Badanti e assistenza sanitaria

 

pubblicato il 21 Novembre 2015, 08:07
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Giuseppe Stasolla, presidente dell’Associazione tarantina “Verso Est”, esordisce in conferenza stampa spiegando che «sul social network “Odnoklassniky ru”, il Facebook russo, c’è la “pagina” di “Verso Est” alla quale si sono iscritte oltre mille badanti che lavorano a Taranto: oltre al classico “passaparola”, questo è il principale canale di comunicazione con il quale queste donne originarie dei paesi europei dell’Est, utilizzando i loro smartphone, scambiano informazioni e consigli su come integrarsi al meglio nella nostra comunità».

Presso la sede del Distretto sanitario “Taranto Unico” della ASL Taranto, è stato presentato in conferenza stampa il progetto “Assistenza Donna Straniera”, una innovativa iniziativa del Distretto “Taranto Unico” dell’ASL Taranto e dell’Associazione “Verso Est” che, in forza di una convenzione, si svolge con il concerto del Distretto Taranto Unico e dei suoi consultori.

Sono intervenuti Stefano Rossi, Direttore generale della ASL Taranto, Silvana Melli, Direttore del Distretto sanitario “Taranto Unico”, e, come detto, Giuseppe Stasolla, presidente dell’Associazione tarantina “Verso Est”.

Stefano Rossi ha spiegato che «obiettivo finale del Progetto “Assistenza Donna straniera” è raggiungere la “emersione sanitaria” della persone straniere stanziali a Taranto, una platea composta per la maggior parte da donne, le cosiddette “badanti”».

Silvana Melli ha poi detto «quasi sempre queste persone sono occupate, senza soluzione di continuità, presso le abitazioni delle persone, anziane o malate, alle quali prestano assistenza, e comunque sono libere abitualmente in orari non compatibili con quelli del CUP, dei Presidi Ospedalieri e dei Distretti sanitari; per questo motivo spesso risultano sconosciute all’anagrafe sanitaria e, conseguentemente, sono prive di assistenza sanitaria, anche quella di base».

Guseppe Stasolla ha poi sottolineato che «quelle che non dispongono di un permesso di soggiorno, inoltre, non si rivolgono alla nostra sanità pubblica temendo di essere poi espulse dal nostro Paese; eppure la normativa italiana prevede che tutti i cittadini stranieri debbano ricevere assistenza sanitaria, anche quelli sprovvisti di permesso di soggiorno: rivolgendosi a uno sportello CUP con il documento del loro paese d’origine, saranno iscritti all’Anagrafe sanitaria con un codice sanitario STP (Straniero Temporaneamente Presente), una registrazione i cui dati NON sono condivisi con il Ministero dell’Interno».

L’assistenza sanitaria è un diritto spesso ignorato dai cittadini stranieri che lavorano nel nostro Paese, o al quale spesso non hanno accesso anche “solo” per la difficoltà di comprensione con i funzionari pubblici che, a loro volta, non riescono a “interpretare” documenti scritti in cirillico: di assistere le badanti dell’Est in queste a altre problematiche si occupa il Progetto “Assistenza Donna straniera”.

Silvana Melli ha infatti spiegato che «il Progetto “Assistenza Donna straniera” intende sostenere e rafforzare la cittadinanza della popolazione migrante femminile attraverso lo sviluppo e il potenziamento delle sue competenze civiche in un quadro d’integrazione, con una particolare attenzione alle fasce più deboli e a rischio di esclusione sociale, quali appunto le donne».

Oltre a sollecitare l’interazione con le strutture dei consultori, il Progetto vuole promuovere l’integrazione delle donne immigrate, attraverso la “presa di coscienza” della necessità di curare i profili socio-sanitari e, inoltre, dare impulso alla lotta alle forme di schiavitù “bianca”, come lo sfruttamento del lavoro femminile e la violenza di datori di lavoro tra le mura domestiche.

Il Progetto “Assistenza Donna straniera” informa le donne dei loro diritti, in particolare utilizzando il social “Odnoklassniky ru”, dove la pagina di “Verso Est” è gestita da due mediatrici di madre lingua russa, e con la distribuzione “strategica” di opuscoli informativi in cirillico presso l’Ufficio Stranieri della Questura, gli sportelli immigrazione e il CUP.

Le badanti vengono poi assistite e “accompagnate” da mediatrici culturali nell’espletamento di tutte le pratiche burocratiche per il riconoscimento di questi diritti, dall’iscrizione all’anagrafe sanitaria, all’individuazione del “medico di famiglia” che non deve essere necessariamente lo stesso del nucleo familiare presso cui prestano servizio.

In seguito saranno supportate in tutte le attività per la fruizione dei servizi sanitari: dalla prenotazione delle visite specialistiche, all’accompagnamento per la traduzione del dialogo con il medico, dall’assistenza psicologica dedicata alle specificità e alle esigenze del profilo sanitario della donna, anche in relazione alla religione, all’inserimento nei programmi per la prevenzione con screening, analisi, mammografie, PAP Test, visite ginecologiche e chirurgico-vascolari.

Grazie alla collaborazione con l’ASL Taranto, inoltre, sono stati sviluppati in loro favore particolari programmi di prevenzione, come lo screening tubercolare che partirà a breve.

Silvana Melli ha spiegato che «dopo una prima fase di elaborazione e messa a punto durata 4/5 mesi, da alcuni giorni è iniziata la fase sperimentale del Progetto “Assistenza Donna Straniera” al quale hanno già aderito circa cinquanta donne straniere».

«Nell’occasione, inoltre, queste compilano – ha concluso Silvana Melli – un dettagliato questionario con una serie di informazioni sulla loro condizione socio-assistenziale, il livello di integrazione e le problematiche particolarmente avvertite, dati che a livello statistico permetteranno all’ASL Taranto di individuare con precisione i bisogni di questa comunità che, non dimentichiamolo, assistendo a domicilio malati e anziani, svolge anche sul nostro territorio una funzione sociale importantissima e rappresenta un utilissimo primo presidio di prossimità».

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