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E’ tornato a riunirsi oggi, come previsto, il Comitato Portuale convocato dall’Authority di Taranto. Motivo della convocazione, l’approvazione tramite delibera della nascita dell’Agenzia nazionale per la fornitura di lavoro in ambito portuale demaniale. Un passaggio fondamentale ed inevitabile perché attualmente l’Autorità Portuale di Taranto non può costituire, perché non previsto dalla legge, autonomamente tale agenzia. Tanto è vero che la delibera approvata in data odierna serve proprio per agire in deroga alla legge approvata dal governo per la nascita della suddetta agenzia. E consentire così all’Authority tarantina di gestire per i prossimi tre anni gli oltre 500 lavoratori in uscita dalla ex TCT (Taranto Container Terminal).

(leggi qui http://www.corriereditaranto.it/2017/01/05/porto-di-taranto-il-10-gennaio-via-libera-allagenzia-del-lavoro/)

Intanto, la riunione odierna del comitato è servita anche per fare il punto sulla situazione dei lavori al porto, come dichiara il segretario generale della Filt Cgil Oronzio Fiorino. Per quanto riguarda la banchina del Molo Polisettorialetra la fine di marzo e l’inizio di aprile saranno consegnati gli ultimi 600 metri“; nello stesso periodo “sempre entro la fine di marzo, sarà terminata anche la Strada dei Moli” (la strada dei moli e impianti prevede il collegamento organico ed efficiente di tutti i moli del porto di Taranto e il miglioramento dei collegamenti con la rete stradale nazionale. È inoltre prevista la realizzazione delle reti idriche, fognanti, collettamento acque di pioggia, acqua industriale, illuminazione pubblica, alimentazione principale elettrica, predisposizione telefonica e telematica); questa settimana invece, “precisamente venerdì, saranno finalmente assegnati i lavori per la Vasca di Colmata” (La Vasca di Contenimento dei Fanghi è stata prevista per accogliere i fanghi provenienti dai dragaggi del IV Sporgente e della Darsena Ovest; essa sarà realizzata nel bacino esterno del porto, fuori rada, in uno specchio acqueo ad Ovest di Punta Rondinella. La vasca avrà una superficie di circa 270.000 m2 ed una capacità volumetrica complessiva pari a circa 1.415.000 m3 con quota massima di riempimento +3.50 m s.l.m.m. Per la sua realizzazione è prevista la costruzione di una diga a scogliera con uno sviluppo di circa 770 m, che “chiude” parzialmente l’insenatura compresa tra il limite della colmata Belleli e Punta della Rondinella. Nel mese di novembre 2013 è stata completata l’esecuzione dell’opera provvisionale costituita da micro-pali previsti da realizzarsi nella punta estrema Sud-Est dello Yard ex Belleli); per quanto riguarda invece la Stazione Torpedinierea breve sarà firmato un accordo di programma tra la Marina Militare, Autorità Portuale e ministeri interessati per deciderne il futuro“.

Infine, uno sguardo ai futuri traffici commerciali. “Gli interessi internazionali ci sono e continuano ad esserci – commenta Fiorino -. Ma come è ovvio che sia gli operatori in questione dei cui nomi non siamo ancora a conoscenza, si faranno vivi soltanto una volta terminati i lavori: ma siamo speranzosi e fiduciosi“.

Il porto di Taranto nell’affaire di spionaggio 

Infine una nota di colore. Il caso dei due fratelli Giulio e Francesca Occhionero, i due presunti hacker arrestati in un blitz della polizia con l’accusa di spionaggio e dossieraggio a carico di personaggi di spicco della politica italiana, coinvolge anche il porto di Taranto. Il particolare emerge dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Roma su richiesta della Procura.

Tra le categorie ‘Nick‘ più significative all’interno del database nelle mani dei due arrestati per cyberspionaggio ce ne sono quattro. Una, di nome ‘Tabù‘, raggruppa diversi account e password con dominio port.taranto.it. Secondo quanto ipotizzato dal gip, i due fratelli, attraverso la società Westlands Securities – registrata a Malta nel 1998 e che fornisce consulenze finanziarie ad istituzioni bancarie – hanno “fornito consulenza al governo statunitense in un’operazione commerciale per la costruzione di infrastrutture nel porto di Taranto“. Per cosa? Secondo l’indagine si tratterebbe di un affare da circa 800 milioni di euro che, alla fine, non è mai stato realizzato: l’idea era di costruire un terminal container e un centro agro-alimentare polifunzionale. Nel progetto erano previsti anche 2.500 posti di lavoro. Secondo quanto trovato nel profilo di Linkedin di Giulio Occhionero, lo stesso sosteneva che l’investimento fosse “seguito da vicino dall’ambasciata Usa a Roma“, sottolineando la firma di due accordi di finanziamento. Il tutto però è rimasto solo sulla carta.

Ma resta comunque un fatto che il sito del porto di Taranto sia stato hackerato, che diversi domini e account e password siano stati controllati per diverso tempo, e che addirittura il governo degli Stati Uniti fosse interessato allo scalo tarantino. A dimostrazione, ancora una volta, di quante potenzialità avrebbe potuto esprimere negli anni il porto e la retroportualità. Ieri come oggi. Auguri.

(leggi qui tutte le notizie sul porto http://www.corriereditaranto.it/?s=porto)

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Gianmario Leone
Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni giornalista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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