Sottufficiale MM morto di cancro, Stato risarcisce: agli eredi 700mila euro e pensione

 

pubblicato il 10 gennaio 2018, 10:07
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Sottufficiale della Marina Militare di Taranto riconosciuto Vittima del Dovere morì di cancro al polmone provocato dall’esposizione all’amianto a bordo delle navi militari italiane, un calvario di sofferenza durato tre anni: poi il drammatico epilogo. A dieci anni da quel decesso la famiglia assistita da CONTRAMIANTO ottiene il riconoscimento di ‘Vittima del Dovere’. Agli eredi di quel marinaio morto per amianto andrà un risarcimento complessivo tra ‘speciale elargizione’, rivalutazione e ratei non goduti, che sfiora i 700.000 euro oltre ad una pensione, per vedova e figlio, di 1600 euro mensili. Nessuna somma potrà riportare in vita il proprio caro ma con quel riconoscimento viene sancita la correlazione tra tumore e amianto killer. Un diritto sacrosanto per quella morte rubata che come dimostrato da CONTRAMIANTO è stata provocata dalla inalazione delle fibre cancerogene di amianto respirate dal marinaio lavorando e vivendo sul naviglio di Stato.

“Una strage annunciata ed inarrestabile che giornalmente continua a mietere vittime innocenti – scrive in una nota CONTRAMIANTO -. Ampiamente superata a livello nazionale la soglia dei mille casi di malattie da amianto in Marina Militare delle quali oltre la metà mesotelioma un dato in linea con le evidenze in archivio CONTRAMIANTO che per l’area militare ionica registra tra Arsenale MM di Taranto e navi di base a Taranto 310 casi di patologie asbesto correlate tra operai Ministero Difesa, operai indotto e militari marina, situazione che CONTRAMIANTO ha già portato all’attenzione della Commissione Parlamentare d’inchiesta, dalla quale è stato ascoltata in tre audizioni, e della Procura di Padova che ha competenza sull’intera questione amianto e Marina Militare. Nella casistica CONTRAMIANTO vi sono per Taranto e Marina Militare 172 tumori provocati dall’amianto, di questi 92 sono mesotelioma, gli altri 80 cancro polmonare, alla laringe e al rene, una escalation inarrestabile con la conta quotidiana delle morti. Ormai è ampiamente dimostrato che l’amianto imbottiva le navi militari e che l’amianto veniva utilizzato, lavorato ed impiegato negli Arsenali della Marina Militare con Taranto e La Spezia sedi di cantieristica navale capofila a livello nazionale per le manutenzioni. I maggiori esposti all’amianto sono stati gli operai Arsenale MM e dell’indotto privato e i marinai ma anche mogli e figli esposti in ambito familiare venuti a contatto con gli indumenti da lavoro contaminati. Le drammatiche conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e la vicenda Marina Militare e amianto rappresenta quali e quanti danni sta ancora provocando l’uso di questo pericoloso coibente. Le tonnellate di amianto usate a bordo del naviglio militare che hanno rivestito caldaie e tubolature di navi e sommergibili e che sono servite per guarnizioni, isolamento dei locali e protezione dal fuoco di munizioni e armi hanno rappresentato una fonte di grande pericolo per la salute dei lavoratori civili e militari che hanno maneggiato l’amianto nelle manutenzioni”.
CONTRAMIANTO, conclude la nota, “da vent’anni lotta per affermare il diritto alla salute degli esposti all’amianto attraverso adeguati programmi di prevenzione e chiedendo la totale eliminazione dell’amianto. Non ci sono valori limiti sicuri per l’amianto, cancerogeno certo, e le successive esposizioni all’amianto hanno effetto dose cumulata che determinano maggiori rischi di insorgenza tumorale. Fermiamo la strage causata dall’amianto, amianto zero rischio zero”.

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