La Consulta, l’Autorithy e i ritardi di Taranto

 

pubblicato il 16 Dicembre 2015, 17:38
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La Corte Costituzionale, con la sentenza n°. 261/2015 del 17 novembre scorso, per ricorso della Regione Campania, nel merito della legittimità costituzionale dell’art. 29, comma 1, del decreto legge 12/9/2014, n.° 133, il cosiddetto ‘Sblocca Italia’ convertito nella legge 11.11. 2014 n.°164, ne ha dichiarato l’illegittimità nella “parte in cui non prevede che il Piano Strategico Nazionale della Portualità e della Logistica sia adottato in sede di Conferenza Stato-Regioni”: ingenuità, fretta o arroganza politica? La vicenda ha avuto una vasta eco, soprattutto qui a Taranto, perché di fatto rimette in ballo la diatriba tra Taranto e Bari circa la sede unica dell’Autorità portuale di sistema. Ne abbiamo parlato con Michele Conte, ex Authority e oggi presidente del Propeller Club Taras, e che dunque sulle vicende del porto e del sistema portuale italiano è un esperto.“Il Piano strategico Nazionale della Portualità – ci spiega Michele Conte – nasce e viene inserito in legge come presupposto della ormai indilazionabile esigenza di riformare le regole del settore marittimo-portuale italiano che registra una stasi nello sviluppo delle attività economiche dell’intero cluster marittimo e della logistica con inevitabili ripercussioni negative sulle attività di importazione ed esportazione oltreché manifatturiere, con gravi risvolti occupazionali come è accaduto, pesantemente, a Taranto con oltre 1000 posti di lavoro persi di recente”.Secondo l’ex Autorithy, “la necessità di aggiornamento e attualizzazione della l. 84/94, che pure era servita a rilanciare la portualità italiana in profonda crisi ante anni ’90, nasce anche per ‘motivare e legittimare’ una revisione della spesa con riduzione del numero, sicuramente eccessivo, delle esistenti Autorità Portuali, riportandole ad un numero funzionale alle esigenze del paese, ma in linea con i piani di sviluppo della logistica europea. L’UE nella pianificazione delle reti di sviluppo della logistica nell’individuazione delle reti di trasporto trans-europee (TEN-T) individua 14 porti italiani come parte dei corridoi trans europei (porti core)”. Perciò “sembrava quasi automatico unire le esigenze della revisione della spesa con l’adeguamento agli indirizzi europei e procedere anche alla riduzione del numero delle Autorità Portuali, mediante un accorpamento delle esistenti, provvedendo ad ampliarne anche i poteri programmatici-gestionali, rendendole anche più snelle nelle attività decisionali”. La riforma così annunciata e anticipata con indicazioni di approvazione e promulgazione già prima dell’estate “si è invece impantanata in beghe campanilistiche e ostacoli procedurali, fino a un ‘confronto’ nato, ancor prima del dettato della Suprema Corte, tra le strutture ‘consulenziali’ del ministro Delrio e quelle del presidente Renzi. Le due novità – continua Conte -, sentenza e ‘confronto’, comporteranno inevitabilmente un ulteriore rinvio della pur indispensabile ‘riforma’ della 84/94, con un ulteriore arretramento dell’Italia sui mercati (e Taranto in particolare che non offrirebbe ad eventuali investitori esteri norme certe di riferimento al di là della endemica incapacità locale) che caratterizzano la logistica e i trasporti in generale”. A questo punto un dato è certo: “Adesso bisognerà ricominciare sia tecnicamente che politicamente con l’inevitabile crescita dei Commissariamenti delle strutture portuali con tutte le conseguenze di non-governo dei porti in regime di provvisorietà e inadeguatezza e assenza degli strumenti programmatici in un settore così particolarmente esposto alla concorrenza estera ed in particolare nel Mediterraneo. Troveranno gli ‘addetti’ un sentir comune, anche all’interno del Governo, per non perdere altro tempo, avvalendosi di consiglieri esperti anche di portualità e non solo di rottamazione, per rispondere alle esigenze del sistema?” In questo clima di grande incertezza, conclude Conte non senza polemica, “pensate a Taranto dove, a torto o ragione, molti pensano che dal porto possa ripartire la rinascita economico-occupazionale della città, con i ripetuti annunci di progetti astrusi e privi di qualsiasi fondamento di realizzazione di un futuro brillante in un presente senza luce! E ancora a proposito di Taranto: bisognava reperire entro 75 giorni, dal 1 settembre, un nuovo operatore che potesse riassorbire i 530 cassintegrati della TCT ‘liquidata’, in fretta e furia. Ebbene l’A.P. ‘supercommissariata’ non ha ancora provveduto ad emettere il bando internazionale, ma ha comprato per 18 milioni di euro i ‘resti’ dei mezzi d’opera usurati. E i lavori languono. Che Dio ci assista!”.

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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