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Foto: www.ilfattoquotidiano.it
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L’onorevole tarantina commenta la decisione del TAR Lazio che respinge il ricorso della Regione Puglia in merito all’espianto di ulivi per la costruzione del gasdotto Tap

L’ononorevole Vincenza Labriola del Gruppo Misto commenta la sentenza del TAR Lazio emessa ieri (a 24 ore dall’inizio della discussione) con la quale viene respinto il ricorso della Regione Puglia in merito all’espianto di ulivi in località Melendugno (Le) per la costruzione del gasdotto Tap. Il Tribunale amministrativo del Lazio considera l’opera una “dichiarata infrastruttura strategica, di preminente interesse per lo Stato”. In ragione di ciò, secondo la sentenza, ad essere titolare della facoltà di controllo, per quanto concerne l’ottemperanza di quanto previsto nell’apposito decreto Via (valutazione d’impatto ambientale),è il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. I lavori nel cantiere, lo ricordiamo, furono sospesi lo scorso 6 aprile su decisione dei giudici amministrativi. Di seguito il comunicato stampa dell’onorevole Labriola.

La decisione del TAR del Lazio in merito all’espianto degli ulivi secolari del Salento, che ha respinto il ricorso presentato dalla regione Puglia, mi lascia alquanto interdetta e preoccupata. Se il passaggio del gasdotto in quel fazzoletto di terra è considerato strategico per lo Stato, mi chiedo come non debba essere considerata almeno altrettanto strategica la necessità di tutelare un patrimonio naturalistico unico al mondo. Nelle radici di quelle 211 piante di ulivo, al centro di una vera e propria battaglia legale, c’è la storia della nostra terra, che proprio grazie al prodotto agricolo, olio d’oliva in primis, è conosciuta in ogni angolo del globo. Elemento che nei palazzi governativi viene considerato però sacrificabile. Roma, e ne abbiamo ormai da tempo la prova, non si pone alcun problema nel decidere, senza confronto e senza alcuna lungimiranza, sulle sue periferie, o meglio, come si sarebbe detto due millenni fa, sulle sue province. La Puglia non vuole e non può pagare – conclude Labriola – la miopia romana”.

 

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