Taranto: il San Cataldo parte senza la VIA. Tra ‘strani’ intrighi politici

 

pubblicato il 30 Dicembre 2015, 21:55
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Il nuovo ospedale San Cataldo di Taranto si costruirà. Il ‘Permesso a Costruire‘ è infatti arrivato dalla Conferenza dei Servizi Decisoria dello scorso 23 dicembre, in cui è stata approvata la progettazione definitiva: il bando di gara nella forma dell’appalto integrato per la progettazione esecutiva ed esecuzione lavori sarà emanato in tempi brevissimi, forse già nel mese di gennaio. A breve sarà espletata la gara per l’individuazione della Direzione Lavori e l’affidamento dell’incarico di Responsabile della Sicurezza in fase di Cantiere (https://www.corriereditaranto.it/2015/12/26/lannuncio-via-al-san-cataldo/).

Gli incontri tecnici per la verifica delle condizioni ambientali e di accessibilità al sito, nonché i diversi livelli di controllo da effettuare ante operam, in fase di cantiere e post operam, sono stati coordinati dal Direttore del Dipartimento Mobilità, qualità urbana, opere pubbliche, ecologia e paesaggio, ing. Barbara Valenzano. Mentre della verifica delle specifiche condizioni ambientali si è fatta carico la Direzione Ambiente del Comune di Taranto diretta dall’avv. Alessandro De Roma.

Questo dopo che sono stati ottenuti tutti “i pareri tecnici e le valutazioni ambientali del caso”. Lo scorso 5 novembre è stato infatti approvato il progetto preliminare presentato dall’Asl e la variante al Piano regolatore generale del Comune di Taranto da parte del Consiglio comunale, con 17 voti a favore, 5 astenuti (Tribbia, Vietri, Ciraci, Venere e Capriulo) ed uno contrario (Bonelli). Lo scorso 18 dicembre invece, sempre il Consiglio Comunale di Taranto ha approvato la variante al PRG con la delibera n. 249 che ha definitivamente riapposto il vincolo preordinato all’esproprio e dichiarato la pubblica utilità dell’intervento.

Dunque, dopo le riunioni della Conferenza dei Servizi Decisoria dello scorso 27 novembre e del 4 dicembre, quella del 23 ha chiuso la fase procedurale del progetto. Come infatti si ricorderà, (https://www.corriereditaranto.it/2015/11/03/cis-i-207-milioni-per-il-san-cataldo-stanziati-dal-2012/) il 1 agosto 2014 avvenne la sottoscrizione del primo disciplinare tra Regione Puglia e ASL Tarantoper avviare l’erogazione delle risorse e in particolare per dare il via alle procedure di gara per le attività di progettazione tecnica del Nuovo Ospedale di Taranto”, la fase di progettazione definitiva e clinico gestionale prevedeva l’aggiudicazione entro aprile 2015 e la consegna di tutti gli elaborati di progettazione definitiva entro dicembre 2015.

La firma del primo disciplinare consentì l’attivazione di una prima tranche di 4.500.000,00 di euro in favore della ASL TA, per dare copertura finanziaria ai lavori di progettazione tecnica definitiva e clinico-gestionale, per la quale “le strutture dell’Assessorato regionale al Welfare e Salute e l’Area Gestione Tecnica della ASL TA hanno già pronto lo schema di Bando con il relativo capitolato, per dare immediato avvio alla procedura di gara per affidare i lavori di progettazioni” venne detto nelle conferenza stampa del 1 agosto 2014. Tempi rapidi resi possibili, si disse all’epoca, perché “nelle more dell’espletamento di tutte le procedure amministrative connesse all’avvio dell’APQ, la Direzione Generale della ASL TA e l’Area Gestione Tecnica hanno proceduto ad elaborare e ad approvare la progettazione tecnica preliminare, approvata all’inizio di giugno 2014, e che costituirà la base del lavoro di progettazione definitiva da realizzare”.

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Con il secondo disciplinare (che secondo programma andava siglato appunto entro dicembre 2015) si andrà a finanziare la fase di progettazione esecutiva e lavori di realizzazione, che secondo i progetti iniziali dovranno essere realizzati con la seguente tempistica: l’aggiudicazione dell’appalto integrato entro il 2016, 6 mesi per la progettazione esecutiva entro il I semestre 2017 con cantierizzazione dei lavori, la cui durata programmata è di 3 anni e 6 mesi (chiusura dei lavori programmata per il dicembre 2020) a seguire acquisizione (2021) di tutte le tecnologie e messa in funzione del Nuovo Ospedale. Il tutto, quindi, dovrebbe concludersi nel giro di 7 anni sempre secondo i piani del cronoprogramma iniziale.

Questo perché l’aggiudicazione dell’appalto dovrà avvenire entro il 30 giugno 2016: pena la perdita consistente dei fondi previsti per la realizzazione del nuovo progetto. Le risorse economiche per la realizzazione del nuovo ospedale, si trovano nella delibera CIPE n. 92/2012 su Fondo Sviluppo e Coesione 2007-2013, finanziata dal Ministero dello Sviluppo Economico con 150 milioni di euro. Il resto del finanziamento è integrato da € 57.500.000,00 a valere sul Bilancio Regionale già impegnati nel 2012. Il 7 agosto 2012 infatti, la giunta regionale approvò tra gli indirizzi programma stralcio art. 20 legge 67/88 per il finanziamento degli interventi di riqualificazione della rete ospedaliera, la realizzazione del San Cataldo Taranto. Il 6 febbraio del 2013 invece, la Giunta regionale deliberò l’avvio della progettazione preliminare per la realizzazione del nuovo ospedale affidando l’incarico alla ASL di Taranto. Infine l’11 marzo 2014 venne firmato a Roma l’Accordo di Programma Quadro “Benessere e Salute”, presso il dipartimento Sviluppo e Coesione economica, che consentiva alla Puglia di attivare anche le risorse del Fondo Sviluppo e Coesione 2007-2013 per investimenti sanitari e sociosanitari.

Questa, in sintesi, il riepilogo storico dell’iter seguito per la realizzazione del nuovo ospedale. Sulla cui utilità vi sono da sempre diversi dubbi, non fosse altro per il fatto che forse quei fondi potevano essere utilizzati per potenziare strutture ospedaliere già presenti e fortemente integrate nel territorio come il S.S. Annunziata e il Moscati, oltre al San Marco di Grottaglie visto che il San Cataldo sarà realizzato lungo l’asse viario Taranto-San Giorgio Ionico. Ma, ad onor del vero, bisogna riconoscere che in questi anni nessuno, o quasi, si è realmente opposto alla realizzazione di questo progetto. Che, fuori da ogni dubbio, andrà a fare la fortuna di molti (o visto che siamo a Taranto sarebbe meglio dire dei ‘soliti noti‘).

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Sia come sia, quello che almeno si sperava è che il tutto venisse realizzato senza alcuna lacuna o pecca. Visto che un ospedale non è un’opera come un centro commerciale, una multisala cinematografica, un grande parcheggio e via discorrendo (opere per le quali comunque si procede molto spesso realizzando la VIA). Ed invece, come riportato anche ieri, negli ultimi giorni è venuto fuori il classico neo (https://www.corriereditaranto.it/2015/12/29/ospedale-san-cataldo-parte-la-canteriabilita-del-progetto-senza-pero-passare-dal-via/), che rischia però di trasformarsi in un bubbone che potrebbe esplodere sotto la ‘poltrona‘ di più di qualcuno. Il nocciolo della questione sta nel fatto che lo scorso 4 dicembre, la Conferenza dei Servizi Decisoria ha stabilito di escludere di sottoporre il progetto del nuovo ospedale alla procedura di VIA (Valutazione Impatto Ambientale), come invece suggerito da Asl Taranto e da ARPA Puglia.

Ora. Andiamo con ordine. E’ bene infatti evidenziare che le direttive europee 2011/92/EU e 2014/52/EU, oltre che il decreto legislativo 152/2006 e la legge regionale 11/2011, non prevedono tra gli interventi da sottoporre alla procedura di VIA gli ospedali. Allo stesso tempo però, l’ARPA per sostenere la sua tesi, porta proprio le due direttive europee e soprattutto le linee guida della Commissione europea su “Interpretazione della definizione delle categorie di progetti di direttiva VIA”, dove vi è scritto che “gli ospedali rappresentano progetti di opere particolarmente complesse per l’interazione con il contesto ambientale da dover essere opportunamente valutati secondo i criteri della VIA” (tanto è vero che l’Ospedale di Monopoli dimensionato per la metà dei posti letto previsti per l’Ospedale di Taranto è stato assoggettato alla procedura di VIA). Non solo. Perché il parere di ARPA Puglia si basa anche della checklist contenuta nel documento “Guidance on EIA-Screening” (Guida alla selezione di VIA) della Commisisone Europea che “in merito all’interpretazione dei risultati, suggerisce che, in teoria laddove ci fosse una sola risposta affermativa sull’esistenza di impatti significativi, la procedura di VIA dovrebbe essere richiesta”. Infine, ARPA tiene a sottolineare che l’agenzia nello stilare il suo parere ha tenuto conto anche dei criteri utilizzati dalla Provincia di Trento per la Valutazione di Impatto Ambientale dei progetti relativi a ospedali.

Nel documento inviato da ARPA Puglia lo scorso 3 dicembre, perché tra l’altro richiesto proprio dalla Conferenza dei Servizi Decisoria dello scorso 27 novembre, sono diverse le criticità sottolineate in merito al progetto del nuovo ospedale. Per quanto concerne la tematica dell’Aria, “si evidenzia la necessità di sviluppare uno studio previsionale modellistico delle ricadute degli inquinanti normati dal D.Lgs. 155/10 per la valutazione completa dell’impatto dovuto alle emissioni in atmosfera di tipo convogliato e da traffico indotto”. In merito ai CEM Communicability Evaluation Method (Metodo di valutazione della comunicabilità) è stato richiesto di produrre una valutazione di impatto elettromagnetico. Per quanto concerne l’impatto luminoso viene invece richiesta “una relazione tecnica dalla quale si possa evincere la conformità del progetto illuminotecnico alla legge regionale del 23 novembre 2005”.

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In merito al sistema idriconon risulta effettuata alcuna valutazione del fabbisogno idrico della struttura ospedaliera in relazione al perseguimento di obiettivi di “risparmio idrico”; in merito agli scarichi e all’impianto di trattamento dei reflui, si evidenzia che “in relazione al numero di abitanti equivalenti pari a 2.450 stimati dal proponente, la superficie destinata al trattamento di depurazione per il perseguimento del rispetto della Tabella 3 (di cui all’Allegato V alla parte III del D.Lgs. 152/06), risulta sommariamente descritta senza fornire valutazioni dettagliate sulle metodologie di depurazione, sui risultati attesi e sui potenziali impatti derivanti dalla tecnologia utilizzata (odori, etc)”. “Le superfici dedicate all’impianto, apparentemente troppo limitate, non risultano frutto di dimensionamenti di massima”.

Per quanto riguarda l’approvvigionamento energeticonon risultano descritti i criteri e le modalità necessarie al soddisfacimento dei bisogni energetici dell’edificio”. In merito a questo argomento, il proponente del progetto (la società abruzzese Proger Spa) “intenderebbe realizzare un impianto fotovoltaico e un impianto di trigenerazione, senza fornire una stima in merito ai consumi energetici dell’opera e sui relativi risparmi generati dall’autoproduzione mediante fonte di energia rinnovabile”.

Anche per quanto riguarda la gestione delle fasi di cantiere, “il proponente avrebbe fornito una sommaria descrizione dei possibili impatti. La gestione del materiale scavato (scavi per vasche di accumulo, scavi per le opere di fondazione delle opere a realizzarsi) richiederebbe una pianificazione dettagliata delle aree di deposito temporaneo mediante elaborati grafici e con rappresentazione delle opere di mitigazione previste”.

Per questo, “in conclusione per tutto quanto rappresentato, emergono criticità per carenze informative collegate agli impatti ambientali prodotti dai flussi generati dall’opera complessa che devono essere necessariamente affrontate in una procedura di Valutazione di Impatto Ambientale”.

Dunque, quello di ARPA Puglia era un parere motivato non solo per quanto previsto dall’Unione Europea, ma anche per quanto letto nel progetto della società proponente. Ed anche perché nella famosa checklist di cui sopra, sono presenti vari elementi che avrebbero dovuto consigliare la procedura di VIA, specie per quanto concerne un ospedale, che come risaputo, occupandosi con in questo caso di migliaia di pazienti, produrrà rifiuti di tutti tipi (tra cui anche quelli radioattivi), utilizzerà risorse idriche non indifferenti, comporterà un impatto luminoso e acustico che avrà comunque un suo impatto sul territorio, pur parlando di una zona, quella sulla quale sorgerà il nuovo ospedale di Taranto, che potremmo considerare del tutto vergine. Ad onor del vero, bisogna sottolineare che, come riportato nel verbale della Conferenza dei Servizi del 4 dicembre scorso, la società Proger Spa ha risposto punto per punto alle criticità esposte da ARPA.

Tanto è vero che la stessa Cds ha stabilito una serie di prescrizioni da seguire sia durante che dopo la realizzazione dell’opera. Ad esempio, in fase di realizzazione, si dovranno attuare “misure di mitigazione degli impatti ambientali (previste anche dal proponente) e che riducano o eliminino il rischio di inquinamenti accidentali generati dalla fuoriuscita di oli e/o carburanti liquidi delle macchine di cantiere in tutte le fasi lavorative e per questo il cantiere dovrà essere attrezzato con i presidi ambientali contenenti materiale assorbente”; “i cumuli di materiale pulvirulento andranno ubicati in aree non prossime ai ricettori; le lavorazioni più rumorose collocate alla massima distanza da quest’ultimi; il riutilizzo di materiale di escavazione dovrà essere preventivamente autorizzato; tutti gli impianti di raccolta e trattamento delle acque meteoriche dovranno essere autorizzati allo scarico e funzionanti oltre che avviate a riutilizzo; per limitare l’impatto acustico si dovrà predisporre un cronoprogramma che preveda l’eliminazione delle sovrapposizioni di operazioni che necessitano di mezzi e macchinari di grandi dimensioni; si predisporranno strumenti per la misurazioni periodica del livello piezometrico di falda nell’area di progetto al fine di rilevare eventuali variazioni, oltre a valutare la fattibilità tecnico/economica e ambientale del recupero totale o parziale delle acque refluee; mentre i serbatoi dello stoccaggio del gasolio per casi di emergenza dovranno essere a doppia parete con controllo delle perdite, mentre se sono presenti ulivi di carattere monumentale in base alla legge regionale 14/2007 bisogna seguire tutto l’iter autorizzativo per espianto e reimpianto dello stesso“.

Per quanto riguarda invece l’impianto di depurazione (visto che la Asl dovrà acquisire l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera anche per gli impianti afferenti la centrale termica), è stato prescritto che bisognerà seguire le linee guida redatte da ARPA Puglia con la quale si andrà a concordare anche il piano delle emissioni odorigene.

Una volta realizzato l’ospedale, in merito alla fase di esercizio, è stato prescritto che entro un anno sia effettua una campagna di monitoraggio acustico che verifichi il rispetto dei limiti previsti dalla legge, che sarà effettuato sempre da ARPA Puglia che potrà implementare l’elenco dei ricettori sensibili individuati già dalla ASL. Sempre entro un anno andrà effettuata una campagna di monitoraggio del traffico indotto dall’ospedale, teso a verificare le ipotesi per un periodo di 6 mesi e per almeno un giorno/settimana. Qualora saranno superati i flussi di traffico previsti, saranno previsti interventi di mitigazione dello stesso.

Infine, la ASL di Taranto ha assicurato di avere già in programma di dotare il presidio ospedaliero di una sistema di certificazione ISO 14001 da conseguire nei prossimi 24 mesi. Mentre per quanto concerne il traffico veicolare indotto dall’ospedale, la Regione si è riservata di far pervenire in tempi brevi il contributo da parte dell’Agenzia Regionale per la Mobilità (AREM).

Ora. Tutto ciò detto, è bene dire tanto per essere chiari che il non voler assoggettare il progetto alla VIA è stata prima di tutto una volontà politica intenta ad evitare l’allungamento dei tempi che avrebbe comportato, quasi certamente, il rischio di perdere i finanziamenti previsti per la realizzazione del nuovo ospedale. Dunque, si è preferito ‘non perdere altro tempo’ (dopo i quasi 2 anni di produzione dei progetti) o forse sarebbe meglio dire ‘non perdere soldi‘, per effettuare una procedura che invece andava fatta, specie in una realtà come quella tarantina che ha invece un estremo bisogno di limpidezza e di chiarezza. E soprattutto di esempi positivi nel realizzare qualsivoglia tipo di progetto. Ma la volontà politica, ancora una volta, ha preferito bypassare la saggezza popolare del ‘prevenire è meglio che curare‘. Perché di questo si tratta. E ovviamente parliamo di pressione politica espressa soprattutto dalla Regione Puglia che di suo ha investito in questo progetto quasi 60 milioni di euro.

Dunque, appare quanto meno curioso che il primo bastone tra le ruote all’ARPA, sia stato messo proprio dalla Regione, visto che l’Agenzia per la Protezione Ambientale altro non è che un organo che risponde alla Regione stessa. Siamo infatti di fronte forse ad uno dei rarissimi casi in cui l’ente regionale non ha tenuto in nessun conto il parere dell’organo da lei predisposto e incaricato alla tutela ambientale del territorio che governa. Una situazione paradossale. Che sfiora quasi il ridicolo se affianchiamo questa vicenda alla ‘battaglia ambientalista‘ portata avanti nelle ultime settimane dal governatore Emiliano per la riconversione industriale dell’Ilva di Taranto, con tanto di minacce di sospensione di attività produttiva della stessa. Appare dunque quanto meno curioso, che da un lato Emiliano pensi a come ridurre l’inquinamento del siderurgico più grande d’Europa, mentre dall’altro consente la realizzazione di un’opera in un territorio vergine senza pretendere che il progetto venga sottoposto alla valutazione di impatto ambientale. E pensare che soltanto lo scorso 18 dicembre, in occasione degli stati generali di ARPA Puglia svoltisi a Foggia, lo stesso Emiliano aveva ringraziato l’ente per il lavoro di tutti questi anni che ha consentito “un approccio scientifico alla decisione politica, in ambiti delicatissimi che rischiano di impattare sulla vita e sulla salute dei cittadini”.

Ma quello che ci lascia ancora più perplessi è che oltre alla Regione Puglia, come si evince dal verbale della Conferenza dei Servizi dello scorso 4 dicembre, a mettersi di traverso è stato niente di meno che il direttore del Dipartimento Mobilità, qualità urbana, opere pubbliche, ecologia e paesaggio della regione, l’ing. Barbara Valenzano. Che ha giudicato come “irricevibile il parere di ARPA non essendo stato correttamente formulato nei tempi e nei modi previsti”, in quanto è stato prodotto dalla Direzione Generale e non da quella Scientifica. E poi perché le “tempistiche di rilascio non risultano compatibili con il procedimento in questione”, ovvero la VIA richiederebbe troppo tempo e i soldi andrebbero persi, “atteso che le criticità esposte potevano essere già presenate durante la prima Conferenza dei Servizi del 14 luglio 2015” alla quale però ARPA non partecipò per scadenze di altri procedimenti attivi pur assicurando di inviare il parere entro i termini previsti dalla legge. Inoltre viene ricordato che nella Cds del 23 luglio “si decise di proseguire il procedimento” e che comunque il parere di ARPA “è stato acquisito più volte”. Infine, è la stessa Valenzano a ricordare che per gli ospedali non è prevista la VIA.

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Ora. Ci pare quanto meno strano che un ingegnere come la Valenzano, che tra i tanti incarichi ricoperti nella sua prestigiosa carriera ricopre ancora oggi quello di custode giudiziario dell’Ilva, non abbia preteso che il progetto fosse sottoposto a VIA. Perché una scelta del genere quando, peraltro giustamente, in qualità di custode giudiziario si è fatto il pelo e il contropelo all’Ilva nella gestione deleteria dei suoi impianti? La domanda è quanto mai lecita. Anche perché, a pensar male, sembra che assunto un incarico istituzionale di un certo livello ci sia subito allineati alla linea politica della Regione (non a quella del Comune di Taranto ovviamente, che ancora una volta, a partire dal Sindaco, per proseguire con la Giunta, il Consiglio comunale e i suoi dirigenti, ha pensato bene di avallare tutto quanto di sua competenza per evitare di creare ‘problemi’ e guardandosi bene dal porre qualche dubbio sulla vicenda). Tanto da contrastare un organo come ARPA Puglia. A tal proposito, per esempio, ci piacerebbe sapere il parere di tanti ambientalisti locali che da anni adulano vari personaggi protagonisti dell’inchiesta Ambiente Svenduto, tra cui proprio l’ing. Valenzano. Ma è pur vero che quest’ultimi sono impegnati a misurare venti, polveri, fumi, e quant’altro e certamente non possono perdere il loro prezioso tempo dietro a queste vicende ‘secondarie‘ che riguardano la loro città.

Infine, chiudiamo con un ragionamento malizioso. Il prossimo 11 marzo scade l’incarico del dott. Giorgio Assennato come direttore generale di ARPA Puglia. Emiliano ha deciso di avere un approccio molto ‘forte’ in merito alle questioni ambientali prioritarie in Puglia, come Ilva, Cerano e Tap. E’ pressoché certo che Assennato non sarà riconfermato nel suo ruolo. E voci di corridoio provenienti da Bari sostengono che sia proprio la Valenzano ad essere la candidata ideale per sostituire Assennato alla guida dell’ente regionale per la protezione ambientale (pare addirittura che Emiliano abbia fatto un tentativo con il procuratore capo della Procura di Taranto, Franco Sebastio). Vuoi vedere che….

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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