Ilva, ‘Ambiente Svenduto’: i ‘fiduciari’ e il loro peso in azienda. Ombre sul caso Archinà-Liberti

Posted on febbraio 09, 2018, 8:34 pm
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Le ultime due udienze del processo ‘Ambiente Svenduto‘ sul presunto disastro ambientale provocato dall’Ilva, che vede alla sbarra 47 imputati (44 persone fisiche e tre società), svoltesi come di consuetudine nell’aula bunker della Procura situata nel quartiere Paolo VI, dinanzi alla Corte d’Assise di Taranto presieduta dal giudice Stefania D’Errico, e del giudice a latere Fulvia Misserini, ha visto ancora una volta al centro del dibattimento il ruolo dei ‘fiduciari’, che per l’accusa costituivano il ‘governo ombra’ del siderurgico tarantino.

La lunga udienza di martedì ha visto protagonista l’ex direttore di stabilimento, l’ing. Antonio Lupoli, che ha confermato la presenza in Ilva dei fiduciari, che operavano in varie aree del siderurgico pur non essendo presenti nella pianta organica del personale dell’azienda, in quando godevano della fiducia totale della famiglia Riva. Come già riportato in un altro articolo, Lupoli ha dichiarato di essersi interfacciato nel corso della sua esperienza in Ilva come capo area del Treno Nastri, con l’ing. Cesare Corti, uno dei fiduciari così detti ‘apicali’ della famiglia Riva. Tra le varie affermazioni fornite dal Lupoli, ha destato molto interesse quella inerente l’assegnazione dei lavori di manutenzione a ditte esterne quando gli impianti subivano fermate programmate o fermate dovute a qualche contrattempo. Secondo quanto dichiarato dal Lupoli infatti, l’avallo finale nell’assegnazione dei lavori era sempre quello dell’ing. Corti. In pratica, secondo quanto dichiarato dall’ex direttore dello stabilimento, o venivano effettuate gare d’appalto alle quali partecipavano non più di 3-4 imprese comunque conosciute dal Corti, oppure, quando si era in presenza di lavori che superavano importi per oltre un milione di euro, la scelta dell’azienda spettava direttamente all’ing. Corti. Infine, Lupoli ha comunque voluto sottolineare che soprattutto a cavallo degli anni duemila, è stato effettuato nella sua area di competenza un miglioramento degli impianti di automazione che ha permesso la realizzazione di un prodotto finito di altissima qualità, e pochissime fermate di manutenzione.

(leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/02/07/ilva-ambiente-svenduto-rischio-sciopero-dei-penalisti-ruolo-dei-fiduciari-sulla-gestione-del-personale/)

Nell’udienza del 7 febbraio è proseguito l’ascolto di alcuni testimoni. Durante l’ascolto di un ingegnere che ha lavorato nello stabilimento a partire dal 1980, durante la gestione Riva era impiegato in area Acciaieria e Ghisa, ha dichiarato che quando venne ascoltato dalla Guardia di Finanza nel 2013, gli venne mostrato un fax non firmato e di questo fatto, secondo le difese degli imputati, “non ne era stato dato atto a verbale“. Evento che ha ovviamente acceso le proteste dei legali della difesa, che hanno chiesto ai giudici della Corte d’Assise di avviare degli accertamenti sul caso ed eventualmente adottare dei provvedimenti per presunte omissioni o attestazioni che considerano non veritiere da parte degli inquirenti durante l’attività investigativa.

Durante l’udienza di mercoledì si è anche tornati a parlare dell’incontro avvenuto il 26 marzo del 2010 in un autogrill sull’autostrada a-14 Taranto-Bari all’altezza di Acquaviva delle Fonti, durante il quale cui, secondo le tesi dell’accusa, l’ex capo delle relazioni istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà avrebbe consegnato una busta contenente 10mila euro all’ex consulente della procura Lorenzo Liberti, che aveva redatto la perizia sulla provenienza delle diossine che avevano avvelenato capre e pecore, come tentativo di corruzione. Interrogata sulla circostanza dell’incontro, una dipendente dell’autogrill ha dichiarato di ricordare che nell’unica occasione in cui fu ascoltata dagli inquirenti, le fu prima mostrato un breve video sui monitor interni della stazione, che ritraeva l’area esterna e nel quale c’erano alcuni fotogrammi che la riprendevano e che, solo in un secondo momento, le furono rivolte alcune domande inerenti le due persone che si intrattenevano vicino all’auto. La teste ha inoltre disconosciuto diverse frasi contenute nel verbale dell’interrogatorio fornito a suo tempo agli inquirenti.

Le prossime udienze sono fissate per il 20 e 21 febbraio. Quando si tornerà in aula e sarà la volta dell’audizione dei medici epidemiologi che redassero la perizia epidemiologica disposta dal gip Todisco nell’ambito dell’incidente probatorio.

(leggi tutti gli articoli su ‘Ambiente Svenduto’ https://www.corriereditaranto.it/?s=ambiente+svenduto)

Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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