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Chiariamo subito. Non conosciamo i nomi degli assessori papabili e, francamente, è una lotteria che ci intriga molto poco. Semmai, ci interessano i fatti. Perchè, è bene sottolinearlo, a distanza di quasi un mese dall’elezione del successore di Ippazio Stefàno alla guida della città, non c’è ancora la proclamazione ufficiale della composizione del nuovo Consiglio comunale (complice una giustificata e certosina rilettura delle schede elettorali) e di conseguenza non c’è la ‘squadra’ che lavorerà al fianco del neo sindaco Rinaldo Melucci (gli equilibri vanno salvaguardati, secondo politica vigente…): magari lui le idee chiare ce l’ha, quindi pronto a smentirci. Peccato, però, che questa sia una città che necessita di immediatezza nell’affrontare i suoi enormi problemi, e accumulare ulteriori ritardi su quelli già esistenti (che sono gravi) non agevola un percorso all’inverso, e cioè quello di correre parecchio per ridurre il gap con altri territori.
Ora, non vogliamo qui muovere critiche a Melucci e i suoi alleati: è un esercizio che già in molti fanno, e non ci sentiamo di condannare questi ultimi. Forse Melucci deve riflettere con i suoi tempi e con quelli degli alleati, perchè sbagliare mosse subito significherebbe partire male e proseguire peggio. Però, di grazia: chiedere di accelerare è pretendere molto?
Oggi in tanti parlano di casse disastrate del Comune, di macchina amministrativa sgangherata, di città nelle mani dell’abusivismo dilagante, di scollamento tra Ente civico e decisioni sovraistituzionali sul futuro di Ilva, Eni, eccetera eccetera. Tutto giusto, tutto vero: certe tematiche, però, invano denunciate qui e altrove da chissà quando, non possono diventare alibi nel momento in cui si scatterà dai blocchi di partenza, quindi appigli per prender ancora tempo per decidere. No, non sarebbe accettabile: i problemi ci sono e non da oggi, la visione del futuro non dev’essere studiata ancora ma realizzata sin dal principio, se una visione del futuro c’è e non a parole (scusate se crediamo poco ai programmi sbandierati nelle campagne elettorali…).
Ecco qual è l’unico dato che ci preoccupa, a prescindere dalla ‘squadra’ di governo (importantissima, per carità: ufficiali, sottufficiali e truppa di alto profilo garantiscono la riuscita della missione). Perchè ci preoccupa la discontinuità che non c’è con il decennio del ‘pediatra sindaco’, visto e considerato che un bel gruzzolo di consiglieri uscenti sono appena rientrati nella pattuglia consiliare. E visto che in passato non hanno certo brillato per creatività e capacità, un po’ di… ansia ce l’abbiamo.
Concludendo. Risorse poche da utilizzare, risorse da intercettare per creare possibilità di sviluppo concreto: perdere altro tempo significa solo sopravvivere. E quindi abbandonarsi alle lodi per una città meravigliosa, sacramentando contro tutto e tutti senza mai veramente chiedersi non sia il caso di cambiare mentalità.
E allora, sindaco Melucci: noi tutti attendiamo fiduciosi, lo scriviamo senza pregiudizi. Ma non ci faccia aspettare molto…

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Marcello Di Noi
Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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