Incidente all’Ilva: tragedia sfiorata in Acciaieria

 

pubblicato il 18 Novembre 2015, 20:11
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acciaieria ilvaUn’esplosione alle 6.50 di questa mattina ha scosso il reparto Acciaieria dell’Ilva. Un’improvvisa fiammata si è infatti nell’impianto di Colata continua 1, generando uno scoppio con schizzi di acciaio liquido ad altissima temperatura che per fortuna non hanno investito gli operai al lavoro. Ancora un incidente quindi, l’ennesima tragedia sfiorata.

In relazione all’incidente, l’Ilva in una nota ha precisato che “a causa di una reazione dell’acciaio in paniera si è verificato un principio di incendio presso il reparto Cco 1 (Colata Continua 1) all’interno dell’Acciaieria 1”. Sul posto sono state attivate tutte le procedure di sicurezza e sono immediatamente intervenuti i vigili del fuoco aziendali. “Non ci sono – aggiunge l’azienda – danni alle persone. Per lo spavento alcuni dipendenti sono stati accompagnati in infermeria e dopo gli accertamenti sono stati dimessi. Si sta procedendo con gli interventi di ripristino nel reparto Cco 1 e, nel frattempo, l’acciaieria 1 è in marcia con la seconda colata continua (Cco5)”.

La fiammata, secondo i sindacati, ha provocato l’esplosione con fuoriuscita di acciaio fuso che non ha causato conseguenze. Ma questo non basta a tranquillizzare gli animi all’interno del più grande siderurgico d’Europa. “Due incidenti in due giorni, di cui uno mortale, non sono più in alcun modo tollerabili. Sono evidenti le gravi inadempienze e i ritardi nell’attuazione del piano di risanamento ambientale e di sicurezza degli impianti rispetto ai quali devono rispondere i commissari dell’Ilva”. È quanto afferma la Cgil in una nota diramata in giornata. Per il sindacato guidato da Susanna Camusso, “manca ancora una strategia e un serio progetto capace di dare certezze produttive e occupazionali all’azienda e, in particolare, allo stabilimento di Taranto, senza il quale la situazione non può che logorarsi e, alla lunga, mettere in serio dubbio la permanenza di una produzione strategica per il nostro Paese”. “Il governo – conclude la Cgil – ora convochi i sindacati e apra un confronto sul futuro dell’Ilva che, a partire dallo stato di attuazione del piano di difesa dell’occupazione e di tutela dell’ambiente, costruisca un credibile piano industriale”.

Intanto si svolgeranno domani alle 11 nella sala del regno dei Testimoni di Geova i funerali di Cosimo Martucci, di 49 anni, l’operaio della ditta Pitrelli dell’ appalto Ilva morto ieri mattina in un incidente sul lavoro nel cantiere per realizzare i lavori previsti dall’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) antistante l’area degli impianti del reparto Agglomerato 2. Il lavoratore è stato travolto e ucciso da un grosso tubo d’acciaio durante le fasi di scarico di pezzi di carpenteria metallica della nuova condotta per l’asportazione di fumi e polveri. La morte è sopraggiunta per le profonde lesioni alla testa.

Lo sciopero indetto dai sindacati ieri in Ilva dopo la morte dell’operaio, è terminato alle 7 di stamani, non ha registrato una grande adesione, attestandosi intorno al 20%, almeno nei primi due turni. Sono stati, secondo fonti sindacali, 810 i lavoratori che hanno scioperato. Manca ancora il dato del turno di notte per avere una visuale completa. Va tenuto presente inoltre che i lavoratori del primo turno (che hanno preso servizio alle 7) hanno iniziato a scioperare alle 11. Tenendo presente che ci sono circa 2mila unità sottoposte a contratto di solidarietà e che 800 lavoratori sono sempre di ‘comandata’ sugli impianti, i potenziali scioperanti – spalmati sui tre turni – sono tra i 4mila e i 5mila. Alcuni operai, secondo quanto si è appreso, hanno deciso di devolvere il corrispettivo di ore alla famiglia del collega deceduto.

Infine sulle vicende Ilva e sul suo futuro è tornato oggi a parlare Maurizio Landini, segretario generale della Fiom Cgil parlando oggi a Genova. “Bisogna utilizzare i soldi per garantire gli investimenti sulla salute e sulla sicurezza, una necessità confermata anche dal disastro di ieri con un altra vittima. Non è più accettabile una situazione di questo genere. Serve assolutamente la Newco e che sia il pubblico a garantire questo processo”. “L’idea dell’ingresso dei privati la trovo una sciocchezza – ha detto Landini -: è un modo di svendere e perdere credibilità. È stata fatta una scelta e bisogna andare avanti sulla scelta fatta che è la condizione per poter fare investimenti e dare credibilità. Poi se si apre un passaggio che può riguardare la composizione futura dell’impresa si verificherà, ma partendo da condizioni che permettano di fare una cosa seria. Oggi bisogna mettere in sicurezza l’azienda e i lavoratori. Noi chiediamo che venga realizzato rapidamente il piano e le scelte compiute in questi mesi”.

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