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La bonifica del SIN (Sito di Interesse Nazionale) di Taranto sarà lunga e complessa. E, purtroppo, non riguarderà solo il ‘bubbone’ Ilva, quel pozzo senza fondo che è l’Eni, una vecchia carcassa industriale del ‘900 come oggi appare la Cementir, il bacino del Mar Piccolo con tutti i danni procurati in primis dalla Marina Militare, l’intero quartiere Tamburi, la zona industriale (denominata PIP) di Statte, l’ex sito di fusti radioattivi della Cemerad, i terreni intorno alle discariche di Statte, Grottaglie, San Marzano e Lizzano.

Il territorio che riguarda le bonifiche riguarda infatti anche terreni di aziende che per anni hanno fatto parte della così detta zona industriale di Taranto. E’ il caso ad esempio della società Fer Plast S.r.l. che si occupa di carpenteria metallica e di riparazioni navali, situata sulla statale 7 Appia Nord. Per il cui terreno si è conclusa positivamente la Conferenza di Servizi decisoria, lo scorso febbraio, in merito al “Piano di caratterizzazione”, trasmesso dalla stessa società, dovrà essere concordato con ARPA Puglia in modo da consentire le attività di controllo dei campionamenti e delle analisi, ivi compresa l’esecuzione del 10% di controanalisi di verifica, per la validazione dei dati.

Molto articolato il piano della caratterizzazione. Che riguarderà la matrice “materiale di riporto” che dovrà essere coerente a quanto definito dalla circolare 13338/TRI del 14/05/2014. Tale circolare, chiarisce che i riferimenti al suolo si applicano anche alle “matrici materiale di riporto costituite da una miscela eterogenea di materiale di origine antropica, quali residui e scarti di produzione e di consumo, e di terreno, che compone un orizzonte stratigrafico specifico rispetto alle caratteristiche geologiche e stratigrafiche naturali del terreno in un determinato sito, e utilizzate per la realizzazione di
riempimenti, di rilevati e di reinterri (art. 3 comma 1 del d.l. 25 gennaio 2012, n.2 convertito, con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012, n.28, modificato dal DL 21-6-13 n. 69, art. 41, c.3, convertito)”.

Tale equiparazione non è incondizionata ma è subordinata all’accertamento della
conformità dei materiali di riporto a “test di cessione effettuato sui materiali granulari ai sensi dell’art.9 del decreto del Ministero dell’ambiente 5 febbraio 1998 ai fini delle metodiche da utilizzare per escludere rischi di contaminazione delle acque sotterranee (nonché al rispetto di “quanto previsto dalla legislazione vigente in materia di bonifica dei siti contaminati”, art. 3, comma 1 del dl 25 gennaio 2012, n.2 convertito con mod., dalla legge 24 marzo 2012, n.28 modificato dal dl 21.6.13 n. 69, art 41, c.3, convertito). A tal fine, dopo aver distinto per ogni sondaggio, lo spessore di materiale di riporto e di litologia naturale sottostante, dovranno essere campionate distintamente le due matrici. E tutte le analisi dovranno essere inevitabilmente condotte da laboratorio accreditato per le prove previste.

Inoltre, è previsto che il set analitico del top soil dovrà essere integrato con la ricerca delle fibre di amianto. Il punto di prelievo sarà definito da ARPA Puglia durante il sopralluogo per le attività in contraddittorio; e che in caso di superamenti per i parametri diossine, furani e amianto, la ricerca di tali analiti dovrà essere estesa a tutti i campioni superficiali prelevati nonché a tutti i campioni profondi in corrispondenza dei punti di superamento. Le analisi relative all’amianto, il cui quantitativo sarà espresso come contenuto di amianto e non in fibre libere come invece riportato nel documento, dovranno essere effettuate come indicato nella nota dell’ISS (prot. 024711 IA/12 del 25 luglio 2002). Il metodo adottato “sarà quello della diffrattometria a raggi X (XRD) oppure I.R. trasformata di Fourier (FTIR). Nel caso si adotti quest’ultimo metodo deve necessariamente essere indicata la procedura analitica seguita“; in merito invece alle caratteristiche costruttive dei piezometri da realizzare (profondità, diametro, fenestratura etc..) si è ritienuto opportuno adottare un diametro di 4”, in ogni caso si dovranno concordare con ARPA Puglia la profondità e la fenestratura dei piezometri stessi, anche sulla base delle evidenze di campo.

Considerato che nella relazione presentata dall’azienda si fa riferimento a potenziali e pregressi episodi di sversamento di oli o carburante, si ritiene che il campionamento delle acque di falda debba essere condotto in due tempi: in primo luogo deve essere verificata la presenza di surnatante con sonda di interfaccia. Laddove presente la fase separata deve essere campionata con modalità statica e deve essere caratterizzata. Ugualmente dovrà essere campionata anche la fase acquosa e caratterizzata separatamente. Qualora la fase separata non dovesse essere presente dovrà essere condotto lo spurgo ed il campionamento delle acque di falda così come previsto dal piano proposto dall’azienda.

Infine, qualora nel corso dell’esecuzione delle indagini venisse rilevata la presenza di rifiuti, gli stessi dovranno essere rimossi e gestiti in conformità alla vigente normativa in materia di rifiuti. Sulla base degli esiti delle indagini di caratterizzazione, in caso di superamento delle CSC, dovrà essere predisposta l’analisi di rischio sito-specifica (ai sensi del D.lgs. 152/06 e ss.mm.ii).

Discorso diverso invece, per la società Miccolis spa. La cui caratterizzazione è stata validata da ARPA Puglia, anche per quanto concerne le acque di falda. Motivo per il quale il ministero dell’Ambiente ha decretato “per l’area di proprietà della Società Miccolis S.p.A., individuata dalla particella n. 72 foglio 175, la conclusione del procedimento per i suoli (tabella 1 colonna B, allegato V, alla Parte IV, del D.lgs. 151/06 ss.mm.ii. – destinazione d’uso industriale) e per le acque di falda nei sensi di cui in motivazione“.

Come si può dunque evincere da questi due semplici esempi, il SIN di Taranto è profondamente complesso e serviranno anni e anni per provare a bonificarlo tutto. Nella speranza che tutto venga svolto per il meglio. Sempre e comunque.

(leggi qui tutti gli articoli sulle bonifiche http://www.corriereditaranto.it/?s=bonifiche)

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Gianmario Leone
Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni giornalista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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