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In occasione della visita della Commissione d’inchiesta sul sistema di accoglienza sul fenomeno migratorio che è oggi a Taranto e in seguito all’allarme lanciato della Dda di Bari sulla presenza di tre presunti terroristi ospitati all’interno del Cara (Centri di accoglienza richiedenti asilo) le misure di sicurezza all’hotspot di Taranto sono state rafforzate. La Commissione d’inchiesta sul sistema di accoglienza, identificazione e sul fenomeno migratorio presieduta da Federico Gelli (Pd) ha visitato stamane l’hotspot di Taranto, che è stato aperto lo scorso 29 febbraio, e ha ascoltato i referenti della struttura coordinati dal comandante della Polizia locale Michele Matichecchia. In Prefettura sono previste invece le audizioni del prefetto, del questore, del sindaco, del procuratore, del presidente della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale e del presidente dell’Associazione ‘Noi e Voi’.

(seguono aggiornamenti)

«La gestione dell’hotspot di Taranto non presenta particolari criticità, ma bisogna fare in modo che questi centri svolgano il loro ruolo di identificazione, fotosegnalazione e smistamento e non si trasformino in centri di permanenza». Lo ha detto Federico Gelli (Pd), presidente della Commissione d’inchiesta sui migranti, dopo la visita alla struttura hotspot di Taranto e le audizioni in prefettura del prefetto, del questore, del sindaco, del procuratore della Repubblica, del presidente della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale e del presidente dell’associazione ‘Noi e Voì. Per l’ultimo flusso di migranti eritrei soggetti a ‘ricollocazione europea, arrivati nel capoluogo ionico il 6 maggio scorso, la permanenza si è protratta oltre le 72 ore previste perché devono essere ricollocati al Cara (Centro di accoglienza richiedenti asilo) di Bari e non ci sono ancora posti disponibili. «Questo – ha detto Gelli – può diventare un problema perche sono centri non attrezzati per altri scopi ed è una delle questioni che esporremo al governo nella relazione che consegneremo entro l’estate. Tutta la filiera, ovviamente, deve funzionare. Per il resto possiamo dire che l’hotspot di Taranto svolge il suo ruolo bene. È gestito dal Comune, ed è una situazione anomala ma positiva, con il coordinamento della Prefettura e il supporto delle associazioni di volontariato. Dal giorno del primo arrivo di migranti all’hotspot di Taranto, il 17 marzo scorso, ne sono arrivati 2.381. Coloro che hanno chiesto asilo e protezione internazionale sono stati smistati nei centri Cara e Cas (Centri di accoglienza straordinaria)».

«Quello dei respingimenti è un problema serio, il problema più importante che riguarda la gestione dei flussi migratori. Non possiamo nasconderlo», ha proseguito Gelli rispondendo all’ANSA. Proprio a Taranto si erano verificati dei problemi, il 30 marzo scorso, dopo i provvedimenti emessi dalla Questura nei confronti di 258 migranti invitati a lasciare entro 7 giorni il territorio nazionale ma impossibilitati a farlo perché senza denaro. «È – ha aggiunto Gelli – il problema più delicato. Occorre che in tempi brevi venga accettato il piano italiano perché la questione non si risolve solo con accordi bilaterali. Parliamo dei migranti che non fuggono dalle guerre e magari cercano lavoro ma il nostro paese non è in grado di accoglierli».

 

 

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Redazione
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