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Corriere di Taranto

Postato il 15 aprile 2018, 08:52 am
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A Taranto torna la grande lirica con una messa in scena American Graffiti de «La serva padrona», spettacolo con cui la città celebra il genius loci Giovanni Paisiello. Dopo lo straordinario successo della rappresentazione «en plein air» della scorsa estate al Festival a lui intitolato, i riflettori si riaccendono su un pezzo importante del Settecento musicale con una rappresentazione in teatro nell’ambito della Stagione concertistica degli Amici della Musica «Arcangelo Speranza», cui si deve anche l’organizzazione del Giovanni Paisiello Festival. L’appuntamento con l’intermezzo buffo che il compositore tarantino musicò nel 1781, durante il soggiorno alla corte di Caterina II di Russia, è in programma giovedì 19 aprile (ore 21) al Teatro Orfeo con l’Orchestra Barocca, ensemble diretto da Sabino Manzo che suona strumenti storici, la regia e le scene di Chicco Passaro e i costumi di Francesca Marseglia.

Dunque, dopo gli exploit del Giovanni Paisiello Festival, l’appuntamento con il teatro d’opera si rinnova nel capoluogo ionico nel segno del figlio più illustre, con il soprano Valeria La Grotta (la serva Serpina) e il basso Giuseppe Naviglio (l’anziano nobile Uberto) coadiuvati dal mimo Gabriele Salonne (il servo Vespone). Sono, infatti, soltanto due i cantanti previsti nella partitura dell’opera scritta da Paisiello su libretto di Gennaro Antonio Federico e che quasi mezzo secolo prima Pergolesi aveva messo in musica con straordinario successo contribuendo in maniera determinante a far scoppiare a Parigi la celebre Querelle des Bouffons, con i futuri enciclopedisti sostenitori della supremazia del teatro musicale italiano su quello francese.

Dunque, è con Pergolesi che si afferma il best seller di Federico, nel quale l’amore tra la serva e il suo padrone trionfa in un matrimonio interclassista, salvo poi conoscere un’ulteriore popolarità con la ripresa di Paisiello in una versione che il critico musicale Paolo Isotta definisce «letteralmente schiacciante».

Non avendo nuovi libretti a disposizione, il compositore punta su un testo di grande successo e, con la chiara intenzione di confrontarsi con il celebre precedente, “ruba” «La serva padrona» a Pergolesi per festeggiare il quarto onomastico del granduca Alessandro. L’intermezzo va in scena a Tsarkoe Selo, residenza estiva della corte di Caterina di Russia, il 30 agosto del 1781, e i presenti ascoltano un gioiello di grazia parecchio distante dall’omonima opera di Pergolesi. Di fronte al pubblico della corte imperiale, come spiega Maria Grazia Melucci, Paisiello «rinuncia a una comicità eccessivamente chiassosa e caricata, e le baruffe dei due personaggi vengono qui finemente stilizzate». E nonostante la brevità dell’intermezzo, la gamma di arie è davvero ampia, tra momenti elegiaci e virtuosistici, patetici e di furore, con una «cantabilità facile e distesa, dolce e malinconica».

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