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Domani, giovedì 14, si terrà l’ultimo Ammainabandiera del 65° Deposito Territoriale dell’Aeronautica Militare.
Si concluderà, così, la bella storia di una struttura militare nata a Taranto negli Anni Trenta a supporto soprattutto dei grandi idrovolanti del confinante idroscalo “Luigi Bologna”. Caratteristico il lungo pontile che si allunga nel secondo seno del Mar Piccolo per far scaricare le navi cisterna, ma importante (anche se poco conosciuto) il grande patrimonio boschivo che si estende dal Mar Piccolo alla Provinciale Taranto-S. Giorgio J. (appena prima del deposito Coca Cola) custodito con cura militare dal “65°”. Con la cerimonia anche questa struttura chiuderà i battenti. Per l’occasione presiederà il Gen. Brig. Ettore Ciniglio Appiani, capo del Servizio Supporti del Comando Logistico A.M.
Questo il programma. Dalle ore 10 alle 10.30 arrivo autorità e ospiti; alle 10.40 alle 11.15 la cerimonia di Ammainabandiera; seguirà un Vin d’Honneur presso la Sala Convegno Unica.
Immediatamente dopo la cerimonia, il Gen. Brig. Ciniglio Appiani avrà il piacere di incontrare i giornalisti per una breve conferenza stampa ed eventuali interviste.

Alcuni cenni storici del 65° Deposito Territoriale A.M.
Il 65° Deposito dal punto di vista funzionale è un deposito carburanti per l’Aeronautica che stocca grandi quantità di combustibile per poi distribuirlo negli aeroporti di quasi tutto il Mezzogiorno.
La sua origine affonda le radici negli anni Trenta del secolo scorso quando Taranto vantava il più importante idroscalo per i giganteschi idrovolanti della serie Kant Z (proprio sul Mar Piccolo e accanto al Deposito), e l’importante Aeroporto “Marcello Arlotta” di Grottaglie dov’era di stanza la Scuola Centrale di Pilotaggio della Regia Aeronautica. Oltre a Taranto, c’erano aeroporti militari a Manduria, Brindisi, Brindisi Idroscalo, Gioia del Colle, Lecce, Galatina, il “Gino Lisa “ di Foggia, idroscalo del lago di Varano, Bari Palese e altri ancora.
Essenzialmente, oltre alle grandi cisterne interrate, il 65° Deposito è costituito da un parco autobotti, una stazione di carico del carburante, e un lungo pontile che dall’ombroso bosco oltre Cimino si propende in Mar Piccolo per consentire alle navi cisterne – attraversati i due seni di Mar Piccolo – di trovare i fondali giusti per attraccare e scaricare (con un raffinato sistema di sicurezza) il carburante nei depositi.
Ma tutto quanto scritto non può assolutamente dare l’idea di cosa sia davvero il 65° Deposito oggi comandato dal ten.col. Rossano Rocco Coppari: la cosa più sorprendente è che l’intera struttura è “affogata” nel verde di un bosco antico e curato come pochi altri (e parliamo sempre di strutture militari). Un bosco che è la prima cura per gli uomini del Deposito, ed è – ancora una volta – testimonianza del lascito di civiltà e cultura degli uomini in divisa (diverse divise) sul nostro territorio.

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