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La Regione Puglia si accinge a richiedere lo stato di crisi e di emergenza sul territorio regionale, ai sensi della LR 7/2014. Intanto Coldiretti lancia l’allarme speculazioni sui costi dei prodotti orticoli: “Con i prezzi degli ortaggi che aumentano in media del 200% dal campo alla tavola è allarme speculazioni a causa del maltempo”

L’emergenza maltempo dovrebbe attenuarsi nelle prossime ore ma le previsioni più a lungo raggio non sembrerebbero incoraggianti (il condizionale è d’obbligo, visto che una nuova perturbazione d’aria gelida, proveniente dalla Scandinavia, dopo aver investito nei giorni scorsi l’Europa centrale con ingenti danni, ha fatto irruzione nel nord Italia e dovrebbe scendere progressivamente al Sud Italia, rinvigorendo la corrente depressionaria di aria fredda che staziona nel Mediterraneo da giorni). Temperature rigide e precipitazioni nevose che persistono da giorni ed alle quali il Sud Italia non era certamente abituato (salvo per le località di montagna dell’Appennino). In questo contesto, la regione maggiormente colpita risulta essere proprio al Puglia, evidenziando degli evidenti limiti nel fronteggiare questo genere di emergenze.

In questi giorni si sono rincorsi appelli, comunicati, bollettini da parte non solo delle agenzie di stampa e di quelle meteorologiche, ma anche delle associazioni di categoria del comparto agricolo. Queste ultime (CIA, Confagricoltura, Coldiretti) hanno sin dalle prime ore evidenziato gli ingenti danni alle colture, con i tendoni delle coltivazioni di viti, lungo l’arco ionico della provincia di Taranto, collassati sotto il peso della neve, ed intere coltivazioni di ortaggi andate distrutte. Ad emergenza meteo non ancora terminata si contano già i danni, non solo per quanto concerne le colture, ma anche le serre danneggiate o distrutte, collegamenti elettrici saltati, strade provinciali rese impraticabili dalla neve e dal ghiaccio, le condutture idriche gelate e rese inutilizzabili, animali morti ed interi raccolti andati perduti.

Gli stessi rappresentanti delle organizzazioni di categoria degli agricoltori si sono mostrati disponibili a mettere a disposizione dei comuni interessati dal maltempo i propri mezzi agricoli per agevolare la pulizia delle strade, provinciali e cittadine, liberandole così dalla neve. Alcune amministrazioni comunali, come ad esempio il Comune di Taranto e di Statte, hanno provveduto a cospargere di sale, con gli appositi mezzi spargisale, alcune vie cittadine per evitare che la neve, depositandosi, si trasformasse in una patin di ghiaccio rischiosissimo per il traffico urbano. Tali azioni, però, hanno riguardato solo alcune arterie stradali ed in molti comuni della provincia di Taranto, soprattutto nel versante occidentale, ciò non è stato reso possibile  a causa dell’enorme quantitativo di neve caduta (in alcuni comuni, come Castellaneta, Ginosa e Laterza, si sono depositati oltre 2 metri di neve).

In virtù di questo scenario critico la richiesta, da parte delle associazioni di categoria, dello stato di calamità naturale è riconducibile ad un comparto, quello agricolo pugliese, messo in ginocchio da questa emergenza climatica. Lo dimostra il crollo del 70% delle consegne agricole da parte dei fornitori orticoli della Puglia.

Al danno, ad oggi incalcolabile per le regioni coinvolte da questa ondata di gelo, si aggiunge la beffa del possibile rischio speculazioni sui costi dei prodotti orticoli. L’allarme è lanciato dalla Coldiretti, la principale organizzazione nazionale di categoria degli imprenditori agricoli.

«Con i prezzi degli ortaggi che aumentano in media del 200% dal campo alla tavola – recita il comunicato della Coldiretti – è allarme speculazioni a causa del maltempo che ha colpito le regioni del Mezzogiorno dalle quali provengono gran parte delle produzioni orticole Made in Italy che finiscono sugli scaffali. E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti sugli effetti del gelo e della neve che hanno provocato nei campi danni incalcolabili al momento per il nuovo aggravarsi della situazione. Dalla Puglia alla Basilicata, dalle Marche al Lazio, dall’Abruzzo al Molise, dalla Sicilia alla Calabria sono salite oggi a decine di migliaia le aziende agricole che hanno perso le produzioni di ortaggi invernali prossimi alla raccolta, dai carciofi alle rape, dai cavolfiori alle cicorie, dai finocchi alle scarole, per effetto del gelo che ha bruciato le piantine ma anche – sottolinea la Coldiretti – gravi i danni si sono verificati sugli agrumeti così come per i vigneti di uva da tavola che hanno ceduto sotto il peso della neve».

Come dicevamo in premessa, gli ingenti danni non riguardano solo le colture. «Oltre alle verdure pronte per la raccolta, si contano – continua la Coldiretti – serre danneggiate o distrutte sotto il peso della neve, animali morti, dispersi e senz’acqua perché sono gelate le condutture, ma anche aziende e stalle isolate che non riescono a consegnare il latte quotidiano e le verdure. Il risultato – precisa la Coldiretti – è che sono crollate del 70% le consegne dalla Puglia di ortaggi sia perché bruciati in campo sia perché i mezzi non possono ancora circolare liberamente per rifornire adeguatamente i mercati lungo tutta la Penisola. Alcune referenze – riferisce la Coldiretti – non sono più presenti nei banchi dei mercati all’ingrosso e in quelli del dettaglio mentre per altre le disponibilità sono ridotte ai minimi termini, dai finocchi ai carciofi, dai cavoli alle zucchine con inevitabili riflessi sui prezzi. Secondo le rilevazioni del Centro ortofrutticolo di Roma tra gli aumenti più pesanti rispetto alla stessa settimana dello scorso anno spiccano il +350% delle bietole, il +233% dei cipollotti, il +225% degli spinaci, il +170% della lattuga, il 157% delle zucche, il 150% dei cavoli.

In conseguenza del previsto caro a causa delle speculazioni sui prezzi che inevitabilmente ci saranno, Coldiretti specifica nella nota quali prodotti orto-frutticoli sono stati già raccolti e che, quindi, non sono stati interessati dagli effetti negativi di questa emergenza maltempo.

«Alcuni prodotti però – avverte la Coldiretti – sono già raccolti da tempo come mele, pere e kiwi e non sono dunque giustificabili eventuali rincari mentre rialzi alla produzione dovuti all’aumento dei costi di riscaldamento delle serre o alla ridotta disponibilità di alcuni prodotti orticoli danneggiati dalle gelate non possono essere un alibi per speculazioni che danneggiano i produttori agricoli e i consumatori. Occorre anche evitare che vengano spacciati prodotti stranieri come nazionali per giustificare aumenti non dovuti”.

 In ragione di tali trappole del mercato in agguato ed al fine di poter effettuare acquisti di qualità al giusto prezzo, “la Coldiretti ha elaborato un vademecum per la frutta e verdura – conclude la nota –che consiglia di verificare l’origine nazionale per essere sicuri della stagionalità, di preferire le produzioni locali che non sono soggette a lunghi trasporto e privilegiare gli acquisti diretti dagli agricoltori” (fonte: Adnkronos).

Per quanto concerne l’emergenza climatica in corso, è notizia di ieri la costituzione di un’unità di crisi presso  la Sala operativa della Protezione Civile regionale a San Teramo in Colle. Nella nota stampa di Press Regione, l’agenzia di stampa della Regione Puglia, si specifica che “è imminente la dichiarazione dello stato di crisi e di emergenza sul territorio regionale – conclude la nota – ai sensi della LR 7/2014, in considerazione della durata e della estensione territoriale interessata dalle avverse condizioni meteorologiche”.

La medesima dichiarazione è in conseguenza di quanto in precedenza dichiarato, ieri, dal ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, affermando che, come Ministero, “siamo pronti a dichiarare lo stato di calamità appena arriverà richiesta dalle Regioni interessate”.

Lo stato di calamità, come anticipato dal ministro, molto probabilmente verrà riconosciuto alle regioni maggiormente colpite da questa emergenza, ovvero l’intero Mezzogiorno d’Italia.

A tal proposito, alcune domande, nonché riflessioni, andrebbero poste a margine di quanto esposto. Ci domandiamo: si è fatto abbastanza in termini di prevenzione e di predisposizione delle misure di emergenza volte a contrastare questa anomala ondata di maltempo? Poiché se la risposta all’emergenza sono state celeri, in termini di interventi predisposti dalla protezione Civile in sinergia con la regione Puglia ed i singoli comuni nonché di assistenza medico-sanitaria, la stessa cosa non si può dire per quanto riguarda l’organizzazione, anzitempo, di un piano di emergenza su larga scala. Delle regioni del Sud Italia, infatti, la Puglia si è dimostrata essere la più impreparata e la più fragile dinanzi alle intemperie del freddo e della neve.

Evidentemente, si sarebbe potuto fare molto di più, in termini di prevenzione del rischio connesso all’emergenza maltempo. Ciò visto che la stessa è stata prevista con ampio margine e considerato che i meteorologi avevano già allarmato l’opinione pubblica sui rischi che avrebbe potuto comportare quello che è stato battezzato, in conseguenza del suo arrivo in Italia il 6 gennaio, come il “Burian dell’Epifania”, in riferimento all’omonimo vento gelido proveniente dalla Siberia.

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Emanuele Spataro
"Nothing is real and nothing to get hung"...

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