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Nella scorsa settimana si sono svolte altre due udienze del processo ‘Ambiente Svenduto’ sul presunto disastro ambientale provocato dall’Ilva, nell’aula bunker della Procura situata nel quartiere Paolo VI, dinanzi alla Corte d’Assise di Taranto presieduta dal giudice Stefania D’Errico, e del giudice a latere Fulvia Misserini, che vede ben 47 imputati (44 persone fisiche e tre società). Diverse le udienze del mese scorso, che si sono svolte il 4 e il 6 aprile, un’altra il 10, complice lo sciopero proclamato dagli avvocati penalisti impegnati nel dibattimento in corso, che hanno protestato per il fitto calendario di udienze previsto dalla Corte d’Assise di Taranto. Le altre si sono svolte il 17, il 18 e il 24 aprile.

(leggi l’ultimo articolo sul processo ‘Ambiente Svenduto’ http://www.corriereditaranto.it/2018/05/07/ilva-ambiente-svenduto-protagonisti-in-aula-gli-anni-bui-della-provincia-sotto-la-guida-florido/)

L’udienza più importante è stata sicuramente quella del 24 aprile, come riportato la scorsa settimana, quando è stato interrogato dai pm della Procura, l’ex dirigente della Provincia di Taranto Luigi Romandini, indubbiamente tra i testimoni chiave dell’intero dibattimento. L’ex dirigente della Provincia ha infatti ribadito in aula lo scorso 24 aprile, rispondendo alle domande del pm Remo Epifani e del suo avvocato Riccardo Mele, le accuse che portarono nel novembre del 2012 all’arresto dell’ex presidente Gianni Florido e dell’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva e del direttore generale della Provincia Vincenzo Specchia. Romandini si è però anche dovuto difendere dalle domande della difesa, in particolare da parte dei legali Claudio Petrone (difensore di Florido), Laura Palomba (legale di Conserva) e di Andrea Sambati (avvocato di Specchia) e di Giandomenico Caiazza che difende l’ex responsabile delle relazioni Ilva, Girolamo Archinà.

Di fatto, negli anni in cui Romandini era dirigente della Provincia, atti pro Ilva non ne arrivarono: secondo l’ex candidato sindaco, se ciò è avvenuto, è stato soltanto per la sua tenace resistenza alle pressioni del trio degli imputati (che per Romandini intrattenevano in quegli anni rapporti quotidiani con Archinà); i quali invece si sono sempre difesi, anche negli interrogatori di garanzia, affermando che i provvedimenti erano emanati dagli uffici del settore Ambiente in totale autonomia, e che loro si sarebbero semplicemente attenuti a svolgere attività di stimolo nei confronti dei dirigenti, affinché si velocizzassero gli iter, dando le risposte che Ilva chiedeva, ma senza influenzare le scelte finali. In aula si è anche parlato di quanto decise il Tar di Lecce, che impose alla Provincia di Taranto una decisione in tempi celeri sulle autorizzazioni richieste dall’azienda in merito alla discarica Mater Gratiae.

Durante il dibattimento della scorsa settimana, l’avvocato della Provincia Cesare Semeraro, ha dichiarato alla Corte d’Assise che durante l’udienza al Tar venne fuori una lettera firmata dallo stesso Romandini, che gli fu mostrata nell’occasione dall’avvocato dell’Ilva, in cui si diceva che la Provincia a breve avrebbe dato una risposta sulle autorizzazioni richieste. Lettera di cui però lo stesso Semeraro non era stato messo a conoscenza da Romandini, il quale in aula si è difeso affermando che fu colpa dell’avvocato Semeraro se la Provincia non impugnò davanti al Tar la questione Mater Gratiae.

L’8 e il 9 maggio si è tornati nuovamente in aula per proseguire l’esame e il contro esame dello stesso Romandini. Il quale ha confermato nuovamente le sue accuse: ovvero quelle di aver subito in diverse occasioni intimidazioni e minacce, anche di licenziamento, per non aver voluto firmare provvedimenti favorevoli all’Ilva in assenza, a suo dire, delle condizioni e dei tempi previsti dalla legge. L’ex dirigente del settore Ambiente della Provincia, martedì scorso è stato audito per altre quattro ore, dopo le sette ore dello scorso 24 aprile.

Durante le quattro ore di interrogatorio da parte dei legali della difesa, in particolar modo dall’avvocato dell’ex presidente della Provincia di Taranto, Claudio Petrone, Romandini ha confermato di aver subito minacce di revoca dell’incarico di dirigente fin dal 2006, soprattutto per aver negato l’autorizzazione all’esercizio della famosa discarica per rifiuti pericolosi Mater Gratiae. Durante il dibattimento inoltre, il legale di Romandini, l’avvocato Riccardo Mele, ha presentato alla Corte d’Assise una serie di documenti ai quali l’ex dirigente della Provincia ha poi agganciato le sue dichiarazioni. Tra gli episodi più eclatanti che si sarebbero verificati in quel periodo, Romandini ha ricordato il provvedimento attraverso il quale la Polizia Provinciale fu sottratta alle sue competenze qualche giorno dopo l’applicazione di una sanzione pecuniaria all’Ilva. Provvedimento che comprendeva anche la richiesta di sospensione di Emilio Riva dall’incarico di amministratore della stessa società. L’ex dirigente ha inoltre rivelato di aver scritto ben tre lettere al presidente Florido stigmatizzando l’operato dell’allora direttore generale Specchia che – a detta dell’ex dirigente – avrebbe assunto un atteggiamento ostile nei suoi confronti per via dell’approccio di Romandini ad alcune pratiche in materia ambientale, minacciando addirittura il licenziamento.

Pressato dalle domande del legale Petrone, Romandini ha ribadito più volte che nell’espletamento delle pratiche del settore Ambiente durante gli anni della sua gestione, non si sarebbero mai registrati ritardi, tanto da diventare il primo nella produttività dell’esecuzione e dell’emissione degli stessi:l’attività sarebbe stata più che raddoppiata, con tutti gli atti esitati nella stragrande maggioranza dei casi all’interno dei tempi di leggi. Ma su quelli riguardanti l’Ilva, Romandini ha ribadito di aver ricevuto costantemente pressioni: nel caso mancassero i requisiti di legge gli si chiedeva comunque di concedere l’ok; se invece i requisiti ci fossero, bisognava procedere al massimo in tre giorni, ad horas, celermente, eventualità che Romandini ha definitivo essere assolutamente impossibile.

L’avvocato Petrone ha chiesto di conto al Romandini se in base all’Accordo di Programma del’aprile del 2008, in cui veniva chiesto agli enti di esperire le autorizzazioni in materia di AIA entro 300 giorni (accordo che comprendeva anche Eni, Cementir, Sanac ed altri), preceduti dalla lettera del ministero dell’Ambiente, lui stesso non riscontrasse l’urgenza dei provvedimenti che gli veniva richiesta dagli imputati Florido, Conserva e Specchia. Stessa domanda ha riguardato la famosa ordinanza del TAR di Lecce, con cui il tribunale amministrativo intimava all’ente Provincia di adempiere alle sue funzioni nel rispondere alle richieste dell’Ilva, esprimendo il diniego del settore Ambiente soltanto nell’ultimo giorno utile, con la notifica dell’ordinanza del 2 dicembre 2008: ma Romandini ha tenuto a ribadire sempre lo stesso concetto: ovvero che a prescindere da tutto, ci sono tempi incomprimibili, previsti dalla legge per concedere le autorizzazioni richieste, che non potevano essere eluse dal settore da lui gestito, nonostante ci fosse anche una risarcimento danni da parte di Ilva di ben 520mila euro.

Romandini ha inoltre ribadito che Florido sapesse tutto delle vicende riguardanti le pressioni ricevute in particolar modo dallo Specchia, quando gli è stato chiesto il perché non abbia mai messo nero su bianco nel corso degli anni questi episodi. Così come  stato chiesto a Romandini come facesse ad essere a conoscenza del presunto disappunto dell’ex presidente Florido in merito al suo operato sulla vicenda Ilva, rispondendo che all’interno dell’ente lo sapessero tutti: anche gli stessi Semeraro e Conserva.

Nei prossimi giorni pubblicheremo altri articoli inerenti le audizioni della scorsa settimana.

(leggi qui tutti gli articoli del processo ‘Ambiente Svenduto’ http://www.corriereditaranto.it/?s=ambiente+svenduto)

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Gianmario Leone
Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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