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Al termine dell’udienza odierna, che ha seguito quella svolta ieri nell’aula Alessandrini del tribunale di Taranto, è stato aggiornato a mercoledì prossimo, 12 ottobre, il processo ‘Ambiente Svenduto‘ per il presunto disastro ambientale causato dall’Ilva. Dove proseguiranno le eccezioni preliminari – dopo le richieste di trasferire il processo a Potenza e di annullare il decreto che dispone il giudizio relativo al replay dell’udienza preliminare – con gli interventi degli avvocati Pasquale Annicchiarico e Giandomenico Caiazza per conto delle società Riva Fire e Riva Forni Elettrici ed altri imputati.

Nel corso dell’udienza odierna, l’avvocato Nicola Marseglia, difensore di Fabio Riva, ha chiesto la nullità dell’ordinanza del Gup De Simone del 5 febbraio scorso, in quanto ritenuta “lesiva dei diritti di difesa dell’imputato“, che non sarebbe stato messo nelle condizioni di esercitare alcuni diritti difensivi tra cui dichiarazioni spontanee e richiesta di riti alternativi. Sulla stessa lunghezza d’onda l’avvocato Luca Perrone, co-difensore di Fabio Riva, il quale ha sostenuto l’inutilizzabilità soggettiva delle perizie epidemiologica e chimica, che sono alla base del sequestro senza facoltà d’uso degli impianti Ilva del 26 luglio 2012, nei confronti dello stesso ex vicepresidente di Riva Fire, perché l’imputato – ha affermato quest’oggi in aula il legale – non ha “mai partecipato, né personalmente né per mezzo del proprio difensore, all’assunzione delle prove acquisite con l’incidente probatorio, negando inoltre il consenso all’acquisizione di una serie di atti nel fascicolo per il dibattimento“. Anche l’avvocato Gaetano Melucci, difensore del gruppo dei cinque “fiduciari” della famiglia Riva proprietaria dell’Ilva, ha chiesto l’inutilizzabilità dell’incidente probatorio nei confronti dei suoi assistiti, i quali, benché fossero “già individuabili alla luce delle indagini in corso, non sono stati messi in condizione – ha osservato – di partecipare alla formazione della prova“.

Altre eccezioni preliminari del collegio difensivo presentate oggi, hanno riguardato alcuni legali che si sono associati alla richiesta avanzata ieri dall’avv. Francesco Centonze – che assiste due capi area del siderurgico – di trasferire il processo a Potenza sul presupposto che anche i magistrati residenti a Taranto sono potenziali parti lese in relazione al danno ambientale e sanitario. L’avv. Luca Sirotti, difensore di Caterina Vittoria Romeo, ex responsabile della segretaria romana della famiglia Riva, ha reiterato l’eccezione di incompetenza territoriale, sostenendo la tesi che il giudice naturale è quello del luogo della commissione del presunto reato. L’avvocato Vancheri invece, per conto di Dario Ticali, ex presidente della commissione ministeriale IPPC che rilasciò la prima autorizzazione integrata ambientale (AIA) all’Ilva il 4 agosto 2011, ha chiesto la modifica del capo d’imputazione e si è associato alle eccezioni di nullità e di trasferimento del processo a Potenza avanzata dagli altri colleghi. L’avv. Leonardo Lanucara, difensore di Salvatore De Felice, ex capo dell’area Altiforni ed ex direttore dello stabilimento di Taranto, ha eccepito tutta una serie di questioni, a partire anch’egli dalla esclusione o dall’inutilizzabilità dell’incidente probatorio per la mancata partecipazione del suo assistito al contraddittorio.

Infine, l’avv. Vincenzo Vozza, che difende l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, ha eccepito l’inutilizzabilità dei prelievi e dei campionamenti effettuati da Arpa Puglia e Asl di Taranto successivamente al maggio 2007, in quanto eseguiti “in violazione – ha affermato il legale – delle garanzie difensive, poiché le parti e i rispettivi difensori non state messi in condizione di partecipare a tali attività di prelievo e di campionamento“.

La Corte d’Assise ora raccoglierà tutte le eccezioni per poi esprimersi con una ordinanza. Ora, il rischio vero, a parte uno spostamento del processo a Potenza che appare al momento improbabile (visto che già a luglio un’eccezione simile venne rigettata dalla corte), è quello di un nuovo stop al processo con il rischio di ripartire ancora una volta (quasi) da zero facendo avvicinare inesorabilmente l’ombra della prescrizione. Con il concreto rischio di non ottenere alcun risarcimento danni (cosa che peraltro chissà se avverrà mai a prescindere da dove si svolgerà il processo). Del resto, è assolutamente scontato, da anni e non certo da oggi, che la vecchia Ilva con tutti i suoi debiti e le sue tantissime richieste di risarcimento danni finirà in una bad company. Dove rischiano di restare tutti i sogni di giustizia di quanti hanno deciso di seguire la strada della parte civile in quello che viene considerato il più grande processo della storia ambientale del nostro paese. Ipotesi che su queste colonne e non solo abbiamo più volte, ahinoi, evidenziato.

(leggi qui tutti gli articoli sul processo ‘Ambiente Svenduto’ http://www.corriereditaranto.it/?s=ambiente+svenduto)

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Gianmario Leone

Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano “TarantoOggi” nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de “Il Manifesto” e del sito “Siderweb”, collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come ‘Nota Bene’ e ‘LiberaMente’ ed è un’opinionista di “Radio Onda Rossa” e “Radio Onda d’urto”. Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l’agenzia di stampa “Italiamedia”. Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio ‘Buongiorno Taranto’ e al docufilm ‘The italian dust’. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, “per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città”. Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel “Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta”, indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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