Turismo (in)sostenibile

 

pubblicato il 23 Novembre 2015, 11:41
10 mins

Quella che sto per raccontare è la storia di un disegno economico alternativo, positivo. Di un progetto pensato per restituire – almeno in parte – fiato e speranza ad un territorio, che invece, è fin da troppo tempo vessato.

Siamo in uno degli angoli più suggestivi della litoranea ionica – salentina. Immersi tra vigneti, ulivi secolari, resti di antiche masserie (alcune restaurate), dune ancora selvagge e mare cristallino. Laddove l’antropizzazione abusiva ha marchiato – nella metà degli anni’80 – quell’ampio tratto di costa, qui, tra le marine di Pulsano e Lizzano, in località Cisaniello tutto è rimasto esattamente come era secoli prima. Merito di una donna, una ricca possidente bolognese, oggi ultranovantenne, che non ha mai ceduto alle sirene della speculazione edilizia balneare. Soprattutto non ha mai venduto a nessuno un solo centimetro dei suoi sessanta ettari di terreno agricolo a picco sul mare. Così il figlio, che ha ereditato quel patrimonio immenso, ha seguito gli “insegnamenti” della madre: sia quando si è trattato di “mantenere un atteggiamento tendente a resistere alle forti pressioni criminali ricevute, cioè i gravi atti di intimidazione diretti contro di lui, le sue proprietà e i suoi familiari” come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare con cui il gip del tribunale di Taranto Pompeo Carriere ha disposto, nello scorso agosto, l’arresto dei malavitosi che lo hanno “taglieggiato” per anni; sia quando decide di accelerare la “riconversione e la bonifica criminale” dei terreni in questione affidandone la gestione alla rete di piccole e medie imprese costituitesi nel consorzio Atena, che per lo sviluppo sostenibile di quel tratto di costa hanno una proposta progettuale.

L’Oasi tra Natura e Cultura. Puntiamo tutto sulle risorse naturali, della cultura, della storia, si legge sul sito internet del consorzio Atena, dove il progetto è liberamente scaricabile: “si tratta di un piano che si pone l’obiettivo di riqualificare il tratto del litorale ionico che va dal fiume Ostone fino alla pineta di lido Torretta, costituito da dune, macchia mediterranea a ridosso delle dune, prati e campi agricoli”. In sostanza è un programma finalizzato alla tutela e alla valorizzazione dell’habitat naturale, sia in ambito storico – culturale, che naturalistico. Che, se realizzato avrebbe anche ampie ricadute occupazionali per tutto il territorio tarantino. Come? È ancora spiegato sullo stesso sito internet: quattro cooperative formate esclusivamente da giovani e da donne hanno partecipato al Bando N.I.D.I. della Regione Puglia finalizzato all’incoraggiamento di nuove iniziative di impresa. Sono stati presentati diversi progetti, tutti integrati nel piano denominato ‘L’Oasi tra Natura e Cultura’. In esso si propone di “sostituire la fruizione selvaggia di questo patrimonio naturalistico con un sistema turistico ecosostenibile, complice e partecipe delle caratteristiche intrinseche dei luoghi, fondato sull’ interpretazione culturale del territorio, potendo contare, tra l’altro, sulla convenzione e il coinvolgimento diretto del Museo Civico della Paleontologia e dell’Uomo di Lizzano”. Proprio nell’area in questione non mancano le presenze di trulli, muri a secco e casette rurali. Così come sono presenti resti di diversi insediamenti archeologici, già documentati da pubblicazioni e ricerche di scavo, e risalenti al Neolitico, all’Età del Bronzo, al periodo magno greco, e a quello romano. Le cui tracce sono conservate proprio nel Museo di Lizzano, che mantiene nel suo percorso espositivo raccolte di fossili provenienti da ogni parte del mondo, in cui sono esposti anche i reperti provenienti dagli scavi condotti lungo il canale Ostone. Un patrimonio storico – naturalistico quasi unico, fortunatamente appartenente a proprietari sensibili – che l’hanno difeso da lottizzazioni selvagge e abusivismi, ma che rischia, quotidianamente, di essere deturpato in maniera irrimediabile. A causa degli scavi clandestini di cui vengono fatti oggetto i siti archeologici, degli scarichi di materiale edilizio di risulta; dei parcheggiatori abusivi che spianano le dune; dagli effetti dell’eccessiva presenza di stabilimenti balneari privati nella zona. È da ciò che è emerso, dunque, la necessità di un’oasi da cui partire per creare nell’intero contesto una rinascita centrata sulla bellezza e sulla cultura. È ancora il rapporto con il museo della paleontologia di Lizzano che viene messo in evidenza, nel progetto. Un ‘connubio’ fra museo e parco – è definito – un itinerario per turisti, scolaresche e ricercatori. Il mare che si fa custode di antiche identità, che ridiventa immediatamente risorsa ambientale, storica e culturale. C’è tutto questo nel progetto di oasi, la cui inaugurazione ufficiale, però, non è mai avvenuta, nonostante gli sforzi lavorativi di molte persone e i buoni propositi di alcuni imprenditori. Il perché è ancora spiegato nelle ‘carte’ dell’inchiesta giudiziaria che ha portato in carcere nella scorsa estate due persone: Enzo Todaro e Giovanni Prete, ritenute dagli investigatori vicini ai clan di Lizzano e che in parte di quei terreni, negli anni passati, avevano gestito l’attività di parcheggiatori: “Si è instaurato un clima di sfiducia, di preoccupazione e di intimidazione che ha portato tutti i volontari della Onlus Atena a manifestare la volontà di abbandonare l’attività, il che rischia di provocare la chiusura sul nascere di una meritoria attività turistico – culturale”, così scrivono i giudici, motivando gli arresti. “L’ennesima plastica dimostrazione di come la crescita del territorio, sia in termini di sviluppo e benessere che di cultura della legalità, possa essere tarpata dal persistente condizionamento delle organizzazioni criminali”. Non solo. Dalla lettura delle informative prodotte dai carabinieri di Manduria emerge che i volontari hanno abbandonato l’attività sicuramente a causa delle pesanti intimidazioni ricevute (di cui si dirà) ma “anche in ragione di alcune difficoltà burocratiche sopravvenute, consistite in innumerevoli controlli (tutti posti in essere successivamente all’attentato della notte del 19 giugno) eseguiti dalla Guardia Costiera, dalla Guardia Forestale, dalla Capitaneria di Porto, dalla Guardia di Finanza e soprattutto, da ultimo, dalla Polizia Municipale di Lizzano, i quali hanno imposto la rimozione di varie strutture”. Negli atti giudiziari si legge che “i vigili hanno imposto la rimozione dei due containers (oggetto dell’esplosione di colpi da arma da fuoco, come tali, prova di reato) ritenendoli irregolari, sicchè è stato necessario montare una tenda da campo di fortuna come ricovero per i volontari che esercitavano la sorveglianza notturna! Tutto questo ha quindi determinato un notevole scoramento nei volontari, inducendoli a desistere dall’attività” concludono i giudici. Ma è stato soprattutto un episodio verificatosi nella notte del 19 giugno 2015, a far naufragare il sogno di qualsiasi progetto imprenditoriale di questo tipo, nell’area in questione. Perlomeno fino ad ora. Quando “ignoti” – secondo le testimonianze raccolte – esplodono almeno tre colpi di fucile da caccia, attingendo la parte esterna del container dove dormivano due membri del personale volontario di vigilanza della Onlus ‘Athena’. Altri due colpi vengono esplosi in direzione dell’altro container adibito a biglietteria, in quel momento vuoto (e per fortuna, visto che detti colpi in questo caso sono penetrati anche all’interno del container). Così, scrivono i carabinieri che sul posto trovarono sette bossoli di fucile: “Per puro miracolo l’evento non ha avuto conseguenze tragiche”. E per questi motivi, lo scorso luglio, il Consorzio ha scritto una lettera indirizzata al Prefetto, al Questore, ai Sindaci di Lizzano e Taranto, comunicando che a partire da quella data avrebbe chiuso tutte le attività e i servizi del Parco delle Dune (compresa l’attività di parcheggio dei veicoli) sino al termine della stagione estiva.

Così è, se vi pare. Con buona pace delle numerose attività di particolare valore turistico e culturale che erano state previste dal progetto: visite guidate all’interno del parco, passeggiate a cavallo sulle dune, punto ristoro con sosta veicoli, attività di immersioni subacquee con personale specializzato, servizio navetta da e per gli stabilimenti balneari, organizzazione di serate a carattere culturale, con mostre a tema e presentazione di opere letterarie. È una resa temporanea, forse. Perché il progetto ora è a disposizione di quanti – singoli, associazioni – siano disposti soprattutto a sfidare il “contesto di un’arrogante volontà criminale di supremazia nella zona delle marine di Lizzano e di controllo, quasi mafioso, di tutte le attività economiche e commerciali ivi esistenti” per dirlo ancora con le parole usate dai magistrati.

Condividi:
Il Corriere di Taranto, i fatti del giorno. Contatta la nostra redazione: [email protected]

Commenta

  • (non verrà pubblicata)