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Come accade oramai ogni anno dal 2012, la vicenda Ilva anche in questo 2017 che oramai va a concludersi, ha regalato e sta regalando l’ennesimo momento di delirium tremens ad ogni latitudini. Regalando a chiunque, anche ai più sconosciuti, i suoi bei 15 minuti di gloria che in questa società oramai allo sbando non si nega a nessuno. Dunque, non è questa la sede più opportuna, al momento, per inserirci in questa giungla di ricorsi, controricorsi, esposti, ordinanze, incontri, cinguettii e cose similari. Andremo come sempre ai fatti, come facciamo oramai da oltre 10 anni a questa parte. Perché i fatti e i documenti, sono al di fuori di ogni opinione e riportano sempre la realtà vera. Unica base solida sulla quale argomentare le proprie idee, giuste o sbagliate che siano.

(leggi anche http://www.corriereditaranto.it/2017/04/25/attuazione-dellaia-in-ilva-a-che-punto-siamo-il-punto-della-situazione/)

La visita ispettiva di ISRPA ed ARPA Puglia del mese di luglio

Con notevole ritardo rispetto al passato, soltanto tra fine ottobre e inizio novembre, sul sito del ministero dell’Ambiente alla pagina dedicata all’attuazione delle prescrizioni AIA per l’Ilva di Taranto, è stato pubblicato il verbale della visita ispettiva effettuata lo scorso luglio, nei giorni 18-19-20.

Durante il sopralluogo del 18 luglio, in area Parchi Minerali, ne è stata verificata la gestione, senza copertura (Prescrizione n.1), all’aperto con bagnatura e filmatura dei cumuli (come dichiarato dal gestore). Il Gruppo Ispettivo ha chiesto al gestore e acquisito agli atti la scheda di sicurezza della sostanza filmante. Non si è avuta evidenza di drenaggi e opere di impermeabilizzazione. Il gestore ha riferito che esiste il progetto di copertura dei parchi e che sono stati effettuati alcuni sondaggi per le opere di scavo preliminari per le fondazioni che hanno dato evidenza di alcuni superamenti dei valori di CSC (concentrazione soglia contaminazione) nei terreni. A seguito di un controllo visivo dalla torretta della Centralina di monitoraggio qualità dell’aria (Meteo Parchi) il Gruppo Istruttore ha riscontrato che la bagnatura non copre la sommità dei cumuli di materie prime stoccate. Al riguardo il gestore evidenzia che gli idranti visionati sono parte integrante della rete realizzata in ottemperanza alla prescrizione 11 dell’AlA 2012.

Durante il sopralluogo in area “Cokeria” invece, il GI ha invece visionato la batteria 12 rilevando, nella fase di apertura della porta del coke prodotto lato macchina, evidenti emissioni diffuse provenienti dal forno aperto per lo sfornamento dopo le 24 h di distillazione. Il gestore ha dichiarato che tali emissioni sono “intrinsecamente legate” al processo di cokeria ed, in particolare, alla fase di apertura dei forni che è preliminare allo sfornamento del coke. E’ questa da sempre una delle maggiori criticità dell’impianto dell’area a caldo di Taranto, basta andarsi a rileggere quanto scrisse ARPA Puglia in merito all’attività della cokeria e della produzione di benzo(a)pirene nella famosa relazione del 4 giugno 2010.

Decisamente meglio la situazione verificata durante il sopralluogo in area Deposito Temporaneo di rifiuti il Gruppo Ispettivo ha invece rilevato quanto segue: la presenza di un sistema di convogliamento delle acque ad un pozzetto di rilancio all’impianto di trattamento; la presenza di un cassone di rifiuti pericolosi debitamente segnalato e coperto, classificato con CER 170603 (HP7). L’area risulta pavimentata e recintata e chiaramente identificata tramite apposita cartellonistica.

(leggi anche http://www.corriereditaranto.it/2016/09/08/ilva-ispra-ed-arpa-puglia-ipotizzato-traffico-illecito-rifiuti-criticita-ritardi-gestione/)

I sopralluoghi del 19 e 20 luglio

Durante la visita del 19 luglio, il GI chiede della procedura dell’SGA di Gestione dei Rifiuti e delle eventuali istruzioni operative collegate. I rappresentanti di Ilva presentano la procedura di controllo operativo PSA 09.06, nella sua revisione del 15 luglio 2016, denominata “Gestione dei rifiuti e dei sottoprodotti“. E dichiarano che tale procedura è attualmente vigente, ma in corso di revisione per tenere conto dei nuovi standard dei piani di campionamento redatti in conseguenza dei 18 protocolli richiesti per il PMC. Il gestore segnala inoltre l’esistenza della procedura di controllo operativo denominata “Campionamento di rifiuti solidi, fangosi e liquidi” nella sua revisione del 02/07/2014. Tali documenti, attualmente vigenti, vengono acquisiti agli atti da parte del gruppo ispettivo.

In merito alla proposta di procedura “sottoprodotti” fatta oggetto di una nota dell’ISPRA (n. prot. 13595 del 20 marzo 2017), di aver proposto ricorso al TAR Puglia Sezione Lecce, rubricato al n. 662/2017 e notificato alle parti il 19 maggio 2017. II Gruppo Ispettivo chiede a quel punto al gestore la trasmissione del Rapporto annuale (anno 2016) sulla gestione dei rifiuti e dei sottoprodotti di cui alla prescrizione UP10 (prevista nella proposta del Sub-Commissario prot. n. 4/U/11—12.2014 approvato con DL.01/2015 convertito in Legge. n. 20/2015).

(leggi anche http://www.corriereditaranto.it/2016/09/08/ilva-lo-attuazione-del-piano-ambientale-ad-aprile-tante-le-criticita3/)

In merito poi alla nota ILVA DIR 403 del 03/07/17 relativa al principio di incendio di alcuni big bags contenenti polveri da elettrofiltri MEEP (CER 100207) avvenuto lo scorso 02/07/17 presso un’area di sosta privata esterna durante il tragitto verso l’impianto di smaltimento, Arpa Puglia ha chiesto i documenti di trasporto del carico e gli estratti del registro carico/scarico relativi a tutte le operazioni riguardanti il suddetto rifiuto, oltre alla documentazione di iscrizione all’albo trasportatori. Arpa Puglia ha chiesto inoltre un rapporto sulla descrizione delle modalità con cui è stato gestito il rifiuto una volta tornato in stabilimento a seguito dell‘evento. Garantendo la consegna del materiale richiesto, i rappresentanti Ilva hanno precisato che, con riferimento alla diffida DVA 15780 del 14 giugno 2016, la procedura POS G4 1 18, “Evacuazione polveri dalle sacche filtri MEEP” del 1 dicembre 2016, attualmente vigente ed inviata (con nota DIR 91 del 15 febbraio 2017), già recepisce l’azione correttiva relativa all’installazione di termocoppie per misure di temperature, ciò al fine di ottemperare alla diffida ed ovviare al problema che si è presentato più volte nel corso del tempo. Dichiarando che l’azione correttiva è stata implementata all’interno (della POS G4 118 anziché nella POS G4 PA203 rev.3 del 30 ottobre 2013) con la modalità “Evacuazione sacchi rotti contenenti polveri evacuate dagli elettrofiltri MEEP ed ESP” perché ritenuta più pertinente.

(leggi anche http://www.corriereditaranto.it/2016/06/14/caso-diossina-ispra-ed-arpa-diffidano-ilva-gestione-polveri-elettrofiltri-mistero-resta/)

Durante la visita ispettiva del 20 luglio invece, è stato visionato il gruppo termico Batterie 7 e 8 per assistere alla fase di sfornamento lato macchina, lato coke e alla fase di spegnimento coke del forno appena sfornato. I tecnici si sono recati all’interno della cabina operatore ubicata sulla sfornatrice n. 7 in servizio sulle batterie 7 e 8, per osservare tutte le operazioni relative alla fase di sfornamento, in particolare dall’apertura della porta del forno allo scaricamento del coke distillato, e alle operazioni di pulizia dei telai della porta e del forno stesso. I tecnici di Arpa Puglia hanno provveduto a raccogliere documentazione fotografica relativa alle emissioni prodotte nella fase di apertura del forno e di ingresso/uscita dell‘asta sfornante. Infine, si è assistito alle operazioni di spianamento del forno in caricamento.

Successivamente i tecnici si sono recati sul lato coke delle batterie 7 e 8 per assistere allo sfornamento del forno successivo e visionare la captazione delle emissioni diffuse per mezzo della cappa mobile agganciata alla guida coke. I tecnici di Arpa Puglia hanno provveduto anche in questo caso a raccogliere documentazione fotografica relativa alle emissioni prodotte nella fase di scarico del coke sul carro di spegnimento munito di cappa mobile. I tecnici di Arpa Puglia hanno rilevato sul forno n. 52 della batteria n. 7 la presenza di una emissione fuggitiva nella parte alta della porta. Il gestore dichiara di aver attivato la procedura per l’intervento di tamponatura della porta segnalata. I tecnici di Arpa Puglia hanno quindi redatto un apposito verbale corredato della documentazione raccolta, per poi recarsi presso lo scarico A1 in area AFO per effettuare le previste operazioni di campionamento presso suddetto scarico idrico.

La visita ispettiva di ISPRA ed ARPA Puglia, ha quindi evidenziato ancora una volta i problemi atavici del siderurgico, in particolar modo nella gestione degli impianti dell’area a caldo e in quella dei rifiuti, da sempre i due maggiori talloni d’Achille dell’Ilva. Evidenziando ancora una volta come le prescrizioni per attenuare lo spargimento incontrollato di polveri dall’area parchi minerali (la bagnatura e la filmatura) sono dei palliativi, a cui solo la copertura può ovviare. Dimostrando però, come accertato nelle analisi effettuate in questi anni, come la situazione dei terreni e quindi della falda sia alquanto compromessa e abbisogna di interventi di messa in sicurezza e bonifica che o la gestione commissariale o ArcelorMittal dovranno assolutamente effettuare. Stessa cosa dicasi per l’area cokeria, dalla quale ancora oggi fuoriescono emissioni diffuse e fuggitive non controllate e che i sistemi di sicurezza previsti dall’AIA e dal piano ambientale mitigherebbero se non addirittura farebbero scomparire del tutto, dopo oltre 60 anni di emissioni inquinanti. In ultimo, stessa cosa dicasi per la gestione dei rifiuti, in particolar modo per la piaga dei famosi big bag, che sono spessi andati a fuoco sprigionando nell’aria la diossina e le polveri in essi contenuti.

Per “risolvere” i problemi dell’Ilva, ovviamente in maniera del tutto parziale visto che l’inquinamento prodotto sino a quando non saranno effettuati i lavori resterà scolpito non solo nell’ambiente e nei corpi dei tarantini per sempre, ci vuole un approccio serio, scientifico. Ci vogliono i documenti, i dati, gli studi, le analisi. Tutto il resto è demagogia, qualunquismo, propaganda di bassa lega: niente di più.

(leggi qui tutte le notizie sull’Ilva http://www.corriereditaranto.it/?s=ilva)

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Gianmario Leone

Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano “TarantoOggi” nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de “Il Manifesto” e del sito “Siderweb”, collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come ‘Nota Bene’ e ‘LiberaMente’ ed è un’opinionista di “Radio Onda Rossa” e “Radio Onda d’urto”. Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l’agenzia di stampa “Italiamedia”. Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio ‘Buongiorno Taranto’ e al docufilm ‘The italian dust’. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, “per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città”. Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel “Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta”, indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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