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Tornerà in aula domani il processo ‘Ambiente Svenduto’ sul presunto disastro ambientale provocato dall’Ilva, nell’aula bunker della Procura situata nel quartiere Paolo VI, dinanzi alla Corte d’Assise di Taranto presieduta dal giudice Stefania D’Errico, e del giudice a latere Fulvia Misserini. Al centro del dibattimento, come avvenuto nelle udienze della scorsa settimana, ci sarà ancora il ruolo svolto dal presunto ‘governo ombra’ dell’Ilva, gestito dai così detti ‘fiduciari’.

(leggi qui l’articolo sull’udienza della scorsa settimana http://www.corriereditaranto.it/2018/01/11/ilva-ambiente-svenduto-turno-dei-fiduciari-dei-riva-caso-delling-lalinga/)

Si ripartirà con gli interrogatori che i legali della difesa svolgeranno nei confronti dei 12 testimoni chiamati da deporre dall’accusa, tutti dipendenti Ilva e interrogati dalla Guardia di Finanza per diversi mesi in interrogatori fiume, che poi sfociarono il 6 settembre del 2013, con diversi arresti nelle province di Genova, Brescia, Varese, Verona e Taranto, dai militari della Guardia di finanza di Taranto nell’ambito dell’inchiesta ‘Ambiente Svenduto’.

L’udienza di domani ripartirà da dove si è conclusa quella di mercoledì scorso, 10 gennaio: ovvero dalla deposizione del lavoratore Ilva, Domenico Rito, che ha confermato quanto scrissero il gip Todisco nell’ordinanza d’arresto del 2013 e la Guardia di Finanza. Il lavoratore, che negli scorsi anni è stato un elemento di spicco del comitato ‘Cittadini e lavoratori liberi e pensanti’ (cosa che i legali della difesa hanno sottolineato, parlando anche di molti interventi sul suo profilo Facebook che evidenzierebbero una scarsa attendibilità del teste), ha confermato l’esistenza del ‘governo ombra’, con a capo Lanfranco Legnani, il vero ‘direttore ombra’ del siderurgico, ruolo ufficiale che all’epoca era invece ricoperto da Luigi Capogrosso, che secondo la testimonianza fornita in aula dal Rito, avrebbe ricoperto il ruolo di direttore soltanto attraverso lo svolgimento di compiti istituzionali. Legnani era poi affiancato, come ha confermato Rito e viene riportato negli atti del processo, dai ‘fiduciari apicali’, fascia che comprendeva “persone molto vicine alla famiglia Riva“, con la quale intrattenevano rapporti quotidiani: tra questi Ceriani, Rebaioli e Pastorino. Quindi c’erano i ‘fiduciari intermedi’, che avevano compiti tecnico-operativi e ai quali venivano conferiti incarichi ufficiali con delega (tra questi anche Bessone e altri). L’ultima fascia della struttura comprendeva i ‘fiduciari base’, cioè tecnici che nei vari reparti eseguivano gli ordini degli ‘apicali’.

Nell’ordinanza del gip Patrizia Todisco, si leggeva infatti che i cinque “impartivano ordini e direttive in perfetta unità di intenti con la proprietà (…) forti della consapevolezza dell’irresponsabilità della loro condotta, svolgentesi al di fuori delle deleghe di funzioni comportanti precise responsabilità di legge. Tale sistema – affermava il gip – ha consentito ai Riva di continuare ininterrottamente attraverso la longa manus dei suoi fiduciari e nonostante varie sentenze penali emerse dal 1998 nei confronti dei vertici dell’Ilva, a gestire lo stabilimento secondo la cinica e spregiudicata logica della massimizzazione del profitto a scapito della salute pubblica e dell’ambiente“.

Una testimonianza dunque del tutto diversa da quella fornita nell’udienza del 9 gennaio dall’ing. Angelo Lalinga, che ha sostanzialmente ritrattato quando dichiarò in un lungo interrogatorio rilasciato al Nucleo di Polizia Tributaria il 19 giugno 2013. E che ha regalato ai presenti un vero e proprio colpo di scena, quando il teste ha mostrato in aula il verbale del suo interrogatorio che avrebbe ricevuto, come da lui stesso dichiarato, due anni addietro, ovvero nel 2015, direttamente dagli avvocati del Comune di Taranto, all’interno della causa civile che il civico ente ha mosso contro la società Riva Fire, per il risarcimento danni di svariati miliardi di euro per i danni subiti nel corso degli anni dall’attività produttiva del siderurgico.

Domani si torna in aula dunque, con il lavoratore Domenico Rito che dovrà chiarire un altro dettaglio poco chiaro delle vicende Ilva: una presunta pressione che lui stesso ricevette nel marzo del 2013, presso la lavanderia gestita dalla madre in via Berardi in pieno centro a Taranto, da un legale Ilva e da uno dei fiduciari, che lo avrebbero invitato ‘a darsi una calmata’. Domani, dunque, nuova puntata di un processo che oramai da anni ha imboccato una strada che a noi sembra senza via d’uscita, gestito anche in maniera forse troppo morbida dalla Corte d’Assise e dai pm della Procura di Taranto, ed in maniera del tutto strategica da parte dei legali della difesa, che mirano a sollevare continue eccezioni sulle tante piccole falle sin qui emerse in un processo poderoso (dal quale in tanti, troppi, sono stati incredibilmente esclusi), che affonda le sue radici in un ventennio di tale ignavia e compromessi al termine del quale, tranne per i reati più gravi e per gli esponenti della famiglia Riva, sarà davvero difficile, se non impossibile, distinguere il vero dal falso.

(leggi tutti gli articoli sul processo ‘Ambiente Svenduto’ http://www.corriereditaranto.it/?s=ambiente+svenduto)

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Gianmario Leone
Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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