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C’è mobilitazione in città per i clochard che in questi giorni di freddo intenso dormono all’addiaccio, specialmente alla stazione. Com’è noto l’Abfo, che si avvale della preziosa collaborazione di don Francesco Mitidieri, sta lanciando ripetuti appelli per la segnalazione di quanti vivono in queste condizioni, al fine di rintracciarli e ospitarli nella propria struttura, al quartiere Salinella, pur con problemi di disponibilità di spazi.

Ma pur con queste condizioni proibitive, con il termometro che puntualmente nelle ore notturne (e non solo) scende sotto zero, c’è chi si ostina a rimanere in quelle condizioni, sia pure con le coperte e dai generi di conforto forniti dai volontari. Si tratta di sette-otto persone in tutto, riferisce Andrea Occhinegro, dell’Abfo. C’è chi motiva tale scelta sia nel rifiuto di sottostare a un minimo di regole nell’interesse della convivenza comune, sia in ulteriore gesto di ribellione alla vita (o contro se stessi, per certe scelte fatte nel passato), lasciandosi così andare fino alle estreme conseguenze, che ci auguriamo non accadano mai.

È il caso, per esempio, di Cosimo, il barbone che ogni giorno si trascina in condizioni penose nelle vie attorno alla concattedrale. Anche lui ha fatto la scelta di non farsi aiutare da nessuno, dormendo sotto i portici vicino alla Posta, al riparo delle coperte donate da benefattori. Va avanti con le elemosine chieste per strada oppure durante le messe in concattedrale, che in gran parte si trasformano in bottiglie di birra. E quando l’ubriachezza lo coglie, si stende a terra dove capita e spesso è necessario l’intervento di un’ambulanza. Ma Cosimo non è persona cattiva, quando è in stato di lucidità non rifiuta l’aiuto a nessuno. Lo abbiamo visto anche in soccorso ad automobilisti in panne, dando preziosi consigli per rimettere in sesto il motore, segno di una certa competenza in materia. Dicono che facesse il camionista e che litigi in famiglie per motivi di eredità lo abbiano fatto precipitare nel tunnel dell’autodistruzione. Per qualche tempo Cosimo ha vissuto in una stanza concessagli in concattedrale, con dei volontari che quotidianamente si occupavano della sua pulizia personale. Ma taluni comportamenti pericolosi per quanti gli erano attorno e il rifiuto di continuare a farsi aiutare hanno indotto a lasciarlo in libertà. I medici del ‘Santissima Annunziata’ che spesso hanno cercato di rimetterlo in sesto hanno dovuto alzare le braccia davanti al suo rifiuto e alla conseguente richiesta di dimissioni. Avrebbe necessità di essere ospitato in strutture idonee ma lui, più volte sollecitato, oppone un netto rifiuto.

Peccato, meriterebbe di ritornare alla sua antica dignità e di ottenere un’ulteriore chance di vita: sarebbe una vittoria non solo per lui ma per quanti cercano, in ogni modo, di fargli sentire un po’ di calore umano.

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