CONDIVIDI

Le non favorevoli condizioni meteorologiche hanno fatto rivedere ai tarantini i programmi per la Domenica di Pasqua. Così tanti hanno hanno risolto di rimanere in famiglia. Dopo aver partecipato in chiesa alla veglia pasquale, sin dal primo mattino sono iniziati i preparativi per il grande pranzo, che per numero di portate e relative quantità, può paragonarsi a quelli di Natale-Capodanno. I menu sono stati quelli classici e poco pretenziosi: teglie di lasagne o di pasta al forno, cozze alla “puppetella”, “arraganate” o semplicemente crude con un goccio di limone, agnello arrosto con contorno di patate, scarcelle, taralli dolci o al pepe, colomba pasquale, “amènele e cazzaròle”. Il tutto da innaffiare con dell’ottimo Primitivo di Manduria, così nero da riempirci la stilografica. Quindi, gran defilè di uova pasquali dalle quali estrarre più o meno gradevoli sorprese. Per concludere, caffè e amaro per digerire. Abolite le passeggiate, vista la pioggia, e pennichella in poltrona, con le donne in cucina alle prese con piatti e pentole da lavare. In tanti, ma meno del solito, hanno affollato i ristoranti cittadini (gettonatissimi quelli in Città vecchia); qualcuno ci ha mostrato conti salatissimi e, a suo giudizio, ingiustificati: più che consigliare di rivolgersi agli organi preposti… In serata, strade deserte mentre in cattedrale un congruo pubblico ha assistito al pregevole concerto dell’orchestra sinfonica della Magna Grecia.

L’indomani, Lunedì di Pasquetta, anche se il tempo incerto consigliava di desistere, molti tarantini si sono diretti verso le più rinomate località delle litoranee salentina e ionica per trascorrere una giornata fra il verde delle pinete o in una villetta messa cortesemente a disposizione. Nel cofano dell’autovettura altre teglie di pasta al forno e agnello arrosto (spesso quanto rimasto dalla “grande bouffe” della giornata precedente) e l’immancabile pallone per due tiri in spiaggia.

Chi non se l’è sentita di affrontare l’”uscita”, ha potuto rilassarsi godendo del fantastico panorama di Mar Grande a lungomare o inoltrandosi fra i vialetti della Villa Peripato o del parco Cimino, da qualche tempo rimesso in sesto. Affollati anche i vicoli della Città vecchia, con le visite guidate agli ipogei e alle chiese, e al pittoresco mercato del pesce alla Marina di via Garibaldi.

Domani, martedì, il ritorno ai luoghi di studio e di lavoro dei tarantini fuori sede, con nel cuore il ricordo di una città, la nostra, spesso matrigna, ma tanto, tanto, tanto cara.

Buon viaggio, au revoir, ci rivediamo quest’estate, a Dio piacendo.

CONDIVIDI

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO