Ilva, ‘Ambiente Svenduto’: rischio sciopero dei penalisti. Il ruolo dei ‘fiduciari’ sulla gestione del personale

 

pubblicato il 07 febbraio 2018, 20:05
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Nuova udienza del processo ‘Ambiente Svenduto‘ sul presunto disastro ambientale provocato dall’Ilva, nell’aula bunker della Procura situata nel quartiere Paolo VI, dinanzi alla Corte d’Assise di Taranto presieduta dal giudice Stefania D’Errico, e del giudice a latere Fulvia Misserini.

Ma c’è un caso che agita la Camera Penale di Taranto ed i suoi iscritti. All’inizio dell’udienza di ieri, dove sono stati ascoltati come teste l’ex direttore dello stabilimento Ilva di Taranto Antonio Lupoli (difeso dall’avvocato Lentini d’ufficio scelto dalla Corte d’Assise) oggi nel Cda di Siderurgica Triestina, di proprietà del gruppo Arvedi, e Francesco Di Maggio, ex responsabile del servizio ecologia dello stabilimento ed ascoltato anche nell’udienza odierna (presente all’udienza anche una scolaresca del Liceo Moscati di Grottaglie), il giudice Stefania D’Errico ha reso noto il calendario delle udienze sino al prossimo mese di luglio. Una marcia che prevede ben 41 appuntamenti con il processo in corso, con spesso tre udienze a settimana iscritte a calendario. Un iter che ha incontrato la protesta dei penalisti tarantini, rappresentati dall’avv. Egidio Albanese, presidente della Camera Penale di Taranto. L’avvocato ha chiesto al giudice D’Errico la possiblità di rivedere il calendario previsto, ricevendo però il rifiuto della D’Errico. Albanese aveva chiesto la possibilità che le udienze non fossero più di due a settimana, che abbiano termine entro e non oltre le 17, e che sia noto con anticipo il programma dell’attività istruttoria. Nei prossimi giorni la Camera Penale si riunirà per decidere le iniziative da prendere: si ipotizza anche uno sciopero e l’astensione dalle udienze.

Durante l’interrogatorio dell’ex direttore di stabilimento, l’ing. Antonio Lupoli, sentito come teste al processo sempre sui ‘fiduciari‘ e il ‘governo ombra’, ad un certo punto ha anche spiegato come veniva impiegata la forza lavoro all’Ilva. Lupoli ha, infatti, spiegato che nel siderurgico, a fronte di interventi di automazione si procedeva spesso ad una riduzione degli operai fino ad allora addetti a quell’impianto o a quel reparto: da 10 operai si passava a 5. E gli altri cinque venivano spostati in altri reparti. Ha inoltre aggiunto che i lavoratori che dovevano rimanere li sceglieva lui stesso in base alla sua valutazione di persone che riteneva più o meno idonee. Lupoli, durante il suo interrogatorio, è stato interrogato a lungo sui ruoli da lui svolti nella sua lunga presenza in Ilva, ed ovviamente sulla presenza dei ‘fiduciari’. Tra cui Cesare Corti, uno dei fiduciari così detti ‘apicali’ della famiglia Riva. Lupoli ha dichiarato che per lui, Corti, “erano i Riva”, lasciando intendere come rappresentasse la famiglia Riva in assenza di quest’ultimi dallo stabilimento tarantino. E che spesso quest’ultimo fosse in diretto contatto telefonico sugli impianti con gli stessi Riva. Ha ammesso i suoi rapporti quotidiani sul lavoro con Corti, ammettendo qualche contrasto con quest’ultimo (in particolar modo sul personale impegnato sugli impianti, chiedendo lo spostamento dei lavoratori in vari reparti sempre sotto la sua dipendenza nel reparto automazione del Treno Nastri 2), essendo il Lupoli un caporeparto, che insieme ai capi area erano, secondo la tesi dell’accusa, coloro i quali hanno subito il ruolo dei ‘fiduciari’ in Ilva.

Il 20 e il 21 febbraio prossimi, si tornerà in aula e sarà la volta dell’audizione dei medici epidemiologi che redassero la perizia epidemiologica disposta dal gip Todisco nell’ambito dell’incidente probatorio.

(leggi tutti gli articoli su ‘Ambiente Svenduto’ https://www.corriereditaranto.it/?s=ambiente+svenduto)

Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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