Inquinamento, Asl: “Su Ipa niente evidenza scientifica”

 

pubblicato il 05 Dicembre 2015, 17:40
7 mins

Dopo le recenti ed ennesime polemiche sulla qualità dell’aria della nostra città, il Dipartimento di Prevenzione della Asl di Taranto prende parola e pubblica una relazione sulle “Misure cautelative in occasione di possibili criticità dello stato di qualità dell’aria a Taranto”.

Nella premessa del documento, si specifica che la revisione dei lavori scientifici pubblicati in questi ultimi anni conferma alcuni punti fermi sullo stato delle conoscenze concernenti gli effetti dannosi a breve termine dell’inquinamento atmosferico urbano, così riassumibili: “esiste associazione tra le variazioni di breve periodo dell’inquinamento urbano e la mortalità anticipata (prematura) della popolazione ad esso esposta; le dimensioni del fenomeno non sono enormi, ma rivestono notevole interesse in termini di salute pubblica, a causa del numero di soggetti esposti (popolazione); anche a basse dosi (inferiori pure a quelle considerate come limite minimo dagli standard di qualità dell’aria normati in Europa) sono possibili degli effetti sulla salute umana; i soggetti anziani (età > 65 anni), quelli affetti da patologie croniche, defedati e immunodepressi, bambini sono i più colpiti”.

Questi i punti fermi oramai conclamati. Ma ce ne sono anche altri che in tanti nella nostra città, a vari livelli, faticano ancora a comprendere ed accettare: il perché non è dato saperlo. Nella relazione infatti si legge “non vi è alcuna evidenza scientifica relativa a possibili effetti sanitari a breve termine prodotta da picchi di IPA”. Questo dice al momento la scienza. Una teoria confermata da tempo anche da Arpa Puglia e che più volte abbiamo riportato negli anni scorsi. Restano, invece, “riportati con certezza effetti sanitari legati ai livelli del PM10”. La specificità di questa associazione è peraltro sostenuta dagli studi di mortalità che hanno evidenziato come “i rischi relativi associati alle patologie respiratorie e cardiovascolari siano sempre maggiori del rischio relativo globale (mortalità over all)”.

A questo si sommano, si legge sempre nella relazione, “gli altrettanto noti effetti a lungo termine dell’inquinamento atmosferico urbano, per i quali esistono evidenze consolidate di un aumento della mortalità negli anni, che è in relazione, oltre che al rischio cardio-respiratorio, anche a quello neoplastico”.

Nella città di Taranto “i principali problemi di salute connessi all’inquinamento atmosferico sono legati soprattutto ai livelli di PM10 e ai relativi inquinanti cancerogeni adsorbiti, come il benzo(a)pirene (B(a)p), che sono strettamente correlati alle attività produttive dello stabilimento Ilva. Per decenni i cittadini di Taranto, e in particolar modo quelli residenti nelle zone limitrofe all’area industriale, sono stati esposti a elevate concentrazioni di inquinanti ambientali, che non possono non aver avuto un ruolo in termini di salute pubblica, e i cui effetti potrebbero manifestarsi anche negli anni a venire”.

A supporto di questa considerazione nella relazione si ricorda come la Regione Puglia, con deliberazione della Giunta Regionale n. 1944 del 2 ottobre 2012, ha approvato il “Piano contenete le prime misure di intervento per il risanamento della qualità dell’aria nel quartiere Tamburi (TA) per gli inquinanti PM10 e B(a)p”. Inoltre viene ricordato come “dal mese di ottobre 2012, in effetti, anche in relazione al rallentamento della produzione dell’Ilva, si è assistito a una drastica riduzione della concentrazione di polveri sottili e di B(a)p, persino nelle aree adiacenti allo stabilimento industriale. Lo evidenziano i dati esposti nell’ultima relazione sulla qualità dell’aria nell’area di Taranto dell’ARPA Puglia”. Nonché le rilevazioni presenti nel dossier pubblicato da Legambiente “Mal’Aria 2015”.

Secondo queste fonti, infatti, nella città di Taranto (centraline di rilevamento di via Macchiavelli e via Archimede) “il PM10 ha superato la media giornaliera di 50 µg/m3 solo 2 volte nel 2014 e in 6 occasioni nel 2015, mentre nel 2014 il valore annuale medio di PM2,5 si è attestato ampiamente al di sotto della soglia dei 25 µg/m3, in piena ottemperanza ai limiti di legge”.

Infatti, il Dlgs 155/2010, che ha recepito la normativa europea di riferimento, prevede delle soglie di concentrazione in aria delle polveri sottili PM10 e PM2,5 calcolate su base temporale giornaliera ed annuale: il valore limite annuale per la protezione della salute umana di 40 µg/m3, quello giornaliero è di 50 µg/m3 da non superare più di 35 volte/anno. Un discorso analogo può essere fatto per sostanze cancerogene come il B(a)p, presente in valori sensibilmente inferiori alla soglia prevista dalla normativa vigente (media annuale <1 ng/m3) per tutto il triennio 2012-2014.

Nonostante queste premesse, nella relazione si evidenzia un qualcosa che si sa oramai da diverso tempo: ovvero che “i valori limite previsti dalla normativa europea per il PM10 e PM2,5 siano ampiamente superiori a quanto raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che, pur affermando che in realtà non esiste un livello di esposizione sicura per la salute, ha fissato rispettivamente a 20 e 10 µg/m3 la media annuale di tali polveri sottili da non superare”. Il che evidenzia come sia opportuno considerare che la popolazione della città di Taranto, e in particolare quella parte che risiede nei quartieri limitrofi alla zona industriale, a fronte della pregressa esposizione ad elevati livelli di inquinamento atmosferico, rappresenti comunque un gruppo ad alto rischio per lo sviluppo di patologie correlate all’inalazione di polveri sottili, perciò necessita di maggior tutela rispetto alla popolazione generale.

Condividi:
Il Corriere di Taranto, i fatti del giorno. Contatta la nostra redazione: [email protected]

Commenta

  • (non verrà pubblicata)