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Corriere di Taranto

Postato il 08 luglio 2018, 17:44 pm
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La scoperta rivoluzionaria è di Yuan Longping, uno scienziato della città di Chansha (la stessa dove studiò Mao), molto conosciuto in Cina per i propri studi sul riso ibrido. A 87 anni è anche diventato il leader della ricerca volta a ottenere una nuova qualità di riso che possa crescere anche in acque salate. Si sa che la risicoltura rappresenta in assoluto la più importante attività economica nel mondo agricolo. L’area coltivata a riso interessa l’11% dell’intera (17,2 per ettaro) superficie arabile mondiale ed è distribuita in 122 Paesi di tutti i continenti.
Il 90% della produzione risicola mondiale è prodotta in Asia, la Cina è il maggiore produttore. In oltre 250 milioni di aziende, in alcune aree rurali asiatiche il riso talvolta è usato per pagare i salari e regolare i debiti. In Cina l’aumento di produzione ottenuto in quest’ultimo quindicennio, è in parte da attribuire all’aumento della superficie destinata al cereale e in parte al miglioramento delle tecnologie produttive adottate.
Le varietà di riso oggi coltivate sono il risultato di un lungo processo di domesticazione e di miglioramento messo in atto dall’uomo. Oggi sono disponibili almeno 180 varietà di riso, la Cina già ora produce più riso di qualsiasi altro paese al mondo ma, se potesse farlo anche in zone ad alta salinità, potrebbe sfamare senza problemi tutta la propria enorme popolazione. Sarebbe una soluzione per la fame anche per milioni di persone nel mondo, sopratutto nel continente africano. In più, alcuni dei terreni tradizionalmente adibiti alle coltivazioni di riso, si potrebbero convertire ad altre colture o all’allevamento, offrendo così un’alimentazione maggiormente variegata.

Il riso coltivato con acqua salata è già in vendita in Cina ma costa più caro di quello tradizionale. Ciò nonostante, sta avendo un grande successo e pare che il motivo principale sia il sapore, molto più intenso e carico di sfumature. Il riso ibrido da un lato potrebbe contribuire ad aumentare le emissioni inquinanti nell’aria; infatti, secondo uno studio risulta che il riso piantato in un ambiente saturo di anidride carbonica è mediamente più caldo, questo è un fattore scatenante di pericolose emissioni di metano. Ma non sarebbe direttamente il riso il responsabile per questo processo, le vera causa sono dei microrganismi che vivono nei terreni che si nutrono delle sostanze prodotte dalle piante di riso. In pratica, quando aumenta la concentrazione di CO2 nell’aria, il riso cresce più in fretta perché la fotosintesi subisce una notevole spinta. Di pari passo, con il rafforzarsi della pianta, anche i microrganismi diventano più robusti e maggiormente capaci di immettere metano nell’atmosfera.

La pianta ha molta adattabilità a svilupparsi in differenti ambienti agro ecologici. Le tecnologie con cui sono state ottenute forma e dimensione, hanno migliorato caratteristiche qualitative e organolettiche, la diversità tra le piante di riso coltivate e il risultato degli sforzi per migliorare l’adattabilità della pianta ai diversi ambienti agroecologici e alle preferenze del consumatore. La ragione di questo miglioramento è in gran parte da attribuire all’introduzione e diffusione in Cina, a partire dalla metà degli anni ’70, di varietà di riso ibrido, in grado di fornire livelli produttivi superiori di circa il 20% a quelli delle migliori varietà tradizionali.

In passato viaggiando in lungo e in largo nelle campagne cinesi lungo il fiume Azzurro e Giallo, ricordo che nel 2004 l’ONU,  attraverso la FAO, dedicò l’anno internazionale al riso, con lo scopo di promuovere la consapevolezza del ruolo vitale svolto dal riso per l’intera umanità, con l’obiettivo di ridurre la fame e la povertà. Nell’anno internazionale del riso sono state organizzate più di un migliaio manifestazioni, in oltre 60 Paesi produttori. In Cina, in Giappone, in Corea del Sud e in Vietnam, nello stesso periodo si è avuto un aumento di superficie per usi agricoli, cosi come nell’Africa sub-sahariana, in USA, in Egitto e Repubblica del Congo per citare alcuni paesi.
Secondo i dati della FAO, alcuni paesi al mondo stanno vivendo momenti di siccità estrema per le conseguenze del riscaldamento globale; sono soprattutto lo Sri Lanka, la Corea del Sud, Il Nepal e l’India, gli ultime 2 colpiti anche da devastanti inondazioni. La stessa Cina non è al sicuro, con notevoli fasi di siccità il cui effetto principale è un forte calo delle produzioni agricole. È pur vero che proprio dalla Cina, arrivano le più innovative azioni per limitare l’inquinamento: pensiamo alle recenti misure per chiudere circa il 40% delle fabbriche o agli ingenti investimenti in energie rinnovabili. Per limitare il problema della siccità e delle scarse risorse idriche, si sta puntando molto su coltivazioni di riso sostenibili, sulle coste del Mar Giallo sono in corso esperimenti con acqua salata al 0,6 %, la Cina ha 60 milioni di ettari di terre saline e alcaline, sono state piantate circa 200 varietà di riso modificate, per osservarne la reazione in ambiente fortemente salino. Nei campi, è stata pompata artificialmente l’acqua del mare, dopo essere stata diluita perché caratterizzata da una forte concentrazione di sale. I risultati dell’esperimento sono stati decisamente positivi, superando ogni più rosea aspettativa iniziale. In alcune zone, infatti, sono state prodotte circa 9 tonnellate di riso per ettaro, quando l’obiettivo era stato fissato in appena la metà. Anche l’India sta sperimentando questi sistemi, sono riusciti ha raccogliere riso 15 kg di riso seminandone solo dieci. Il riso cresce nelle zone molto umide e con elevate temperature nell’arco di tutto l’anno. Per questa ragione è coltivato soprattutto nelle regioni dei monsoni dove rappresenta l’alimento principale della popolazione. Anche nelle zone desertiche del Golfo Persico e nel Shael si sono ottenuti buoni risultati, con questo sistema gli africani potrebbero superare almeno la carenza alimentare.

Sapranno ora gli uomini a sfruttare questa scoperta in modo saggio e razionale? L’Italia per una volta non ha questo problema, essendo il maggior produttore di riso d’Europa. Staremo a vedere.

Testo e foto di Franco Guarino

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