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Ieri mattina una delegazione del Comitato No polverino Ilva e del Comitato No Pua ha incontrato l’ammiraglio Nunzio Martello, commissario straordinario dell’Autorità portuale di Catania. In occasione dell’incontro, gli attivisti dei comitati hanno avanzato precise richieste di chiarimento su molteplici aspetti e criticità della vicenda relativa al trasferimento in Sicilia del polverino dell’Ilva di Taranto, che è transitato nei mesi scorsi proprio attraverso il porto di Catania, per poi raggiungere su strada la discarica Cisma di Melilli.
L’ammiraglio Martello ha dichiarato che il traffico di rifiuti verso Catania è attualmente fermo, anche se ad attestarlo non vi è nessuna comunicazione scritta pervenuta dal ministero dell’Ambiente, al di là delle note apparse sulla stampa. Al centro del confronto con l’Autorità portuale sono state, soprattutto, le gravi irregolarità nelle modalità di trasporto riscontrate direttamente dagli attivisti la notte del 14 dicembre, durante la protesta e il blocco temporaneo dei camion all’uscita dello scalo commerciale etneo.
Di fronte alle inequivocabili immagini dei cumuli di polverino depositati sulle sponde esterne dei camion, lo stesso Martello ha riconosciuto l’anomalia dell’operazione come un fatto “oggettivo”, facendo intendere che apposite indagini giudiziarie sarebbero in corso. Nel dare sentore di ciò, tuttavia, il commissario ha più volte assicurato che, in base agli accertamenti fatti, il trasporto sulla nave Eurocargo Livorno è avvenuto rispettando le relative norme di sicurezza, così come i camion sono risultati idonei. Dalla Capitaneria di porto di Catania, nel frattempo, viene riferito che a curare la logistica dell’intera operazione è stata la Paradivi Servizi, società di proprietà della stessa famiglia Paratore che detiene il controllo della Cisma di Melilli. Solo in alcuni casi, invece, il trasporto è stato effettuato dalla società Trans Isole di Angri, in provincia di Salerno. Come è noto, essendo il polverino d’altoforno classificato come ‘rifiuto speciale’, la normativa di settore impone specifici accorgimenti per il suo trasporto. Perché, che proceda a bordo dei camion o in nave, per utilizzare le parole dell’ammiraglio Martello, “il rifiuto non deve essere disperso”. Ossia, l’esatto contrario di ciò che è avvenuto durante il trasporto del 14 dicembre. A meno che non si voglia sostenere che disperdere un rifiuto speciale dai camion durante il trasporto sia una prassi regolare, la situazione è in sé inaccettabile. E se ciò è potuto accadere, è evidente che a monte si è verificata una falla nei controlli di sicurezza. Sia nel porto di partenza (Taranto) che in quello di arrivo (Catania). Controlli che, nello specifico, competono alla Dogana, essendo il polverino d’altoforno considerato alla stregua di qualunque altra merce ordinaria (dalle distinte di carico, infatti, non risulta la denominazione di “polverino d’altoforno”). Fermo restando che all’autorità portuale rimane la più complessiva vigilanza su ogni attività od operazione che si svolga all’interno del porto; perché se è vero, come sottolinea l’ammiraglio, che la legge non impone “controlli particolari” per il transito del polverino negli scali marittimi, sarebbe in ogni caso preoccupante se non venisse garantito nemmeno un controllo generale, minimo, ma comunque sufficiente a evitare un’irregolarità così grossolana come quella accaduta e documentata il mese scorso. In tal caso, si tratterebbe di un episodio potenzialmente destinato a ripetersi. Con buona pace delle rassicurazioni istituzionali.
In definitiva, nonostante la disponibilità dimostrata dal commissario straordinario Martello, le nebbie che avvolgono gli aspetti centrali di questa vicenda faticano a dipanarsi. Il polverino, dice il ministro Galletti, non arriva più in Sicilia. Ma dove è diretto adesso? Quale regione d’Italia o d’Europa è stata individuata come nuova pattumiera? E cosa ne sarà del polverino nel frattempo giacente qui a Melilli? Su queste domande il governo Gentiloni-Renzi continua a tacere, mentre in compenso il ministero dell’Ambiente ha tenuto a ribadire che la “temporanea” operazione polverino è “comunque avvenuta in piena sicurezza e trasparenza”.

A dispetto dei proclami istituzionali, la mobilitazione in Sicilia prosegue con prossime iniziative in programma. L’appuntamento è a Siracusa per lunedì 23 gennaio, ore 20, presso i locali della Chiesa San Paolo Apostolo in Ortigia.

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