interessi maggiori se mi presti i soldi), aumento della spesa pubblica (per pagare i maggiori interessi), diminuzione di soldi pubblici da destinare ai cittadini attraverso l’erogazione di beni e servizi.
Di lì a 5 mesi, per salvare l’Italia dall’incendio finanziario che l’avvolgeva, l’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ora diventato senatore a vita del nostro parlamento, incaricava come Presidente del Consiglio l’appena da lui nominato senatore a vita Mario Monti e il resto della storia è pressoché storia recente e nota ai più.
Fatevi due conti… Da allora sono passati quasi 6 anni e mezzo e 4 governi e noi non abbiamo più votato se non meno di un mese fa e con una legge elettorale che assicurava (e lo ha fatto), da un lato la riconferma della nomenclatura dei partiti tradizionali eletta con i vari paracaduti dati in dotazione a politici altrimenti non più rieletti, dall’altro la totale ingovernabilità per l’incapacità di dare al paese una maggioranza in parlamento che avrebbe avuto i numeri per formare un governo solido capace di governare con una visione meno miope di quanto non abbiano fatto i governi degli ultimi dieci anni.
Questa breve storia triste dei nostri cari concittadini teutonici (paladini dell’algido formalismo fino a quando le cose gli convengono salvo poi fare il gioco delle tre carte quando gli eventi gli danno contro) e della nostra Repubblica, un’altra delle tante degli ultimi tempi, ci porta a dire sempre più che in un periodo nel quale il perimetro del welfare, ovvero i livelli assistenziali minimi che ogni stato dovrebbe garantire ai propri cittadini in termini di previdenza, formazione e sanità, stanno vertiginosamente restringendosi, una minima dote di informazioni finanziarie è necessaria per sopravvivere. Non bisogna fare necessariamente un master alla London School of Economics per difendersi e difendere i propri risparmi ma alcune minime informazioni per essere preparati all’insolvenza di uno stato biscazziere e delle sue banche bisogna che tutti le abbiamo. Il nostro impegno, in questo senso, è di prendere spunti dalle cronache (finanziarie) del nostro tempo per aprire piccole finestre dotate prospettive indipendenti, che informino, che formino e che siano ad uso e consumo dei cittadini, si spera, sempre più consapevoli, sempre più proattivi e sempre meno propensi a non farsi prendere in giro quando si parla dei loro soldi.

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