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All’interno del contesto dell’industria della moda, l’Italia ricopre un ruolo centrale e di indiscussa leadership sia a livello nazionale che internazionale. Il sistema moda rappresenta uno dei quattro macrosettori manifatturieri cardine del made in Italy e ha un peso molto alto sull’economia del Paese.

Nonostante la posizione di assoluta rilevanza del sistema moda italiano, i dati degli ultimi anni rivelano come si stia attraversando una fase molto delicata e che necessita di precise azioni strategiche e organizzative mirate a sostenere crescita e sviluppo.
In questo contesto di congiuntura, si sono verificati significativi mutamenti strutturali tra cui l’evoluzione dei modelli di business tradizionali verso modelli strategicamente più vincenti che rispondono in modo efficace e veloce alle esigenze di mercato. Il fast fashion è un esempio: si è imposto negli ultimi anni e che ha come punto di forza la velocità. Il fast fashion è applicabile in realtà aziendali che hanno un forte orientamento al mercato e una struttura produttiva e distributiva ben organizzata, efficiente e rapida.
Il fine ultimo del modello fast fashion è quello di generare prodotti moda innovativi che presentino il massimo grado di aderenza alle aspettative del mercato ed è perseguito secondo un approccio che prevede il susseguirsi di verifiche e correzioni sostanzialmente a ciclo continuo. Dopo il successo di H&M e Zara che hanno trovato nel fast fashion la chiave del successo, altre realtà aziendali hanno deciso di adottare questo modello di business: abbandonando il vecchio pronto moda a favore di una moda veloce sono riuscite a espandere il giro d’affari. Le ultime tendenze moda rivelano un’attenzione particolare verso i bisogni del consumatore.
Altro trend è l’utilizzo di materiali riciclati: grazie a un processo stilistico e produttivo innovativo, vediamo sfilare sulle passerelle linee di abbigliamento realizzate con materiali riciclati senza rinunciare allo stile e alla qualità infatti possiamo notare che in una delle ultime sfilate di Moschino, lo stilista Jeremy Scott manda in passerella la moda-recupero con la sua collezione Cardboard Couture. La moda di non sprecare contagia anche i designer di altri settori come quello dei gioielli e dell’arredamento che fanno della carta il materiale di punta per la realizzazione di collane, braccialetti ma anche tavoli, sedie e poltrone ecologiche. Il sistema moda sta vivendo, quindi, un momento di vera e propria rivoluzione, innescata anche dall’utilizzo di nuovi materiali e di prodotti high-tech, grazie a sofisticati e avanzati centri di ricerca.
I consumatori si confrontano con un’ampia gamma di prodotti e servizi, le cui diversità funzionali e qualitative si stanno sempre più assottigliando. In un contesto caratterizzato da proliferazione dell’offerta e crescente intensità competitiva, il brand è l’asset intangibile che riveste un ruolo di fondamentale importanza per la crescita e la competitività aziendale.
Il brand diventa, quindi, lo strumento principe per differenziare in maniera rilevante la singola offerta, determinandone il successo e la sostenibilità economica nel tempo. Se fino a un decennio fa la marca era solo sinonimo di qualità, oggi rappresenta il più importante elemento di relazione con il consumatore; espressione di personalità e originalità, è ciò che contraddistingue un’azienda dalla concorrenza.
Alcuni marchi sono stati acquistati del tutto o in parte da imprenditori cinesi – come gli italiani Krizia o Francesco Scognamiglio – mentre ci sono sempre più stilisti cinesi emergenti da tenere sott’occhio. Infatti, negli ultimi tempi la Cina si ritrova sempre più al centro del mondo della moda: non solo dal punto di vista economico, dato che in Cina c’è un grosso mercato del lusso e di capi e accessori firmati, ma anche dal punto di vista creativo: sempre più stilisti occidentali si ispirano alla moda cinese. Lo scorso settembre molti di loro hanno sfilato alla settimana della moda donna di Milano, mentre qualche tempo prima Vogue Italia aveva dedicato il numero di giugno 2015 alla Cina, con modelle cinesi in copertina e servizi sui giovani stilisti di Pechino.
Secondo Williams ci vorranno tra i dieci e venti anni perché gli stilisti cinesi uniformino in qualche modo il loro stile e creino una sorta di identità nazionale. Oltre alle vicende storiche, anche la vastità territoriale della Cina – dove si organizzano due diverse settimane della moda, una a Shanghai e una a Pechino – influisce sulla varietà di gusto estetico e stile.

Martina Annicchiarico
Maria Bianco
Laura Guarino
Emanuela Nigro
Giulia Patrono
Angelo Volpicella

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