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Si susseguono le dichiarazioni e le ritrosie di esponenti politici brindisini e leccesi in merito alla costituzione di una Zes a Taranto ed all’eventualità di una riapertura dell’aeroporto Arlotta ai voli civili

Taranto nell’agenda politica nazionale non solo per le questioni correlate alla vertenza Ilva; è questo l’auspicio dell’intera comunità ionica, proprio ora che sembrerebbero concretizzarsi importanti traguardi quali l’istituzione della Zes, la zona economica speciale, e la possibilità di una riapertura dell’aeroporto “Marcello Arlotta” di Grottaglie ai voli civili. Non mancano, però, le note polemiche, in primis sulla vicenda Ilva, che suscitano nella comunità ionica il timore di ripiombare nel tunnel dell’oblio e dei luoghi comuni. Si torna a parlare di Zes e questa volta lo facciamo per segnalare le critiche alla decisione della Regione Puglia di presentare  al Governo due proposte di Zes per Taranto e Bari da parte di un esponente della classe politica salentina. A evidenziare l’esclusione della provincia leccese da questo importante istituto, regolamentato dal Decreto per il Sud e che prevede agevolazioni fiscali ed ulteriori benefit economici per le imprese che insistono in tali aree, è il consigliere regionale Erio Congedo di Fratelli d’Italia.

“Balza agli occhi l’ingiustificata esclusione del Salento dalla Zona Economica Speciale (c.d.ZES), bacino di benefici per il nostro territorio e di attrazione per gli investitori – scrive Congedo in una nota stampa – . Ancora una volta l’area salentina è stata mortificata e le istanze dei cittadini non sono state considerate. Dall’incontro sul tema è chiaro che il centrosinistra salentino non abbia avuto voce in capitolo nella definizione delle zone da individuare come destinare di interessi ed è per questo che chiedo a questi di non restare indifferenti alle richieste mosse dal territorio e che nelle prossime ore vengano messe in atto tutte le misure necessarie affinché anche il distretto di Lecce possa rientrare – avendone tutte le peculiarità – tra i destinatari della Zes“.

Insomma la politica salentina sembrerebbe muoversi nell’ottica della pretesa di una maggiore considerazione, e conseguente spartizione, delle risorse destinate per l’istituzione delle Zes (circa 200milioni di euro).  La levata di scudi in questione è assimilabile a quanto recentemente accaduto con la decisione della Giunta regionale di varare una delibera d’indirizzo  con la quale è stata attivata un’Unità di missione che studi come rendere pienamente operativo l’aeroporto Marcello Arlotta di Taranto-Grottaglie. Tale atto d’indirizzo fu infatti accolto da una serie di dichiarazioni polemiche da parte di esponenti della classe politica brindisina che intravvederebbero un’eventuale depotenziamento dello scalo aeroportuale brindisino qualora  l’aeroporto Arlotta fosse a breve aperto ai voli passeggeri.

Sulla questione è intervenuto, proprio ieri, il presidente della Camera di commercio di Taranto, Luigi Sportelli. “Sorprende ed amareggia l’unitaria e immediata levata di scudi di Brindisi contro un semplice atto di indirizzo approvato dalla Regione sull’Aeroporto di Taranto – Grottaglie. Al di là degli aspetti di natura politico – partitica che non interessano a questa Istituzione e, men che meno, a imprese e cittadini, credo sia il caso di restare su toni di confronto più rispettosi delle esigenze dei diversi territori” (per maggiori approfondimenti, leggi qui ).

Lo stesso presidente della Camera di commercio di Taranto, Sportelli, ha invitato a superare la logica della contrapposizione che, a suo giudizio, “non giova ad una crescita armonica del territorio regionale”. Una Regione che, non a caso, è sempre stata denominata  in passato usando il plurale, “le Puglie”. Ciò accadde sin dalla dominazione borbonica, ad indicare un territorio geografico che non corrispondeva ad una uniforme e riconosciuta identità amministrativa. Nel Regno di Napoli, e nel successivo Regno d’Italia, infatti, persistette la divisione in tre distretti amministrativi: la Capitanata (l’attuale provincia di Foggia fino al fiume Ofanto), la Terra di Bari (attuale provincia di Bari più gran parte della provincia di Barletta-Andria-Trani) e la Terra d’Otranto (attuali province di Brindisi, Lecce e Taranto). La stessa Taranto, pur rientrando in questa provincia fino alla sua autonomia, avvenuta nel 1923, presenta caratteristiche, sin dal punto di vista storico (non dimentichiamo che Taranto è stata, per oltre quattro secoli, il più fiorente Principato del centro-sud), sia per quanto concerne le tradizioni ed il suo dialetto, che la connotano per una unicità, in quanto terra di cerniera che unisce sia le tradizioni e la cultura della Puglia centrale che di quella meridionale.

Ciò a dimostrazione di un’identità regionale che, de facto, non è mai esistita e che è stata istituita solo nel dopoguerra con la promulgazione della Costituzione italiana. La nascita della Puglia dalle “Puglie” non si è però attuata in termini identitari di comunità, restando solo un Ente avulso dal contesto. Un’istituzione nella quale hanno prevalso i campanilismi delle singole realtà provinciali, all’interno delle quali si è costituito, sin da sempre, un tacito asse Bari – Lecce; province più popolose che hanno sempre avuto, quindi, maggiori consiglieri in Consiglio regionale.

Ed ora che questo asse sembrerebbe venire in parte meno su questioni che non richiederebbero campanilismi né spartizione, “sorprende ed amareggia”, prendendo in prestito i termini utilizzati dal presidente Sportelli, la levata di scudi da parte di politici salentini (brindisini e leccesi).

Quanto alle Zes, il consigliere regionale Congedo considera “ingiustificata” l’esclusione della provincia leccese dalla zona economica speciale. Per Congedo il distretto leccese ha “tutte le peculiarità” per rientrare nelle aree destinatarie della Zes.

A tal proposito, vorremmo chiedere al consigliere regionale Congedo quali sarebbero queste paventate peculiarità. Ha per caso la provincia di Lecce un porto con fondali di diverse decine di metri di profondità per consentire a navi di ampio pescaggio di approdare? Ha una retro-portualità che favorisca l’insediamento delle imprese presso preesistenti strutture? Possiede un molo polisettoriale, con annesse infrastrutture, dove è consentito smistare, sia in entrata che in uscita, ingenti quantitativi di merce? Ha aree industriali collegate al predetto porto e che possano contare su di una piastra logistica che favorisca il traffico intermodale di merci su gomma-rotaia-pista abbattendo i costi di spedizione? Ha importanti arterie stradali che collegano le aree industriali al predetto paventato porto? Ha un aeroporto abilitato ai voli cargo?

La risposta, chiara ed univoca è una sola. No. Il resto è solo puro campanilismo.

E in questa sede non si vogliono avere atteggiamenti provinciali, in quanto si parla di infrastrutture che la città di Taranto, essendo da secoli a vocazione industriale e, in conseguenza di leggi nazionali che afferiscono all’area industriale, ritenuta “di interesse strategico nazionale”, ha ereditato nei decenni dai governi centrali che, unite alle peculiarità del porto di Taranto, posizionato al centro del Mediterraneo e lungo le rotte verso l’Oriente, potrebbero rappresentare un imponente attrattore per investitori nazionali ed internazionali, come dichiarato da diversi ministri dell’attuale Governo.

Si badi bene che qui non si fa riferimento a semplici provvedimenti di natura turistica, come ad esempio la delibere per consentire l’approdo di una via Francigena da Brindisi a Lecce, in barba ai documenti ed ai resoconti che attestavano nella città adriatica il naturale capolinea dei tracciati che i pellegrini provenienti dal nord Italia e dall’Europa settentrionale battevano prima di imbarcarsi verso la Terra Santa. La delibera di Giunta regionale citata è la n. 1174 del luglio 2013,  con la quale fu delineato l’itinerario ufficiale delle vie Francigene in Puglia, inserendo località quali Santa Maria di Leuca e Lecce, nonostante non vi siano documenti storici che ne suffragassero la scelta ed estromettendo Taranto che, come è nota, è posta lungo il percorso dell’antica Via Appia battuta dai pellegrini anche nel Medioevo (per approfondimenti, leggi qui).

Trattando dell’istituzione di una zona economica speciale, si affrontano temi ben più complessi, che afferiscono allo sviluppo del Mezzogiorno e dell’Italia, nei quali le scelte campanilistiche e gli interessi dei territori non hanno voce in capitolo. Si parla di logistica, di grandi opere pubbliche ed infrastrutture preesistenti da cui partire per il rilancio, sia industriale che commerciale, del sistema Italia. La storia della città di Taranto e le sue alterne vicende, dall’unità d’Italia ad oggi, è legata indissolubilmente alle sorti della nazione. Ciò perché possiede insediamenti industriale e strutture, militari e non, che fanno più o meno capo allo Stato ed agli interessi nazionali.

Un concetto deve essere compreso nonché tenuto bene a mente dai politici pugliesi, in ogni sede istituzionale e consesso (regionale, provinciale e comunale): se ripartirà Taranto ripartirà l’Italia. Con conseguente giovamento, senza distinzioni campanilistiche, per la Terra di Bari, per la Terra d’Otranto e per la Capitanata in ogni ordine e grado d’istituzioni nonché di imprese pubbliche o private.

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Emanuele Spataro
"Nothing is real and nothing to get hung"...

1 COMMENTO

  1. prima si diceva che taranto non ha bacino di utenza sufficiente per far funzionare un aeroporto . Ora il suo possibile funzionamento danneggerebbe l’aeroporto di Brindisi, per lo spostamento di utenza da uno all’altro scalo. Ma ADP ha il compito di spalmare sui tre aeroporti maggiori , cioè di interesse nazionale tutta l’utenza richiedente, dai diversi territori. Ora siamo all’assurdo,…..avere tre aeroporti in linea sarebbe catastrofico. Allora, meno male che la società GEOFLY, tutta a capitale privato , snobbata dal Ministero delle infrastrutture, per aver chiesto la gestione di Taranto , non ha ottenuto la concessione, altrimenti, altro che condivisioni politiche, la Geofly, seguendo le linee del mercato avrebbe fatto tabula rasa dei vicini, forte della potenza economica ,pronta ad intervenire nel momento in cui il Ministero avesse concordato una concessione , anche provvisoriamente di tipo PRECARIO, come era in gestione SEAP . Quindi, cari politici salentini, non si può sempre avere la botte piena e ……..In Puglia c’è anche Taranto.

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