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Corriere di Taranto

Postato il 13 aprile 2018, 15:34 pm
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I proprietari delle aree nelle quali sorge la discarica Vergine non sono responsabili dell’inquinamento e non sono tenuti a bonificare il sito. Lo ha stabilito in via definitiva la Quarta Sezione del Consiglio di Stato

I proprietari delle aree sulle quali sorge la discarica Vergine sita nell’isola amministrativa di Taranto, sequestrata e chiusa dalla magistratura nel febbraio 2014, non sono responsabili dell’inquinamento e non sono tenuti a bonificare il sito. I proprietari delle aree sulle quali sorge la discarica Vergine sita nell’isola amministrativa di Taranto, sequestrata e chiusa dalla magistratura nel febbraio 2014, non sono responsabili dell’inquinamento e non sono tenuti a bonificare il sito. Lo ha stabilito in via definitiva la Quarta Sezione del Consiglio di Stato con sentenza depositata nella giornata di ieri, accogliendo le tesi difensive dell’avvocato Luigi Quinto nell’interesse dei proprietari dell’area. Finisce così una lunga querelle giudiziaria che ha visto contrapposti da un lato i proprietari, dall’altro il Comune e la Provincia di Taranto. Questi ultimi avevano ritenuto di poter imporre ai proprietari la bonifica del sito ritenendoli responsabili dell’inquinamento per omessa vigilanza unitamente al gestore dell’impianto, cioè la società toscana Vergine srl. Il Consiglio di Stato ha invece escluso ogni ipotesi di responsabilità dei proprietari poiché il sito era recintato, sotto sequestro e non accessibile direttamente e perché le emissioni odorigene erano di dubbia provenienza per la vicinanza del depuratore del Comune di Lizzano. «Il dato che però secondo i giudici d’appello – sottolinea l’avv. Quinto – esclude il coinvolgimento dei proprietari è rappresentato dalla specifica responsabilità del gestore per l’attività di chiusura e post gestione della discarica, assistita da una garanzia finanziaria senza la quale non è possibile consentire l’esercizio dell’attività. La decisione del massimo giudice amministrativo vale anche ad escludere quanto ipotizzato dalla Regione Puglia e dal Commissario dell’Ager di procedere alla bonifica in danno dei proprietari, costituendo un privilegio speciale sull’area». La decisione apre uno scenario problematico, perché il gestore nel frattempo è fallito e perché «né la Provincia né la Regione – conclude il legale – sono in possesso delle garanzie finanziarie prescritte dalla normativa. La responsabilità della vicenda potrebbe quindi ricadere sugli enti pubblici che hanno consentito l’esercizio dell’attività senza le prescritte garanzie finanziarie».(ANSA).

 

 

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