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Doveva essere una partita non eccessivamente impegnativa, sulla carta. Ma i campi di calcio, si sa, non sono fatti di carta (e meno male, altrimenti che gusto ci sarebbe?). E allora può anche capitare che la neo-promossa Altamura tiri fuori la partita che non ti aspetti, gestendo la superiorità tecnica del Taranto e colpendolo nei momenti in cui la guardia era più bassa. Come all’inizio del match. Le squadre ancora devono prendere le misure del terreno di gioco e in appena sei minuti il biancorosso Ostuni insacca alle spalle di Spataro, non senza l’aiuto di una sfortunata deviazione ad opera di Galdean che mette fuori causa il portiere rossoblu. Seguono pochi minuti di comprensibile sbandamento, nei quali l’Altamura potrebbe anche provare a far valere il vantaggio in termini psicologici. Ad evitare il peggio, con una giocata davvero pregevole, è Tandara. Il numero 18 rossoblu si libera della marcatura nei pressi della bandierina del calcio d’angolo alla sinistra di Morelli e serve a Pera il pallone che gli serve per segnare finalmente il primo gol con la maglia del Taranto. 1-1, giochi riaperti. Ed è a questo punto che il Taranto mostra gli stessi pregi e gli stessi difetti già visti allo ‘Iacovone’ una settimana fa. Bel gioco, buona intesa, un centrocampo fluido, nel quale Galdean pare essersi subito integrato al meglio. Tante occasioni create, ma, ancora una volta, altrettante occasioni sprecate. È un Taranto poco cinico, come si dice in gergo, e non si tratta solo dei due legni colpiti (in meno di dieci minuti, palo pieno di Crucitti su tiro piazzato e traversa scheggiata da Galdean, di rimbalzo dopo una punizione dalla tre quarti). Si tratta anche dei troppi palloni tirati alti, talora altissimi, sopra la traversa di Morelli (il vento certamente non ha aiutato). Un peccato, davvero, perché in tutta la prima frazione il Taranto di mister Cozza ha mostrato un gioco davvero all’altezza delle aspettative di una squadra che tutti candidano alla vittoria del campionato.
Lo stesso non si può dire per quanto concerne il secondo tempo. Nel momento in cui dovrebbe raccogliere le energie per portare a termine l’affondo che tutti si aspettano, il Taranto cala improvvisamente, probabile sintomo di una condizione atletica ancora non al top, e neanche le cinque sostituzioni a disposizione di Cozza riescono a migliorare la situazione. E a proposito delle cinque sostituzioni, è chiaro che gli allenatori della categoria devono ancora prendere confidenza con questo nuovo strumento, del quale, peraltro, possono beneficiare al meglio solo le squadre che hanno una panchina di rilievo, il che sta spingendo i tecnici a spendere le due sostituzioni extra solo negli ultimissimi minuti di gioco.
A spegnere quasi definitivamente le speranze dei rossoblu, il rigore concesso all’Altamura al 70° minuto per fallo di mano di Milizia, che non protesta. La trasformazione, affidata ad Aliberta, è inevitabile. Il Taranto, negli ultimi venti minuti, prova ripetutamente l’assalto alla porta dell’Altamura, ma ciò che sembra essersi perso per strada è la fluidità di gioco, e si vede. Il risultato, allora, non può che essere una sconfitta che sa di beffa per quanto di buono mostrato e che dovrà interrogare squadra e allenatore sul perché si continui a sprecare così tanto. Ora non si può più scherzare, e perdere tre punti sul campo dell’Altamura certamente non è un buon viatico per le prossime partite, non fosse altro in termini di morale.
Non è, comunque, tempo di dichiarare già chiuso il campionato, anche perché (è davvero necessario ricordarcelo?) siamo solo alla seconda giornata del girone di andata. Le premesse per fare bene, lo ripetiamo, ci sono quasi tutte. Lavorando ancora sulla preparazione atletica, siamo certi che il Taranto potrà ancora dire la sua in maniera autorevole.

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