Emanuele Spataro

Corriere di Taranto

Postato il 15 aprile 2018, 14:41 pm
13 mins

Il mare e la marineria dovrà essere, giocoforza, il cardine dello sviluppo sostenibile della città di Taranto

Approfondimento con la dott.ssa Laura Tafaro, coordinatrice del corso di laurea triennale in “Scienze e gestione delle attività marittime” dell’Università degli Studi di Bari ed al docente di Diritto della navigazione, Nicolò Carnimeo

Il richiamo del mare torna a soffiare forte sulla città dei Due Mari, gonfiando le vele del tanto auspicato e solo in parte perseguito sviluppo sostenibile della città bimare. Un connubio millenario, quello fra Taranto e la marineria, foriero di ricchezze e, talvolta, di saccheggi e sventure. Un’unione che è stata sottolineata anche in occasione della Giornata Nazionale del Mare e della cultura marina, lo scorso 11 aprile.

Dal mare sono arrivate, in epoca classica, le prima avvisaglie che portarono allo scontro con l’antica Roma; sempre dal mare sono giunti predoni arabi, in epoca medioevale, che rasero al suolo per ben due volte la città ionica.  Come non dimenticare, infine, quella che fu definita, nei libri di storia, come “la notte di Taranto”, con il bombardamento, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, della flotta militare italiana stanziata, in massima parte, all’interno dei due seni del Mar Piccolo. Ad ogni trauma inferto da nemici che comparivano all’orizzonte delle isole Cheradi, Taranto è saputa ripartire con più slancio e sicurezza nel futuro. Ed è infatti dalle macerie di una distruzione saracena che germogliò il seme della rinascita, durante la successiva dominazione bizantina, che portò poi Taranto a diventare un florido Principato (1088 d.C. – 1465 d.C.). Talmente potente da sfidare il Regno di Napoli per poi soccombere, guarda caso anche questa volta, all’invasore proveniente dal mare, dopo oltre un anno di assedio della flotta capitanata dal re Ferdinando I e a seguito del matrimonio combinato con Maria D’Enghien, vedova del principe di Taranto Raimondello del Balzo Orsini.

Nonostante le innumerevoli invasioni, infatti, Taranto ha sempre guardato al mare con ottimismo e speranza, senza mai volgergli le spalle. La città dei Due Mari, infatti, a differenze di gran parte degli insediamenti urbani sorti nell’arco ionico, ben arroccati nell’entroterra delle murge dove poter avvistare anzitempo eventuali invasioni provenienti dal mare, ha sempre delegato al forte dell’isola di San Paolo la difesa dei confini marini, adagiandosi placidamente lungo la costa ed usufruendo delle ricchezze che lo stesso mare donava attraverso il commercio ed i prodotti ittici. Taranto non poteva né può rinnegare il mare per una semplice ragione: non può farne a meno. Citando il mito di Taras, leggendario fondatore dell’omonima città nonché figlio del dio Poseidone, Taranto è figlia del mare ed il suo destino è inevitabilmente legato alle sorti ed alle novità che il mare porterà in dono. La stessa conformazione geografica della città ionica, con un mare costiera accogliente e protetto che si unisce al “Mar Grande”, ovvero lo Ionio, rende l’idea di questo legame inscindibile.

Legame, come detto in precedenza, evidenziato in occasione della Giornata del Mare e della cultura marina, con diverse iniziative. Fra queste abbiamo parlato diffusamente del seminario dal tema: “Il mare si racconta”, organizzato dall’Università degli Studi di Bari all’interno della Scuola Sottufficiali M.M. a San Vito. In quell’occasione è stato presentato il piano di studi del corso di laurea triennale in “Scienze e gestione delle attività marittime”, le cui iscrizioni sono aperte ai civili nonché ai militari di carriera della scuola allievi marescialli della Marina Militare italiana (leggi qui ).

In quell’occasione la coordinatrice del corso, Laura Tafaro, ha voluto sottolineare il profondo legame con il mare e la marineria insito nel corso di studio. Tafaro pone come data di nascita simbolica del corso il momento in cui “abbiamo sognato questo corso di studio, dal momento in cui abbiamo sentito il canto di questo corso di studio. Ora, in questo  momento storico – ha proseguito Tafaro – da più parti, soprattutto a Taranto, si sta guardando al mare, anche come prospettive occupazionali e come prospettive di sviluppo del territorio”, rivendicando la scelta di voler investire in un corso di laurea, facente capo ad uno specifico dipartimento, incentrato sulla gestione delle attività e della cultura marina risalente all’anno accademico 2009/2010. Al riguardo la dottoressa Tafaro ha sottolineato gli importanti risultati accademici raggiunti. “Facciamo ricerca di qualità e siamo stati premiati, a livello nazionale e a livello di ateneo, siamo il primo dipartimento che si è contraddistinto, dagli altri, per la qualità della ricerca”.

Tornando a sottolineare il legame con il mare, Tafaro ha aggiunto: «Questo sogno l’abbiamo avuto 8 anni fa, quando abbiamo detto: “Il mare unisce”. Le istituzioni del territorio, la Marina Militare e l’Università insieme hanno progettato quest’offerta formativa».

In relazione alle sfide che connotano la vita degli uomini di mare e di chi opera nell’ambito della marineria, Tafaro cita la celebre canzone di Francesco De Gregori (“Il canto delle sirene”) e le peripezie di Ulisse (libro XII dell’Odissea), per resistere alla voce seducente delle sirene stanziate nei pressi dell’Isola delle sirene, tura con la cera le orecchie ai suoi marinai e si fa legare all’albero maestro della nave per non incorrere nella tentazione di gettarsi incontro al suono della voce delle sirene e morire così sopraffatto dalle correnti marine o infranto contro qualche scoglio. Un canto, quello delle sirene, che si presta a diverse chiavi di lettura ma che, in buona sostanza, sintetizza il principale rischio in cui incorre ciascun navigante. Quello di perdersi per la troppa sete di conoscenza, per rincorrere passioni o per la continua ricerca di nuovi lidi, smarrendo la rotta maestra e la propria identità. Poiché ciascun uomo di mare dovrebbe sempre mantenere un ancoraggio con la terraferma, un luogo natio presso il quale far ritorno ed al quale far riferimento.

Non sarà il canto delle sirene che ci innamorerà, noi lo conosciamo bene, l’abbiamo sentito già,
e nemmeno la mano affilata, di un uomo o di una divinità.
Non sarà il canto delle sirene in una notte senza lume, a riportarci sulle nostre tracce, dove l’oceano risale il fiume, dove si calmano le onde, dove si spegne il rumore”. Tafaro recita questa prima strofa della canzone di De Gregori,  citando successivamente la strofa nella quale si evidenzia la lontananza dell’uomo di mare dagli affetti. Mio padre era un marinaio, conosceva le città, mio padre era un marinaio, partito molti mesi fa. Mio figlio non lo conosce, mio figlio non lo saprà, mio padre era un marinaio, partito molti mesi fa”. Del resto, il secolare connubio tra Taranto e la Marina Militare è dimostrato dai dati che attestano la presenza della forza armata, con le annesse imprese dell’indotto nonché i lavoratori dell’Arsenale della Marina Militare, come seconda impresa a Taranto, per numero di dipendenti, dopo l’Ilva.

Anche per tali ragioni, Tafaro ha sottolineato che il mare è da intendersi come una risorsa nonché come fonte di sviluppo per un territorio. Un territorio al quale far ritorno. “Non sarà il canto delle sirene – prosegue la citazione del cantautore De Gregori –che ci addormenterà, l’abbiamo sentito bene, l’abbiamo sentito già, ma sarà il coro delle nostre donne, da una spiaggia di sassi. Sarà la voce delle nostre donne, a guidare i nostri passi, i nostri passi nel vento, e il vento ci prende per vela”.

Una strofa che Tafaro riconduce alla concretezza che dovrebbe guidare l’agire. Questo perché il mare unisce popoli, culture, tradizioni ma senza che le stesse vengano sopraffatte da una cultura dominante, senza che le proprie radici vengano divelte o sacrificate sull’altare della globalizzazione. “Il canto che abbiamo sentito noi non è stato il canto delle sirene bensì il canto della concretezza – precisa Tafaro -. I laureati che lavorano nelle attività marine e marittime sono ingegneri, dottori in economia, laureati in giurisprudenza che lavorano, a vario titolo, in queste attività. Ci siamo domandati, visto che la Puglia ha oltre 800km di costa, perché non mettere su un’offerta formativa destinata specificamente a chi dovrà lavorare, a vario titolo, intorno al mare?”.

Nel corso del seminario si è inoltre fatto cenno al progetto “Mare d’inchiostro” organizzato dall’associazione di scrittori e giornalisti di mare: la Vedetta sul Mediterraneo, assieme al Dipartimento Jonico dell’Università di Bari e all’Istituto Nautico Carnaro di Brindisi. Questo progetto mira alla valorizzazione della cultura marittima come risorsa attraverso il Festival della letteratura del mare ed una serie di appuntamenti e workshop che si terranno nelle scuole e negli istituti nautici che aderiranno all’iniziativa. Ad anticipare le finalità del progetto il docente di Diritto della navigazione dell’Università di Bari, Nicolò Carnimeo.

In essi sarà dato spazio ai racconto di  scrittori e giornalisti che hanno trattato, in libri e saggi, dell’argomento. È previsto, per quanto concerne il Festival della letteratura del mare, un evento a Taranto che sarà realizzato in autunno in collaborazione con la Marina Militare. È questa una delle iniziative messe in campo dalla Legge speciale per Taranto, approvata lo scorso gennaio. In essa viene proposto anche la nascita di una Filiera della nautica che possa mettere a sistema tutti gli istituti di formazione, dalle scuole secondarie ai corsi universitari e master, al fine di offrire un’offerta formativa, nonché didattica, efficiente e variegata.

Il mare e la cultura marina tornano protagoniste delle scelte economiche, strategiche e politiche della città di Taranto. Spetterà ora alla classe politica locale e regionale tramutare in finanziamenti concreti quanto già posto in essere se si vuole fattivamente perseguire questo modello di sviluppo alternativo alla grande industria. Buon vento.

Emanuele Spataro

Corriere di Taranto

"Nothing is real and nothing to get hung"...