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Il prof. Rino Montalbano, docente di Progettazione Architettonica e Urbana, presso il Politecnico di Bari, accompagnerà i presenti in un percorso dimostrativo, descrivendo la mostra “Progetto Taranto”, nel cui ambito saranno presentate alcune “Sperimentazioni Didattico – Progettuali Diffuse Sulla Città di Taranto” e l’ istallazione “Modello Taranto 5×5” (maquette in scala 1: 1.000 della città di Taranto delle dimensioni di 5×5 mt). In questa occasione, verranno presentati i temi per l’edizione PHI 2018. Così, a ottobre, presentammo il workshop internazionale PHI , prima edizione di International and Multidisciplinary Workshop PHI 2017 – ‘Progress(es) – Theories and Practices’ (leggi http://www.corriereditaranto.it/2017/10/09/dal-workshop-internazionale-phi-linee-di-indirizzo-per-ripensare-la-citta-vecchia/).
Ebbene, nei giorni scorsi l’appuntamento conclusivo, riguardante la nostra città, nella sede del Politecnico, al quartiere Paolo VI. A condurre il prof.Rino Montalbano, docente tarantino trapiantato per lavoro a Bari, ma che alla sua città dedica molto del suo tempo, didattico e non solo, tanto da aver messo su la ricerca di cui sopra, oltre ad essere il referente del Politecnico nei tavoli interministeriali dedicati a Taranto. Insomma, uno che i problemi della nostra città li conosce molto bene e cerca, nell’ambito delle sue competenze e possibilità d’intervento, di offrire sponde affinchè si esca o si possa uscire dai tormenti purtroppo in cui Taranto, appunto, è caduta.

E allora, entri nell’aula magna del Politecnico e non puoi che respirare energia allo stato puro. Studenti, docenti e non solo che popolano una sede fin troppo decentrata ma che è cuore pulsante di idee, entusiasmo, coraggio creativo, voglia non solo di conseguire una laurea ma anche di trasferire nuovo pensiero alla società. Ecco, se c’è stata una considerazione a margine dell’evento, è proprio quella che la città dovrebbe aggrapparsi alla sua università, per quanto costola barese. Non può, in sostanza, l’università restare entità a parte ma diventare invece fucina di cambiamenti, vivere in perfetta simbiosi con una città che di idee e competenze ha bisogno estremo e urgente.
Puoi comprenderlo non appena ascolti come nascono le idee. Magari da una serie di pensieri affidati a post it incollati su una lavagna e poi miscelati e diventati idee percorribili, e infine progetti seri. Fatti con la visione scevra da ruggini, soprattutto in chiave futura, moderna, a misura del tempo che viviamo. Senza intaccare storia e identità ma guardando al domani.


Due tavoli, scrivemmo allora, tra Taranto e Bari per due esperienze differenti ma simili nel percorso: “I due tavoli di Taranto e Bari hanno affrontato specifiche questioni connesse alla rigenerazione della forma urbana. Per Taranto la riflessione si è concentrata sulla riscoperta del sottosuolo della città antica, come luogo delle interconnessioni socio – culturali ed economiche, ma anche spazio complesso, ancora fisicamente da scoprire e da riconnettere. Per Bari il focus è stato quello della rigenerazione urbana ed economico-sociale del sistema costituito da Piazza Ferrarese e Piazza Mercantile”.
Per la cronaca, ma non certo perchè meno importante, annunciammo che il workshop PHI 2017 era stato co-organizzato dal Politecnico di Bari, dall’Università degli studi di Bari e le unità di ricerca del CIAUD (F A – UL) di Lisbona e CHAM (FCSH-UNL-UAç) di Lisbona e coordinato con il contributo della NAPS LAB. Numerosi i soggetti che hanno supportato l’iniziativa: Polo Museale della Puglia; Regione Puglia – Assessorato Formazione e Lavoro, Politiche per il Lavoro, Diritto allo Studio, Scuola, Università, Formazione Professionale; Giovani Imprenditori di Confindustria Puglia; Comune di Bari – Assessorato alle Culture, Turismo, Partecipazione e Attuazione del Programma; Associazione “Le Città che vogliamo”- Taranto; Associazione “Nobilissima Taranto”- Taranto; Ordine degli ingegneri della provincia di Taranto; Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Bari, Brindisi, BAT; Grafica & Stampa. Rilevante il contributo, tramite l’alternanza scuola – lavoro, fornito dalla partecipazione dei giovani degli istituti superiori: Istituto Professionale Statale per l’Industria e l’Artigianato “Luigi Santarella” di Bari; Liceo Artistico e Coreutico “Ciardo Pellegrino” di Lecce.
Il progetto ha seguito linee di confronto tra diverse generazioni, coinvolgendo giovani studenti delle superiori, studenti universitari, professionisti, ricercatori ed esperti dei vari ambiti dell’industria culturale. L’accostamento tra discipline diverse, quali quelle tecniche e quelle umanistiche, ha generato una fruttuosa discussione circa le forme di creatività, derivate dall’identità dei luoghi, interpretate come forma di sviluppo sociale ed economico, nell’ottica di una innovativa industria culturale.
Rino Montalbano, docente presso il Politecnico di Bari, tra i coordinatori dell’evento, ha accuratamente spiegato i principi di fondo, che hanno ispirato le operazioni: “Abbiamo cercato di rovesciare il punto di vista, quindi abbiamo lavorato sulle idee. Questo ha generato una costruzione di modelli di pensiero, grazie alle proposte di lezioni ed interventi che avevano come obiettivo la messa in evidenza del ruolo della cultura, come motore di sviluppo e come tale capace di produrre contenuti originali. Abbiamo esaminato luoghi, che hanno la propensione ad accogliere le attività innovative e luoghi, che hanno la propensione ad utilizzare queste funzioni per diventare motore di sviluppo prima sociale, poi economico e quindi turistico. Il paradigma a cui vogliamo arrivare è: non abbiamo bisogno del turismo per costruire lo sviluppo, abbiamo bisogno del turismo per potenziare alcuni fenomeni di sviluppo. Il turismo se diventa di massa, consuma risorse; l’unico turismo che può essere impiegato dentro spazi urbani e architetture a così bassa pressione antropica, è un tipo di turismo culturale, un turismo di tipo ‘empatico’, che propone all’interlocutore turista di fare un’esperienza e non di consumare un cliché. Questo rovescia completamente la logica.”


Tante le idee innovative, scriveva sempre la nostra amica e collaboratrice Alessandra Basile, che, nel corso dei lavori, hanno attraversato le varie fasi di studi di fattibilità per verificarne la ipotetica realizzazione, la sostenibilità, la sicurezza al fine di favorire ed accelerare il processo di rinnovamento. Analizzare le criticità, non in funzione della loro messa in evidenza, quanto piuttosto per elaborare proposte di soluzione, è stato questo il core della discussione, durante la quale si è parlato della Città vecchia, delle risorse urbane, delle potenzialità, ma anche dei livelli di degrado sociale ed economico del territorio. Si è voluto provare ad invertire il percorso, partendo dagli ipogei, luoghi poco conosciuti, ma che in realtà sono la radice storica del territorio. “La particolarità delle aree ipogeiche di Taranto, è che costituiscono una città sotterranea con una comunicazione quasi continua, su cui insiste la Città vecchia – continuava Montalbano nell’intervista di Alessandra Basile -. Si potrebbe attraversare la città da parte a parte, senza mai emergere in superficie. Parliamo, idealmente, perché le esigenze della costruzione, in epoche successive, hanno di fatto chiuso e suddiviso il fitto reticolo di cunicoli e gallerie con le arcate e i pilastri dei palazzi nobiliari. Questa è una risorsa straordinaria che non è così scontata, soprattutto in una isola che ha tantissimi camini o punti di accesso e di uscita da questi ambienti sotterranei. Questi due elementi sono già sufficienti per produrre sulla scena un livello di identità, di economia culturale per attivare processi di servizi urbani, servizi sociali e servizi collettivi per aggregare a quelli, servizi innovativi di formazione creativa e iniziare a costruire l’idea di attirare le attenzioni di chi deve produrre cultura. L’industria culturale ha bisogno che la bottega, lo studio d’artista o realtà simili, siano presenti sul territorio dove si andrà a lavorare e produrre il servizio. Ecco che ritornano i modelli di pensiero in un rapporto di scambio continuo, perché in questo modo si ri-alimenta la città, che si ripopola e necessita di servizi, luoghi di lavoro e di esposizione. Ed ecco perché i percorsi museografici immersivi e gli ambiti di vendita e tutti i generi di attività.”
“Alla fine tutto questo è un vademecum, sono linee di indirizzo che suggeriscono quali metodi, quali ricerche, quali procedure l’amministrazione o un altro soggetto, deve compiere per arrivare all’obiettivo individuato. Questo lavoro anticipa un progetto, è tutta quella serie di dati, a cui può sicuramente attingere chi deve poi realizzare un bando, lanciare un’idea, per avere la consapevolezza di ciò che c’è e di ciò che si può fare. Questo schema non è di idealità, ma sono linee concrete. Sicuramente questo lavoro può essere considerato come la costruzione di una progettualità effettiva, non solo di una visione. Sarebbe molto interessante poter replicare questo metodo, istituendo un tavolo scientifico e tecnico per realizzare l’empowerment. Fuori dagli schemi di pura idealità, i lavori ai tavoli sono stati coordinati da esperti di marketing, di economia, di turismo, di architettura. Si è costruito un processo realizzabile – concludeva Rino Montalbano – l’effettiva attuazione o meno non è più una questione tecnica e neanche economica, ma solo di volontà.”
Un lavoro, come potete appena percepire da alcune foto che vi proponiamo, che non è fine a se stesso se soltanto la politica una volta tanto riuscisse a comprenderne la portata e s’affidasse alle competenze, come in questo caso. Lo ha sottolineato, nel corso dell’evento, il consigliere regionale Gianni Liviano, per certi versi lo ha forgiato nel pensiero la prof.ssa Angela Barbanente, ex assessore regionale che nella sua esperienza politica, fra l’altro, ha saputo dotare la Puglia di uno strumento straordinario quale il Piano paesaggistico territoriale: appunto, da docente e da politica illuminata.
Per questo vi proponiamo l’intervista al prof.Montalbano, che in pochi minuti sintetizza il lavoro compiuto e il messaggio spedito a chi ci amministra. Perchè se la politica continua nel suo intento perverso di catturare solo consensi, i ritardi accumulati da una città come la nostra, e in generale dal Paese, saranno putroppo deleteri per le generazioni future che, invece, hanno bisogno di rinnovare la propria freschezza e le speranze coltivate.

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Marcello Di Noi
Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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